Francia, il nuovo governo alla ricerca di un orientamento più verde e sociale

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Il 3 luglio, la Presidenza della Repubblica francese ha reso nota, con un comunicato stampa, la rassegnazione delle dimissioni del Primo Ministro francese, Edouard Philippe, accettate da Emmanuel Macron. Il Presidente francese ha dichiarato di voler rapidamente indicare il nuovo Primo Ministro, non a caso, meno di tre ore dopo Jean Castex è stato nominato nuovo capo del governo, anche lui repubblicano ed ex consigliere del Presidente Sarkozy, ma con caratteristiche diverse rispetto a Philippe. Lo scorso aprile Castex era stato scelto per gestire la cosiddetta fase due dopo la fine del confinamento e per questo era stato soprannominato “Monsieur déconfinement”. Il rimpasto del governo francese era previsto: da settimane le indiscrezioni tra l’Eliseo e l’Hotel de Matignon davano per certo un simile scenario politico all’indomani del secondo turno delle elezioni amministrative tenutesi il 28 giugno.

Le dimissioni di Edouard Philippe

 

Edouard Philippe, che era stato nominato nel maggio del 2017, non ha motivato la sua decisione di rassegnare le dimissioni dalla carica di Primo Ministro, a pochi giorni dalla vittoria nelle elezioni municipali nella città di Le Havre, diventandone sindaco per la terza volta, sull’onda della popolarità acquisita negli ultimi mesi anche a scapito di Macron. Le dimissioni sembrano, tuttavia, essere una conseguenza proprio delle elezioni municipali, di cui il principale vincitore è stato il Partito Europe Ecologie-Les Verts (EELV). L’ondata verde ha coinciso con un ridimensionamento del partito del Presidente francese, La Republique en Marche, mostratosi privo di radicamento territoriale e diviso al suo interno.

In tale ottica è plausibile che le dimissioni rientrino in un piano del Presidente Emmanuel Macron finalizzato ad un rimpasto di governo che coinvolga i vincitori delle ultime elezioni e che permetterebbe di spostare il suo elettorato più a sinistra. Philippe, infatti, appartiene ad uno schieramento di destra, il che non si coniuga con le nuove esigenze politiche di Macron: il Primo Ministro uscente era stato protagonista nella stagione del riformista di stampo liberista, ora però Macron vuole imprimere all’esecutivo una politica caratterizzata da un orientamento più sociale. In primis Macron non vuole perdere la sfida ecologista, poi vuole porre maggiore attenzione all’assistenza degli anziani, ai problemi dei giovani a cui garantire un lavoro ed un futuro, ed alla sanità, messa a dura prova dalla pandemia da coronavirus e, al contempo, rivelatasi cruciale per la tenuta dal Paese. È chiaro che l’impatto del Covid-19 si è rivelato devastante sulla società francese, così come il movimento dei gilet gialli, gli scioperi di lunghissima durata nel settore dei trasporti ferroviari, seguiti da quelli contro la riforma delle pensioni. L’economia francese è stata, così, messa in ginocchio, tanto da necessitare una riforma sistemica.

 

Il nuovo governo guidato da Jean Castex

 

Il nuovo Primo Ministro francese, Jean Castex, ha 55 anni, è repubblicano ed è sindaco di Prades, una cittadina sui pirenei orientali. “Monsieur déconfinement” è stato sotto i riflettori nella gestione della pandemia da coronavirus per poi ritrovarsi al vertice dell’esecutivo.

Attraverso la sua nomina, Macron mostra sia la volontà di mantenere l’elettorato repubblicano, sia l’intenzione di aprire il governo francese alla rinnovata sensibilità verde e sociale.

Nella serata di lunedì 6 luglio è stata annunciata la composizione del Governo presieduto da Castex. Questo è costituito da 17 donne e 15 uomini di cui 16 ministri, 14 “ministri delegati”-vale a dire responsabili di specifiche aree di attività spesso dipendenti da un ministero e aventi la possibilità di partecipare al Consiglio dei Ministri- ed un Segretario di Stato. Sono 11 i nuovi ministri non presenti nell’esecutivo uscente guidato da Philippe: Roselyne Bachelot- già ministra nella presidenza di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy – è la nuova ministra della Cultura; Barbara Pompili- inizialmente appartenente al partito dei verdi poi deputata per La République en marche – è stata nominata Ministra della Transizione ecologica e solidale; Eric-Dupond Moretti – popolare avvocato penalista, che ha assunto posizioni molto pesanti contro la magistratura- è, invece, il nuovo ministro della Giustizia. Tra loro le principali sorprese sono Roselyne Bachelot e Eric Dupond-Moretti, due figure conosciute al grande pubblico francese, presumibilmente inserite nel nuovo governo al fine di renderlo meno “tecnico”

Alcuni Ministri già presenti nel Governo di Philippe hanno, invece, cambiato ministero: Franck Riester dal Ministero della Cultura è passato al Commercio estero e Gérald Darmanin, ministro uscente dei Conti pubblici, è ora alla guida del Ministero dell’Interno, sostituendo Christophe Castaner, recentemente molto contestato dai sindacati di polizia ed accusato di aver coperto le violenze degli agenti, sulla scia delle proteste originate dalla morte di George Floyd negli Stati Uniti. Anche il nuovo Ministro dell’interno, tuttavia, è già stato contestato per l’emergere di accuse di stupro a suo carico e la Corte di Appello di Parigi ha ordinato la riapertura delle indagini sul caso in cui risulta coinvolto. Nel dettaglio, nel 2009, una donna di nome Sophie Patterson-Spatz, era stata condannata per ricatto e minacce contro il suo compagno e aveva cercato aiuto per la revisione della sentenza contattando Darmanin, allora responsabile degli affari legali dell’Union pour un mouvement populaire-UMP, il Partito di centrodestra di Nicolas Sarkozy. La donna protagonista della vicenda sostiene che l’attuale Ministro accettò di scrivere una lettera all’allora Ministra della Giustizia per sostenere la sua richiesta, ma in cambio pretese prestazioni sessuali. Darmanin ha sempre negato le accuse e sembra che per il Presidente francese queste non abbiano rappresentato un ostacolo alla sua nomina.

L’attuale composizione del Governo, tuttavia, non sembra rispettare la promessa di cambiamento promessa dal Presidente Macron, configurandosi piuttosto come “una forma di cambiamento nella continuità” come afferma il quotidiano francese Le Monde. Libération invece ha dichiarato nelle sue pagine che con questo rimpasto di “si prendono più o meno le stesse persone e si ricomincia”.

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