Libia: al-Serraj e Saleh annunciano il cessate il fuoco, nuove elezioni a marzo

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Dopo quasi 17 mesi di guerra, il 21 agosto scorso il capo del Consiglio presidenziale libico Fayez al-Serraj e il Presidente della Camera dei rappresentanti Aguila Saleh hanno annunciato la sospensione delle ostilità con un cessate-il-fuoco su tutto il territorio libico. La svolta è arrivata “alla luce della situazione attuale e dell’emergenza coronavirus”, precisando che “la tregua impone anche la demilitarizzazione di Sirte e Jufra”, come proposto recentemente dal governo di Washington.

Al Serraj si è però spinto oltre, annunciando elezioni presidenziali e parlamentari entro marzo “sulla base di un’adeguata base costituzionale su cui le due parti concordano”. In un comunicato distinto, il Presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh – ritenuto braccio politico e burocratico del maresciallo Khalifa Haftar – ha chiesto “a tutte le parti di osservare il cessate-il-fuoco immediato [..], così da “sbarrare la strada a qualsiasi intervento militare straniero, [..] con il conseguente allontanamento dei mercenari e lo smantellamento delle milizie, ripristinando la piena sovranità nazionale“. Inoltre, Saleh ha suggerito l’istituzione di una forza di polizia ufficiale nelle varie regioni, in preparazione all’unificazione delle istituzioni statali, in attesa dell’ultimazione dei lavori della Commissione militare 5+5 sotto l’egida delle Nazioni Unite.

L’annuncio ha raccolto l’immediato sostegno di numerosi attori internazionali, a partire dalla missione dell’ONU in Libia, Unsmil, che ha chiesto “l’immediata esecuzione della coraggiose scelte attuate“. Anche l’Italia, che ha sostenuto in maniera costante e attiva gli sforzi dell’ONU nel quadro del processo di Berlino assieme ai principali partner UE, ha accolto con favore i comunicati emessi, dichiarando con un comunicato della Fernesina, che l’Italia “continuerà a svolgere il suo ruolo attivo di facilitazione per una soluzione politica alla crisi libica, esortando tutte le parti interessate a dare un seguito rapido e fattivo al percorso delineato nei comunicati del Consiglio Presidenziale e dalla Camera dei Rappresentanti“. L’iniziativa ha ricevuto il plauso anche del presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, principale sponsor del generale Khalifa Haftar.

Per quanto ci siano buone ragioni per sperare che la tregua sia duratura, l’apparente distensione tra le parti in conflitto non implica che si vada verso una soluzione politica della crisi libica, né tantomeno verso una riunificazione ed una effettiva pacificazione nei prossimi mesi, in ragione delle numerose divergenze tra i due contendenti. L’appello del Capo del Consiglio presidenziale di Tripoli allo svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari entro marzo, ad esempio, è assente nel comunicato di Saleh, che, al contrario, insiste nel portare avanti la Dichiarazione del Cairo, che prevede un nuovo Consiglio presidenziale “ristretto” con tre membri in rappresentanza di Tripolitania, Fezzan e Cirenaica. La possibilità di indire nuove elezioni non è quindi menzionata, anche perché queste porterebbero al superamento del parlamento di Tobruk in carica dal 2014. Un altro punto di contrasto è inoltre la proposta di Saleh di insediare il nuovo organo legislativo nella città di Sirte, attuale linea del fronte, possibilità che porterebbe alla fine dell’esecutivo di al-Serraj, nato con gli accordi di Shkirat del 2015.

Nei prossimi mesi sarà necessario monitorare e se e come le autorità di Tripoli e Tobruk riusciranno a rendere effettiva la tregua a cui si è giunti, convincendo le milizie a consegnare le armi per formare un esercito e delle forze di polizia unificate, primo passo per avviare un efficace processo di stabilizzazione all’interno del Paese.

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