Perù e siti archeologici, continua l’isolamento

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Machu Picchu deve aspettare per riavere i suoi turisti. Tra gennaio e maggio 2020, l’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) ha registrato un abbassamento del 56 % di turisti nel mondo rispetto ai dati del 2019 calcolati per gli stessi mesi, sarebbe a dire circa 300 milioni di turisti internazionali in meno. A risentirne sono stati soprattutto i paesi che di turismo vivono tra cui sicuramente si colloca il Perù, e in particolar modo la fortezza di Machu Picchu.

Riscoperto il 24 luglio 1911 da uno storico di Yale, Hiram Bingham, a cui si attribuisce il merito di aver riconosciuto l’importanza delle sue rovine e di aver divulgato le scoperte effettuatevi, Machu Picchu (“Vecchia cima”o “Vecchia montagna”, in quechua) è un sito archeologico situato in Perù nella valle dell’Urubamba, a circa 2430 m s.l.m. Rientra nei Patrimoni dell’Umanità stilati dall’Unesco e dal 2007 è stato eletto come una delle Sette meraviglie del mondo moderno. Machu Picchu fu costruita dall’imperatore inca Pachacútec nel secolo XV sulla cima di una montagna ricoperta da una folta vegetazione e scelta come luogo per le cerimonie o punto di ristoro per i nobili.

Se solitamente l’anniversario della riscoperta rappresentava un’occasione imperdibile per i turisti di visitare il sito archeologico, per il 109° anniversario che è ricorso quest’anno il sito non ne ha potuto accogliere nemmeno uno. A causa dell’aumento dei contagi nel Cusco, la regione dove si trova Machu Picchu, non è stata ancora fissata una data per la riapertura ma lo stato di emergenza per il Paese è stato dichiarato in ogni caso fino al 31 agosto, stando al decreto in vigore dall’1 agosto.

Secondo i nuovi protocolli di biosicurezza saranno ammessi solo 675 turisti al giorno nella cittadella che, se paragonati ai 2000-3000 che si accoglievano prima della pandemia, sono davvero pochi; turisti che in alta stagione diventavano addirittura 5000. Durante una riunione a cui hanno partecipato il sindaco del villaggio di Machu Picchu, Darwin Baca, i rappresentanti dell’amministrazione regionale e il Ministro della Cultura, Alejandro Neyra, si è stabilito che, prima di poter pensare ad una effettiva riapertura, è necessario accertarsi che la sicurezza e il coordinamento interni siano garantiti; il comune ha già collocato punti in cui misurare la temperatura e saranno effettuate continue disinfezioni degli ambienti in cui si muoveranno i turisti.

La chiusura delle frontiere imposta dal 16 marzo ha provocato il collasso del turismo nella città di Cusco, antica capitale dell’Impero Inca, situata nella regione omonima e collocata a 72 km da Machu Picchu dove si conta che ben 100.000 persone vivano di attività turistica. Da quando quest’ultima fu aperta al turismo nel 1948, solo nel 2010 si era verificata una chiusura di due mesi perché un’alluvione aveva distrutto la ferrovia di Cusco.

Dopo una quarantena nazionale di più di 100 giorni, il Perù ha iniziato l’uscita dall’isolamento l’1 luglio in 18 delle sue 25 regioni, tra le quali Lima e Cusco ma il decreto in vigore dall’1 agosto ha sancito nuovamente l’isolamento fino al 31 agosto a causa di un ulteriore incremento dei contagi. Le province interessate sono San Martín, Huánuco, Junín, Ica e Arequipa; le regioni di Cajamarca, Ancash, Huancavelica, Apurímac, Madre De Dios, Cusco, Puno, Tacna e Moquegua.

Diversi siti archeologici hanno subito gravi danni nel corso del lockdown ma lo stesso non si può dire per Machu Picchu dove le autorità hanno rinforzato la sicurezza.

 

Erika Lo Schiavo

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