Il Fondo di solidarietà dell’UE per il Covid-19

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Lo scoppio della pandemia da Coronavirus è, sicuramente, una delle maggiori sfide che l’Unione Europea dovrà affrontare, per le gravi conseguenze economiche e sociali che sta avendo sugli Stati membri. Considerando il periodo che stiamo attraversando, la solidarietà e responsabilità tra gli Stati dell’UE è, senz’altro, un importante punto di partenza per cercare di superare questa crisi.

Al di là del senso civico che ogni cittadino dovrebbe avere per limitare la diffusione del contagio, l’Unione Europea ha istituito agli inizi degli anni 2000 un fondo, noto come il Fondo di solidarietà dell’Unione europea(FSUE), destinato a quelle regioni colpite da calamità naturali, tra cui inondazioni, incendi forestali, terremoti, che hanno colpito i paesi dell’UE. In particolare, questo fondo è stato creato nel 2002 come risposta alle serie inondazioni che hanno colpito l’Europa centrale nell’estate di quell’anno.

Ad oggi, quello che più ci interessa sapere riguardo al FSUE è che a causa della pandemia da Covid-19 parte dei finanziamenti verranno utilizzati al fine di sostenere anche le principali emergenze sanitarie causate dalla pandemia. Questa nuova prassi è entrata in vigore a partire dal 1° aprile 2020. All’interno del sito della Commissione europea sono elencate le condizioni che permettono agli Stati membri di usufruire di questi nuovi finanziamenti. A tal proposito, il FSUE supporterà gli sforzi dei paesi colpiti e coprirà quelle spese pubbliche utilizzate per:

  • persone colpite seriamente da un’emergenza sanitaria pubblica dovuta al Covid-19, compresa assistenza medica;
  • proteggere le persone e la salute pubblica dai rischi annessi alla diffusione del virus tramite prevenzione, monitoraggio e controllo della diffusione della malattia.

Tra i paesi che possono godere dei finanziamenti messi a disposizione dal Fondo in questione ci sono tutti gli Stati membri dell’UE, ma anche quei paesi che stanno svolgendo i negoziati per entrare a parte della comunità europea.

Vista l’iniziativa portata avanti dalla Commissione, nel mese di aprile l’Italia ha fatto la prima domanda preliminare al fine di ricevere sostegno finanziario dal Fondo di solidarietà dell’UE per poter affrontare gli effetti di questa emergenza sanitaria. Una volta ricevute le domande di tutti gli Stati legate all’emergenza da coronavirus entro il 24 giugno 2020, la Commissione prenderà il suo tempo per poterle valutare al fine di poter garantire un comportamento equo e proporzionale ai danni subiti a causa dell’emergenza sanitaria. Una volta elaborato il piano di intervento con gli aiuti finanziari da destinare agli Stati membri ritenuti idonei, la proposta verrà analizzata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Gli aiuti potranno essere erogati solo dopo l’approvazione formale del Parlamento e del Consiglio ed i paesi in questione riceveranno immediatamente quanto deciso dalle tre istituzioni dell’Unione Europea sotto forma di importo forfettario. Sarà poi onere del singolo stato decidere le modalità di attuazione degli aiuti e le modalità di controllo affinché i fondi vengano destinati per coprire le spese dovute all’emergenza sanitaria. Come riportato sul sito della Commissione, gli aiuti serviranno a coprire le spese pubbliche che prevedono:

  • l’assistenza medica – compresi i farmaci, le attrezzature e i dispositivi medici, l’assistenza sanitaria e le infrastrutture di protezione civile
  • le analisi di laboratorio
  • le misure straordinarie e le cure sanitarie/mediche associate al coronavirus, che comportano quindi costi aggiuntivi
  • i dispositivi di protezione individuale (DPI)
  • l’assistenza speciale al pubblico, in particolare ai gruppi vulnerabili (anziani, persone con problemi di salute, donne in stato di gravidanza, famiglie monoparentali, ecc.)
  • il sostegno speciale per mantenere operativi il personale medico e di emergenza
  • lo sviluppo di vaccini o farmaci
  • migliorare la capacità di pianificazione della preparazione e le comunicazioni correlate
  • migliorare la valutazione e la gestione dei rischi
  • sanificare fabbricati e altri siti
  • controlli sanitari, compresi i controlli alle frontiere nazionali
  • tutti i costi supplementari per il personale dovuti alla pandemia.

 

 

 

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