Egitto al voto per la prima elezione del nuovo Senato

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Nelle giornate dell’11 e del 12 agosto in Egitto si sono svolte le operazioni di voto per l’elezione dei membri del Senato, il secondo ramo del parlamento, reintrodotto dalle riforme costituzionali approvate nel giugno scorso.

Come segnala il quotidiano Al-Ahram, sono stati circa 63 milioni gli egiziani chiamati alle urne, esortati a recarsi presso i seggi delle 27 commissioni pubbliche previste, ciascuna rappresentante le diverse province del Paese.

Il Senato egiziano sarà composto da un totale di 300 membri, di cui due terzi scelti fra candidature singole e liste di partito bloccate, mentre i restanti cento saranno nominati direttamente dal Presidente al-Sisi. Va segnalato, che all’interno della decisione istitutiva nuova camera, sono state previste alcune limitazioni e requisiti con riferimento alle nomine presidenziali. In primo luogo, i cento membri nominati devono necessariamente essere individuati a elezioni concluse, tenendo conto del principio secondo cui non sia possibile scegliere più di un esponente proveniente dallo stesso partito politico. In secondo luogo, non è ammessa l’elezione di un rappresentate del partito politico di cui il Presidente era membro prima di entrare in carica. In più, la decisione istitutiva prevede che, nella formulazione delle sue nomine, il capo di Stato debba tenere conto della percentuale di “quote rosa” prevista per la composizione della Camera alta, fissata al 10% dei suoi membri.

 

Sia il governo del Cairo, che i diversi candidati e partiti politici del Paese, hanno rivolto grande attenzione all’elezione del Senato, la cui introduzione è stata letta come un primo tassello del più ampio quadro di riforme ed emendamenti costituzionali annunciati dal presidente al-Sisi nel 2019. Tra le proposte del Presidente che avevano ricevuto l’avallo del Parlamento, e successivamente della popolazione egiziana, tramite il referendum popolare dell’aprile 2019, oltre all’istituzione del Senato, si ritrova anche l’estensione del mandato presidenziale da 4 a 6 anni.

A seguito della proposta presidenziale, l’introduzione della seconda camera del Parlamento è stata poi prevista all’interno di una decisione della Camera dei deputati egiziana del 15 giugno scorso.

Il nuovo Senato è atto a sostituire il Consiglio della Shura, sciolto nel 2014, e, una volta completata l’elezione dei suoi membri, avrà il potere di presentare proposte volte a promuovere la democrazia e la pace sociale nel Paese, garantendo il rispetto dei valori e delle libertà fondamentali nella società egiziana.

La seconda camera potrà inoltre esprimere il proprio parere su eventuali emendamenti costituzionali, bozze di progetti per lo sviluppo sociale ed economico, nonché sulla conclusione di accordi di pace o alleanze. Non da ultimo, va ricordato che al Capo di Stato spetta il potere di chiedere il parere di tale organo su questioni relative agli affari esteri e alla politica interna.

Al di là di queste previsioni teoriche, tuttavia, parte della popolazione, così come alcuni analisti, ha ritenuto che il nuovo ramo del Parlamento finirà per svolgere un ruolo per lo più marginale nel sistema legislativo del Cairo. In ragione del suo ruolo puramente consultivo, ossia privo di carattere vincolante, e dell’assenza di effettivi poteri legislativi, si è definito il nuovo Senato come una mera “decorazione politica”.

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