Polonia, la rielezione di Duda e il monito del Parlamento europeo

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Questa settimana è stata per la Polonia particolarmente intensa: le elezioni presidenziali hanno riconfermato Andrzej Duda quale presidente della Polonia con il 51,21% dei voti, superando di poco il candidato avversario, sindaco di Varsavia. Inoltre, il Parlamento europeo si è espresso in merito alla questione dello Stato di diritto. Il comitato per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni dell’UE ha adottato un progetto di relazione in cui afferma che vi sono violazioni dello stato di diritto in Polonia, chiedendo al Consiglio e alla Commissione di tenere d’occhio i diritti fondamentali.

Le elezioni presidenziali

Le elezioni presidenziali in Polonia si sarebbero dovute svolgere a maggio ma sono state rimandate per motivi legati alla pandemia di coronavirus, e si sono svolte in due turni: il primo turno si è tenuto il 28 giugno, il ballottaggio è stato invece il 12 luglio. Per consentire la più ampia partecipazione possibile, a ridosso delle elezioni, il governo polacco ha approvato una legge per permettere ai cittadini di votare per corrispondenza. Con il primo turno delle elezioni, 28 giugno 2020, si è avuta la certezza della necessità di ballottaggio. Il candidato favorito delle elezioni presidenziali, il presidente uscente Duda, legato al partito di destra radicale Diritto e Giustizia, non è riuscito ad ottenere la maggioranza dei voti, fermandosi al 44%. Al ballottaggio è giunto con Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia ed esponente del partito liberale di centrodestra, Piattaforma Civica, al governo dal 2007 al 2014, che alle elezioni ha ottenuto il 30% dei voti.

Domenica 12 luglio si è tenuto il tanto atteso ballottaggio: con il 99,97% dei collegi scrutinati, il presidente uscente Duda ha ottenuto il 51,21% dei voti, mentre Trzaskowski, l’europeista di centro destra, si è fermato al 48,79%. Andrzej Duda è presidente della Polonia dal 2015, è formalmente indipendente da partiti politici ma è molto vicino al partito di destra che detiene la maggioranza in Parlamento, Diritto e Giustizia. Negli ultimi anni, la Polonia è diventato sempre più un paese a guida semi-autoritaria, e la comunità internazionale aspettava i risultati proprio per vedere se vi era qualche possibilità di cambiamento. La vittoria di Trzaskowski avrebbe senz’altro modificato la politica isolazionista e radicale del governo.

Duda ha basato la sua campagna elettorale sui valori tradizionali e su un programma di welfare e spesa sociale, mentre l’avversario ha contrastato tutte le politiche portate avanti da Duda in questi anni, in difesa delle minoranze e con l’obiettivo di combattere l’erosione dei diritti democratici. La Polonia è una repubblica semipresidenziale ed è molto importante che vi sia una vicinanza e una unione di intenti tra Presidente e Governo: in caso contrario, il presidente avrebbe il potere di bloccare le leggi che ritiene antidemocratiche, cosa che Duda non ha mai fatto finora. Trzaskowski sarebbe stato meno disposto a firmare le leggi controverse di questi ultimi anni: il governo guidato da Morawiecki ha introdotto delle leggi che hanno intaccato lo stato di diritto, quale l’indipendenza del sistema giudiziario e la libertà di espressione, aumentando l’influenza governativa sui mezzi di comunicazione e minacciando anche i diritti delle comunità LGBTQ+.

La relazione del Parlamento europeo

Lo scorso maggio, la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti della Polonia per una legge che apporta modifiche al funzionamento del sistema giudiziario. La Commissione ha, infatti, affermato che molteplici elementi della nuova legge violano il diritto dell’Unione europea. Dello stesso avviso risulta essere il Parlamento europeo: il Comitato per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni ha rinvenuto delle “prove schiaccianti” delle violazioni dello stato di diritto in Polonia. In particolare, gli elementi chiave di preoccupazione sono: i poteri di revisione costituzionale assunti dal Parlamento dal 2015, il ricorso a procedure legislative accelerate, nonché i recenti sviluppi relativi alle modifiche alla legge elettorale; le ampie modifiche alla magistratura del Paese, attuate negli ultimi anni, che presentano un serio rischio per l’indipendenza giudiziaria; la situazione dei diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione e il pluralismo dei media, nonché la libertà accademica, la libertà di riunione e di associazione; ancora, la discriminazione pubblica, la violenza contro le donne, la violenza domestica e il comportamento intollerante contro le minoranze e altri gruppi vulnerabili; infine, la drastica limitazione, che si avvicina al divieto di fatto dell’aborto.

Proprio per questo, il Parlamento europeo ha approvato il 16 luglio il progetto di relazione con 52 sì, 15 no e nessuna astensione. Il testo riporta il continuo deteriorarsi della situazione in Polonia per ciò che concerne il funzionamento del sistema legislativo ed elettorale, l’indipendenza della magistratura, i diritti dei giudici e la protezione dei diritti fondamentali. Si invitano Consiglio e Commissione ad astenersi dall’interpretazione restrittiva del principio dello Stato di diritto e ad utilizzare la procedura di cui all’art. 7 del TUE. Inoltre, notando che l’ultima riunione del Consiglio in merito si è tenuta a dicembre 2018, il Parlamento ha sollecitato il Consiglio ad agire in vista del chiaro rischio di violazione dei valori europei dell’art. 2 TUE.

 

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