Gli ultimi sviluppi in Bielorussia: proteste nelle città e sanzioni da parte dell’UE

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Non si fermano le proteste in Bielorussia: dopo due settimane dal giorno delle elezioni, continuano ed aumentano sempre più le proteste a Minsk, e in tutto il paese, contro Lukashenko e a favore dell’opposizione e della democrazia. Si tratta delle proteste più partecipate nella storia della Bielorussia, nonostante le ripetute violenze della polizia contro i manifestanti, e si svolgono sotto gli occhi di tutta Europa, che guarda preoccupata al destino del paese e agisce a tutela dei diritti e della democrazia. I leader europei si sono riuniti ben due volte nell’arco di pochi giorni: il 14 agosto c’è stata la riunione dei Ministri degli Esteri dell’Unione europea, i quali hanno affermato di non riconoscere il risultato delle elezioni e di voler sanzionare i responsabili delle violenze e delle repressioni, mentre il 19 agosto si sono incontrati virtualmente in sede di Consiglio europeo i capi di Stato e di Governo.

Continuano le proteste nel Paese

Lukashenko, l’ultimo dittatore d’Europa, non si è mai trovato a dover affrontare proteste del genere: si tratta delle manifestazioni più partecipate nella storia del governo, quasi ininterrotte dal 9 agosto, giorno delle elezioni presidenziali, e duramente represse. L’accusa principale che inizialmente è stata mossa al Presidente in carica è quella di aver manipolato il voto delle elezioni ed essersi proclamato vincitore. Tuttavia, con le dure reazioni che la polizia ha avuto alle proteste, gli arresti compiuti e le torture eseguite, le manifestazioni sono senz’altro diventate motivo di opposizione non solo alle elezioni ma all’intero operato del presidente, del governo e delle forze in carica. Al contrario di quanto si possa pensare vedendo la reazione della polizia, le proteste e le manifestazioni sono state pacifiche ed hanno coinvolto l’intera popolazione. Merita l’attenzione, in particolare, la protesta delle donne in bianco: una catena umana lunga chilometri formata da donne vestite di bianco, il colore che ricorda la pulizia e l’onestà, ha avuto luogo nel centro di Minsk con l’obiettivo di far sentire la propria voce e far vedere le proprie intenzioni. Alle donne, che con fiori in mano avevano iniziato questa nuova forma di protesta il 12 agosto, si sono uniti poi anche gli uomini. La manifestazione più grande è senz’altro quella del 16 agosto, il settimo giorno di protesta di fila e la più partecipata nella storia, con una stima di circa 200.000 persone nel centro della città. Una delle tre donne all’opposizione, Maria Kolesnikova, peraltro l’unica ad essere rimasta a Minsk, in quanto anche la seconda è fuggita all’estero, ha commentato affermando “Per la prima volta in 26 anni sembra di vivere in un paese europeo. Più insistiamo con le proteste e prima avverrà il cambiamento”. Probabilmente per l’ampia partecipazione, quella di domenica è stata una protesta non interrotta dalla polizia, ma anzi c’è stato anche il sostegno di alcuni ex soldati del paese che hanno gettato la loro divisa. Il presidente bielorusso, oltre alle manifestazioni di piazza, è stato contestato anche nei luoghi di lavoro, in particolare in una fabbrica nella quale si è recato a far visita e nella televisione di Stato, fondamentale per la propaganda governativa.

Il Presidente Lukashenko ha avuto anche una manifestazione a favore: più piccola e con la partecipazione di diversi dipendenti statali, insieme ai suoi sostenitori, nella quale ha sostenuto di nuovo che alla base delle proteste contro di lui ci sono i paesi occidentali, i quali hanno l’obiettivo di rovesciare il governo. Lukashenko, in risposta, ha schierato le truppe al confine e si è garantito l’appoggio del presidente russo Putin, che gli ha garantito sostegno militare nel caso fosse necessario.

Il vertice dei ministri degli esteri dell’UE

L’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha convocato venerdì 14 agosto una videoconferenza con i ministri degli affari esteri dei 27 Stati membri dell’UE proprio per parlare di Bielorussia. I ministri hanno ripetuto il loro invito alle autorità bielorusse a porre fine alla violenza definita “sproporzionata e inaccettabile” contro i manifestanti, che sono invece pacifici, ed hanno richiesto anche di rilasciare tutte le persone detenute illegalmente, oggetto di “trattamenti inumani”. I ministri considerano le elezioni “né libere né eque”, dunque si ritiene che siano state falsificate e non si accettano i risultati. Pertanto, si presenterà alle autorità bielorusse una proposta di sostegno dell’UE per istituire e facilitare un dialogo tra autorità politiche, opposizione e società. Inoltre, è stata rinvenuta la necessità di sanzionare i responsabili della violenza, della repressione e della falsificazione dei risultati elettorali, dando inizio al lavoro sugli elenchi per quanto riguarda le persone da sanzionare.

Il Consiglio europeo

Il 19 agosto, i capi di Stato o di Governo dei 27 paesi membri dell’UE si sono riuniti virtualmente, tramite videoconferenza, in sede di Consiglio europeo, per discutere della situazione in Bielorussia. Anche il Consiglio europeo ha affermato di non riconoscere i risultati presentati dalla commissione elettorale bielorussa: il presidente Charles Michel ha dichiarato “L’Unione europea è solidale con il popolo bielorusso. Non accetteremo impunità. Le manifestazioni in Bielorussia non sono una questione di geopolitica: è in gioco il diritto dei cittadini di eleggere liberamente i propri leader”. Dunque, anche i leader europei, così come in precedenza è stato fatto dai capi della diplomazia, hanno condannato la violenza nei confronti dei manifestanti e richiesto un’indagine completa in merito. Inoltre, i leader hanno manifestato altresì la volontà di imporre sanzioni ai responsabili delle violenze, in particolare “nei confronti di un considerevole numero di persone” che sono ora in fase di inserimento nell’elenco.

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