Il caso Apple: la Corte di giustizia dell’UE ha annullato la decisione della Commissione sul rimborso da 13 miliardi all’Irlanda

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Il 15 luglio Apple ha vinto il ricorso presentato alla Corte di Giustizia dell’UE contro la decisione della Commissione europea, risalente al 2016, secondo cui la società aveva beneficiato per anni di un regime fiscale agevolato da parte dell’Irlanda. I giudici di Lussemburgo hanno annullato dunque l’ordine che imponeva all’azienda il risarcimento all’Irlanda di 13 miliardi di euro, più interessi, per gli accordi fiscali, ritenuti illeciti, sottoscritti con Dublino nel 1991 e nel 2007. La Corte ha dichiarato che la Commissione non ha dimostrato che gli accordi fiscali tra lo Stato membro e la società configurassero una forma illecita di aiuti di Stato. Apple, vince così il primo round della battaglia giudiziaria contro l’antitrust dell’Unione europea.

Background

Nel 2016, dopo quasi tre anni di indagini, la Commissione europea ha concluso che Apple aveva beneficiato per anni di un regime fiscale agevolato da parte dell’Irlanda. L’oggetto dell’accusa non era una presunta manovra dell’azienda per nascondere guadagni al fisco, bensì la presunta offerta da parte di Dublino di condizioni fiscali favorevoli pur di convincere l’Apple a stabilire lì la sua sede europea. Secondo la Commissione il trattamento riservato all’azienda si è, dunque, configurato come un aiuto di Stato.

Le indagini mostrarono che due società controllate da Apple-Apple Sales International e Apple Operations Europe- aventi sede in Irlanda, producevano ricavi “non corrispondenti alla realtà economica”. Nel dettaglio tutti i ricavi delle vendite erano attribuiti ad un generico “ufficio centrale” che, secondo la Commissione, esisteva meramente sulla carta e “non poteva generare quel tipo di profitti”. Grazie a questo sistema e ad una serie di regimi fiscali agevolati volti ad attirare le multinazionali sul suo territorio, l’azienda statunitense è riuscita a pagare solo l’1% delle tasse nel 2003, percentuale ulteriormente ridotta allo 0,005 per le attività legate di Apple Sales International.

“Questo tipo di tassazione selettiva riservato ad Apple in Irlanda è illegale secondo le leggi dell’UE, perché dà ad Apple vantaggi considerevoli rispetto ad altre aziende che sono soggette alla normale tassazione” evidenziava la Commissione nel suo comunicato.

Quando la Commissione accerta simili trattamenti illeciti ha il potere di imporre allo stato membro interessato di procedere al recupero delle tasse non versate. Di conseguenza, la Commissione all’epoca decise che il governo irlandese avrebbe dovuto “recuperare le tasse non pagate nel paese da Apple per gli anni compresi tra il 2003 e il 2013 per una cifra intorno ai 13 miliardi di euro, più gli interessi”. La cifra dei 13 miliardi deriva da una stima basata sulle attività degli ultimi 10 anni di Apple nell’Ue.

Come reazione, la Apple e il governo irlandese hanno deciso di presentare un ricorso in appello alla Corte di Giustizia dell’UE. Con una lettera, il CEO di Apple, Tim Cook, aveva dichiarato di ritenere la decisione della Commissione non conforme ai principi fiscali internazionali e dannosa per l’economia europea.

La sentenza della Corte di Giustizia dell’UE

Dopo quattro anni, il 15 luglio, la Corte di Giustizia dell’UE ha stabilito che le due società controllate dalla Apple non hanno avuto nessun illecito vantaggio e che pertanto non hanno violato alcuna regola. I giudici di Francoforte si sono schierati a favore dell’azienda statunitense, dichiarando che la Commissione non ha fornito prove adeguate che mostrassero che gli accordi fiscali tra l’azienda e Dublino configurassero una forma di aiuti di Stato illecita.

La Commissione europea ora ha due mesi e 10 giorni di tempo per presentare a sua volta un riscorso, ma per il momento deve incassare una sconfitta considerata da molti clamorosa.

Secondo la Corte “la Commissione ha sbagliato a dichiarare che la Apple ha avuto un vantaggio selettivo e quindi, per estensione, un aiuto di Stato”. I giudici hanno dichiarato che Bruxelles “ha concluso erroneamente” che le autorità fiscali irlandesi “hanno dato ad Apple un vantaggio selettivo”. “La Commissione avrebbe dovuto dimostrare che il reddito rappresentava il valore delle attività realmente portate avanti dalle filiali irlandesi”.

Il tempismo di questa sentenza non è dei più felici per l’Unione europea: proprio il 15 luglio, infatti, la Commissione ha annunciato un intervento per contrastare gli Stati a fiscalità agevolata, portato avanti in prima persona dal Commissario all’economia, Paolo Gentiloni e dalla Vicepresidente della Commissione nonché Commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, che già nel suo primo mandato, ai tempi della Commissione guidata da Juncker, aveva condotto una serie di indagini per arginare pratiche anti-concorrenziali.

Le dichiarazioni

“Studieremo la sentenza e rifletteremo sui possibili altri passi da prendere” ha dichiarato Margrethe Vestager commentando la sentenza. “La Commissione continuerà a guardare alle misure di pianificazione fiscale aggressiva alla luce delle regole degli aiuti di Stato, per valutare se risultano in aiuti illegali” ha aggiunto.

“Ringraziamo il Tribunale Ue, siamo lieti abbiano annullato la decisione della Commissione – il commento dell’azienda statunitense- Questo caso non riguardava l’ammontare delle tasse che paghiamo, ma dove siamo tenuti a pagarle. I cambiamenti che riguardano il modo in cui i pagamenti delle imposte sul reddito di una multinazionale sono ripartiti tra i diversi Paesi, richiedono una soluzione globale e Apple spera che l’impegno verso una soluzione globale continui”.

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