Il Recovery Fund e il bilancio UE in esame al Parlamento europeo

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Il 23 luglio 2020 i deputati del Parlamento europeo si sono riuniti in una plenaria straordinaria per valutare i risultati del Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio. Presenti in aula anche i Presidenti di Consiglio e Commissione, Charles Michel e Ursula von der Leyen, che hanno tenuto dei discorsi di fronte agli eurodeputati. Dopo un acceso dibattito, i deputati hanno adottato una risoluzione sul Quadro Finanziario Pluriennale, sul sistema di risorse proprie e sul piano di ripresa per l’Europa, il Recovery Plan.

Il dibattito in plenaria

Il 23 luglio si è tenuta a Bruxelles la plenaria del Parlamento europeo che esamina i risultati ottenuti dal Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio. Il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, nel commentare i risultati del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo, ha affermato: “Dopo giorni di discussioni i cittadini europei si aspettano una conclusione all’altezza di questa fase storica. Siamo preoccupati per un futuro che mortifichi la solidarietà europea e il metodo comunitario. Il Parlamento europeo ha indicato le proprie priorità e si aspetta che vengano rispettate. Il Quadro finanziario pluriennale deve assicurare nel medio periodo la copertura adeguata delle principali sfide europee, come il green deal, la digitalizzazione, la resilienza e la lotta alle disuguaglianze”. Come si evince dunque, il Parlamento europeo ha voluto fissare delle condizioni, quali nuove risorse, una efficace difesa dello stato di diritto, la soppressione dei rebates, senza le quali, non darà il proprio consenso.

Nonostante gli sforzi compiuti in sede di Consiglio europeo per arrivare ad un accordo, gli eurodeputati sono stati tutt’altro che entusiasti di quanto si è compiuto. In particolare, sebbene il Recovery Fund rappresenti un “passo storico” per l’Unione europea, le priorità a lungo termine dell’UE sono a rischio. Durante il dibattito, si riconosce l’importanza del Fondo di ripresa, in quanto per la prima volta i paesi accettano di emettere un debito congiunto, ma i deputati non si dicono soddisfatti dei tagli apportati al bilancio a lungo termine. “Non siamo pronti ad inghiottire il boccone del QFP” ha dichiarato Weber del PPE; “non si dovrebbero accettare tagli in un momento in cui dobbiamo rafforzare la nostra autonomia strategica e ridurre le disparità tra gli Stati membri” ha aggiunto il leader del gruppo S&D, Garcìa Pérez. Alcuni deputati hanno sottolineato come la questione del rimborso del debito non sia stata risolta, insistendo sul fatto che l’onere non deve ricadere sui cittadini e raccomandando la necessità di un solido sistema di nuove risorse proprie. Altri deputati hanno sottolineato come “l’UE non è un bancomat per i bilanci nazionali”.

In generale, ciò che emerge è che i deputati hanno riscontrato delle criticità in quanto accordato dal Consiglio e, dunque, si sono detti pronti a negoziare per apportare i necessari miglioramenti alle posizioni del Consiglio.

La risoluzione: il Parlamento rifiuta l’accordo sul bilancio e pone paletti su risorse proprie e Stato di diritto

Dopo il dibattito, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione: con 465 voti a favore, 150 contrari e 67 astensioni, i deputati hanno voluto esprimere il cordoglio per le vittime del coronavirus, rendere omaggio ai lavoratori che hanno lottato contro la pandemia e hanno espresso la loro posizione in merito al Recovery Fund e al bilancio europeo. In particolare, il Parlamento ha accolto con favore il Recovery Fund ma, allo stesso tempo, lo stesso non è avvenuto con il bilancio europeo. I deputati hanno criticato i pesanti tagli apportati ai programmi orientati al futuro – dal 2024, il bilancio dell’UE sarà sotto i livelli del 2020 – in quanto mineranno le basi di una ripresa sostenibile e resiliente. Il Parlamento ha dunque rifiutato l’accordo politico sul QFP 2021-2027, dicendo che “non è disposto ad avallare formalmente una decisione già presa”. I deputati si dicono pronti “a non concedere l’approvazione” fino a quando non sarà raggiunto un accordo soddisfacente nei prossimi negoziati fra il Parlamento europeo e la Presidenza tedesca del Consiglio, con l’obiettivo di ottenere un quadro definitivo entro ottobre, per non compromettere un inizio agevole da gennaio 2021. Altro argomento spinoso è lo Stato di diritto: il Parlamento critica fortemente il fatto che il Consiglio abbia indebolito gli sforzi di Commissione e Parlamento volti a difendere lo Stato di diritto, i diritti fondamentali e la democrazia nel quadro del QFP e del piano per la ripresa. Infine, i deputati affermano che non daranno la loro approvazione al QFP senza un accordo sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell’UE, che includa uno strumento per la copertura dei costi relativi al rimborso del Next Generation EU. I parlamentari affermano che, in quanto contrari ad ulteriori tagli ai programmi chiave e all’aumento dei contributi nazionali, la creazione di nuove risorse è “l’unico metodo di rimborso accettabile”.

La divisione di PD e M5S in Europa sul MES

In Italia, i principali partiti di maggioranza hanno accolto in modo estremamente positivo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale, di rientro da Bruxelles, si è recato alla Camera e in Senato per esporre ai deputati italiani quanto avvenuto in sede di Consiglio europeo. A Bruxelles, invece, i partiti di maggioranza si sono divisi, così come accade anche da mesi in politica interna per quanto riguarda l’attivazione del Meccanismo europeo di Stabilità. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno votato in modo diverso sull’emendamento presentato dalla Lega e dal gruppo Identità e democrazia alla risoluzione del Parlamento europeo. L’emendamento chiedeva di respingere un utilizzo del MES per stimolare l’economia in seguito alla crisi degli ultimi mesi: Lega, Fratelli d’Italia e M5S hanno votato a favore dell’emendamento, poi bocciato con 560 voti contrari; i democratici – PD, Azione e Italia Viva – insieme a Forza Italia, hanno invece respinto l’emendamento.

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