Al Polo fa caldo, +38 in Siberia

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La piccola città di Verchojansk, un grado di latitudine a nord del circolo polare artico, è famosa per essere uno dei centri abitati più freddi di tutto il mondo. I suoi inverni sono gelidi, con temperature che spesso scendono oltre i 50 gradi sottozero.



Eppure, il 20 giugno 2020 questa cittadina nel nord-est della Siberia ha registrato un record opposto: quello della più alta temperatura mai registrata al circolo polare artico: +38°C. Il record precedente (secondo fonti attendibili ma non ufficiali) era di +37,8°C ed era stato stabilito a Fort Yukon, Alaska, nel giugno del 1915.

Il record precedente a Verchojansk, abituata ad escursioni termiche elevate per la grande distanza dal mare, era invece +37,3°C, risalente al 25 luglio 1988.

Il nuovo dato si inserisce in un trend di temperature nelle regioni artiche molto più alte del normale. La tendenza, già evidente fin da dicembre dello scorso anno, si è accentuata con l’inizio della primavera: il mese di maggio è stato il più caldo mai registrato nella regione, con temperature fino a +10°C sopra la media. E secondo le previsioni dell’ArcticClimate Forum il caldo anomale nell’Artico non finirà a breve: le temperature insolitamente alte continueranno anche per i mesi di luglio-agosto 2020. 

Si tratta di una congiuntura climatica che preoccupa molto gli osservatori internazionali. 

Prima di tutto per il rischio di incendi: nel 2019 i roghi sono cominciati a luglio e hanno consumato oltre 3 milioni di ettari. Secondo gli esperti quest’anno il bilancio potrebbe essere molto peggiore. La primavera insolitamente calda ha inoltre provocato un’invasione di falene, le cui larve erodono la corteccia delle conifere lasciandole ancora più esposte alle fiamme. 

Un altro urgente problema provocato dall’innalzamento delle temperature è l’accelerazione dello scongelamento del permafrost. Questo è uno dei motivi più accreditati dietro al crollo del serbatoio diesel a Norilsk, nella Siberia settentrionale, che ha provocato lo sversamento di oltre 20mila tonnellate di carburante. 

Sotto al suolo ghiacciato sono inoltre conservate miliardi di tonnellate di carbonio (CO2 e metano), la cui liberazione potrebbe costituire un ulteriore peggioramento dei problemi climatici. Come se non bastasse, lo scioglimento del permafrost porta alla luce strati di terreno più profondi dove sono conservati virus e batteri, aumentando il rischio del proliferare di nuove malattie.  

Quelli elencati sono tutti sintomi dell’estrema vulnerabilità della regione artica, dove il cambiamento climatico sta procedendo molto più rapidamente che nel resto del pianeta. Il nuovo record di temperatura registrato a Verchojansk aspetta solo di essere verificato dalla World MeteorologicalOrganization (Wmo) per entrare nella storia, ma la conferma ufficiale ha solamente un valore simbolico: le conseguenze nell’Artico del cambiamento climatico sono già pienamente visibili e preoccupanti.

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