Sudan: al via il processo contro l’ex dittatore al-Bashir

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Martedì 21 luglio a Khartoum è stato avviato il processo contro l’ex Presidente del Sudan Omar al-Bashir, accusato del colpo di Stato che nel 1989 lo portò al potere illegalmente, scalzando il governo democraticamente eletto del premier Sadek al-Mahdi.

Al-Bashir, deposto nel corso di una rivolta popolare lo scorso anno, è già in carcere per irregolarità finanziarie e corruzione, ma stavolta rischia la condanna alla pena di morte.

I capi d’accusa riguardano oltraggio alla Costituzione, violazione della Legge sulle Forze Armate e istigazione al colpo di Stato, tutti crimini inclusi nel Capitolo 96 del Codice penale del 1983, abolito da al-Bashir, che prevede la pena di morte per i casi in cui si verifichi un tentativo di sovversione dell’ordine costituzionale.

Il processo è dotato di un alto valore simbolico, venendosi a configurare come “un avvertimento per chiunque tenti di distruggere il sistema costituzionale in Sudan”, ha affermato Moaz Hadra, uno degli avvocati in prima linea nel richiedere che il caso fosse portato in tribunale. “Ciò salvaguarderà la democrazia sudanese. In questo modo, speriamo di porre fine all’era dei colpi di Stato”.

Al-Bashir sarà giudicato insieme ad altri 16 imputati, 10 militari e 6 civili, inclusi gli ex vicepresidenti, Ali Osman Taha e Bakri Hassan Saleh, e alcuni ex ministri e governatori. Sono tutti accusati di aver pianificato il golpe del 30 giugno 1989, durante il quale l’esercito arrestò i leader politici del Sudan, sospese il Parlamento e altri organi statali, chiuse l’aeroporto e annunciò alla radio la fine del governo legittimo.

L’uomo considerato come il vero ideatore del golpe militare, Hassan al-Turabi, appartenente al Fronte islamico nazionale, è morto nel 2016.

 

L’ex Presidente è ricercato anche dalla Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia in relazione alle stragi compiute durante il conflitto armato scoppiato nel 2003 nella regione del Darfur, per le quali è accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il nuovo governo di transizione sudanese, che ha il compito di guidare il Paese verso elezioni libere e democratiche, ha promesso nel mese di febbraio di consegnare l’imputato e alcuni suoi collaboratori alla Corte, affinché vengano processati anche per le suddette accuse.

Abbiamo concordato di sostenere pienamente la Corte Penale Internazionale accettando di consegnare al-Bashir e altri tre imputati”, ha dichiarato il portavoce del governo Mohammed Hassan al Taishi.

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