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Pari opportunità e parità di retribuzione, il Comitato europeo dei diritti sociali riscontra violazioni in Repubblica Ceca

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Il Comitato europeo dei diritti sociali ha riscontrato numerose violazioni del diritto alla parità di retribuzione e alle pari opportunità sul luogo di lavoro. I paesi coinvolti sono numerosi: Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovenia. L’approfondimento del Comitato europeo è seguito alla procedura dei reclami collettivi portata avanti da 15 paesi: tra questi, sono risultati tutti violatori di diritti alla parità di retribuzione e di pari opportunità fuorché la Svezia, unico paese conforme alle disposizioni della Carta sociale europea.

Il lavoro del CEDS

Il Comitato europeo dei diritti sociali verifica che gli Stati rispettino gli impegni assunti con la Carta sociale europea attraverso due meccanismi definiti complementari: i reclami collettivi, presentati da associazioni sindacali e datoriali ed anche ONG, e i rapporti nazionali periodici sottoposti dai Governi delle Parti contraenti. Nell’ambito del diritto alla parità di retribuzione, il Comitato ha ribadito quali sono gli obblighi spettanti agli Stati. In particolare, “Riconoscere nella loro legislazione il diritto alla parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore; garantire l’accesso a vie di ricorso efficaci per le vittime di discriminazione salariale; assicurare la trasparenza salariale e rendere possibile un confronto delle retribuzioni; mantenere attivi organismi efficaci per la promozione della parità e istituzioni competenti per garantire nella pratica la parità di retribuzione”.

Le violazioni alla parità di genere

Lo scorso 29 giugno, il comitato ha riscontrato violazioni del diritto alla parità di retribuzione e del diritto alle pari opportunità sul luogo di lavoro in 14 Paesi. In questa occasione, i reclami presentati al Comitato sono stati introdotti dall’organizzazione non governativa internazionale University Women Europe. Il CEDS ha riconosciuto come soddisfacente la legislazione dei 15 paesi interessati, tuttavia considera ancora eccessive le violazioni presenti – eccetto in Svezia – alla luce degli insufficienti progressi in ambito di divario retributivo di genere, dell’assenza di vie di ricorso efficaci e dall’insufficienza di poteri e mezzi degli organismi nazionali per la parità di genere. Inoltre, è stato anche evidenziato come le donne siano ancora sottorappresentate nelle posizioni decisionali all’interno delle aziende.

Marija Pejčinović Burić, Segretaria generale del Consiglio d’Europa, ha dichiarato in merito: “Il divario retributivo di genere è inaccettabile, eppure continua a rappresentare uno dei principali ostacoli al conseguimento di una reale uguaglianza nelle società moderne. I governi europei devono intensificare urgentemente gli sforzi per garantire le pari opportunità sul posto di lavoro. E un numero maggiore di paesi dovrebbe utilizzare la Carta sociale europea del Consiglio d’Europa in quanto mezzo per raggiungere tale obiettivo”.

La situazione in Repubblica Ceca

La Repubblica Ceca figura tra quei paesi che hanno ancora un elevato livello di diseguaglianza tra uomini e donne in termini di retribuzione e diritti. In particolare, il divario retributivo di genere in Repubblica ceca rimane superiore al 20% ed è uno dei più alti dell’Unione europea. Gli stipendi degli uomini sono riusciti a crescere a un ritmo molto più rapido rispetto a quelli delle donne negli ultimi anni. Nel decennio 2010-2019 gli stipendi sono aumentati in modo significativo: ora, solo il 15,8% della forza lavoro guadagna meno di 20.000 corone ceche al mese, mentre nel 2009 il 40%. Tuttavia, nonostante questo aumento, il divario dei salari tra uomini e donne è rimasto costante: nel 2010 la retribuzione oraria media per le donne era del 21,6% più bassa rispetto agli uomini e nel 2018 è rimasto intorno al 20,1%. Secondo i dati Eurostat, questi numeri dimostrano che la Repubblica ceca è al terzo posto per maggior divario retributivo di genere (GPG) in Europa, dietro l’Estonia (22,7%) e la Germania (20,9), molto al di sopra della media UE del 14,8%. Il divario salariale persiste anche in caso di possesso degli stessi titoli di studio: la media mensile del salario delle donne con la laurea (29.591 corone) è del 17% inferiore a quello degli uomini (35.653 corone). Quanto ai settori, il divario più grande in cui le donne guadagnano il 21% in meno rispetto ai loro colleghi si riscontra tra i dirigenti e nell’artigianato, mentre un divario inferiore (6,7%) si trova tra gli addetti ai servizi e alle vendite. Questa categoria, insieme a quella con il secondo divario più piccolo (impiegati di supporto clericale), sono le uniche occupazioni in cui sono impiegate molte più donne rispetto agli uomini.

Lenka Simerska, esperta in materia di uguaglianza di genere, pari opportunità tra donne e uomini, equilibrio tra vita professionale e vita privata, responsabilizzazione e leadership delle donne per il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, sta attualmente lavorando a una campagna per la parità di retribuzione. In una intervista alla radio ceca ha riconosciuto che le donne sono pagate meno degli uomini anche per lo stesso lavoro e che “è una vera e propria discriminazione, perché in questi casi le donne svolgono gli stessi compiti all’interno della stessa categoria di salari e guadagnano ancora di meno”. Probabilmente, l’aspetto peggiore e più significativo sul gap salariale è che è accettato come normalità: un sondaggio condotto dal Ministero del Lavoro ha rilevato che il 49% dei cechi “dà per scontato che le donne nella Repubblica ceca semplicemente non abbiano la possibilità di guadagnare tanto quanto gli uomini nella stessa posizione, con la stessa responsabilità”.

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