Tunisia: le dimissioni del Primo ministro Fakhfakh riacutizzano la crisi politica e sociale

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La disputa fra la fazione islamica e quella laica ha determinato una nuova vittima in Tunisia: il governo di coalizione guidato da Elyes Fakhfakh. Il Premier ha presentato le dimissioni il 15 luglio scorso dopo che 105 deputati, tra cui esponenti di Ennahdha, partito della coalizione di governo, hanno firmato una mozione di sfiducia, sulla base di un apparente conflitto di interessi.

Dopo una prima fase di concordia nazionale tra i partiti di governo, prevalentemente legata alla gestione della pandemia da Covid-19, nuovi contrasti interni sono emersi questo lunedì, quando il Premier ha cercato di forzare un equilibrio già precario richiedendo un nuovo rimpasto di governo, con l’intento di estromettere i sei ministri di Ennahdha dalla maggioranza.

In risposta il partito islamista ha presentato la mozione di sfiducia nei suoi confronti, dopo aver richiesto insistentemente, con esito negativo, un allargamento della coalizione di governo con l’ingresso del partito Qalb Tounes e della formazione islamista di Al Karama, partiti arrivati rispettivamente secondo e quarto nelle elezioni legislative dello scorso ottobre.

Per evitare conflitti tra le istituzioni del Paese” il Primo ministro ha quindi rassegnato le dimissioni, a seguito di un incontro con il Presidente Kais Saied, il Presidente del Parlamento ed il leader di Ennahdha Rached Ghannouchi.

La credibilità di Fakhfakh, e dell’intero esecutivo da lui guidato, hanno iniziato a vacillare alla fine di giugno, quando, dopo soli 4 mesi dall’insediamento, un membro indipendente del Parlamento aveva pubblicato una serie di documenti da cui era emerso che alcune società di cui il Premier possedeva quote e titoli azionari, avevano vinto appalti statali per un valore di circa 15 milioni di dollari. Fakhtakh ha sempre negato ogni accusa, dichiarandosi pronto ad affrontare la giustizia. 

Da quel momento, le richieste di Ennahda sono diventate sempre più incalzanti. Prima, il 12 luglio, il partito aveva preteso le dimissioni immediate del primo ministro e del suo governo. Poi, tre giorni dopo, il 15 luglio, aveva annunciato che avrebbe ritirato la fiducia all’esecutivo, provocando una crisi di governo a meno di 5 mesi dalla sua formazione.

La scelta di rassegnare le dimissioni è quindi arrivata prima di un voto di sfiducia che avrebbe fatto cadere l’esecutivo, dando automaticamente al partito islamico-moderato, il più numeroso in Parlamento, il compito di formare un nuovo governo.

In questo modo, invece, sarà il Presidente della Repubblica Kais Saied a dover indicare entro dieci giorni il nome del primo ministro incaricato. Tuttavia, non si tratterà di una scelta agevole. Le ultime legislative, infatti, hanno frammentato le correnti e i partiti presenti in Parlamento, perciò sia Ennahdha ed i suoi alleati di Al Karama, che la coalizione laica creatasi attorno a Fakhfakh potranno difficilmente raccogliere una maggioranza stabile. “Se sarà necessario – ha già affermato Saied – scioglierò il parlamento per nuove elezioni”.

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