L’ascesa dei verdi: i risultati del secondo turno delle elezioni municipali in Francia

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Il 28 giugno, in Francia, in più di 4.000 comuni, si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali, dopo più di tre mesi dal tanto discusso primo turno del 15 marzo, in piena emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19. Il principale vincitore di queste elezioni è stato il partito ecologista, Europe Ecologie-Les Verts (EELV), che ha vinto a Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Il partito del Presidente della Repubblica Macron, La République En Marche, ha perso in molte città francesi, ma ha vinto in Normandia, a Le Havre, grazie alla candidatura del Primo Ministro Edouard Philippe. A Parigi è stata confermata la sindaca socialista Anne Hidalgo ed anche nella sua vittoria ha avuto un peso rilevante il sostegno dell’ecologista David Belliard.

La vittoria dei verdi

Una tornata elettorale storica: Europe Ecologie-Les Verts (EELV) non è più lo stesso partito dopo il secondo turno delle elezioni comunali tenutosi il 28 giugno in più di 4.000 comuni francesi. Piccola struttura partitica con quattro dipendenti, senza deputati all’Assemblea Nazionale, il partito dei verdi francesi ha vinto in diverse grandi città, diventando così una delle forze maggiori dell’opposizione al Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ed al suo partito La République En Marche. Gli ambientalisti hanno vinto- da soli o alla guida di coalizioni – in comuni come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Essi hanno altresì partecipato alla conferma della socialista Anne Hidalgo a Parigi, grazie al sostegno di David Belliard di EELV, alle sue posizioni ecologiste ed alle politiche a tutela dell’ambiente perseguite nel suo primo mandato. Ottimo risultato anche a Marsiglia, dove la situazione è ancora vaga a causa del “terzo turno”, l’elezione del sindaco da parte dei consiglieri comunali.

Tutte queste città saranno vetrine del fenomeno dell’ecologia politica, entrata nella sua fase di maturità, che non ha più paura di mostrarsi intenzionata ad esercitare il potere.

 

Julien Bayou, Segretario nazionale del partito dei verdi, paragona questo risultato alle storiche elezioni municipali del 1977, vinte dalla sinistra, che prefigurarono la vittoria di François Mitterrand nel 1981. “Nonostante le coalizioni anti-clima, nonostante gli insulti nelle campagne, i sindaci ambientalisti sono rieletti e nuove vittorie permettono all’ecologia di mettere radici nei territori, in molte città e grandi metropoli. Ma anche in molti villaggi e distretti della classe operaia, su cui si pone meno l’attenzione” ha dichiarato Bayou.

La partecipazione a questo turno delle elezioni municipali è stata, tuttavia, piuttosto bassa, sotto al 40 % e probabilmente ha inciso l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, nonostante la riduzione del numero dei contagi ed il conseguente allentamento delle misure.

Quanto al Partito di Marine Le Pen, a Perpignan ha vinto Louis Aliot, esponente di Rassemblement National ed ex compagno della stessa leader del partito. Perpignan è così la prima città francese sopra i 100mila abitanti a essere governata da un esponente di Rassemblement National.

La sconfitta e la reazione del partito di Macron

Il Presidente Emmanuel Macron ha commentato i risultati dicendosi “preoccupato” per l’alta astensione. Indiscutibile altresì la preoccupazione per le preferenze espresse dagli elettori. Anche se le elezioni municipali – segnate da fattori locali irripetibili a livello nazionale – non possono essere sopravvalutate, il quadro politico che ne emerge crea qualche problema al Presidente francese, registrando una battuta d’arresto del suo partito La République en Marche. Nessuna grande città è stata, infatti, conquistata dalla forza politica di maggioranza. L’unica eccezione è stata Le Havre, in Normandia, in cui ha vinto il Primo Ministro Edouard Philippe, che ora presumibilmente dovrà scegliere tra le due cariche. Tuttavia, occorre sottolineare che Philippe, attualmente, gode di una popolarità superiore, seppur marginalmente, a quella del Presidente. Inoltre, è già stato sindaco della città portuale normanna dal 2010 al 2017 ed il suo successore, il Repubblicano Luc Lemonnier, non ha dato buona prova di sé, essendo stato costretto alle dimissioni a causa di uno scandalo. Lemonnier aveva infatti mandato sue foto nude a donne non consenzienti.

Al Partito di Macron pesa soprattutto la sconfitta a Parigi, dove la candidata Agnés Buzyn, l’ematologa ex ministra della Salute, è risultata terza con il 14,87% dietro anche alla repubblicana Rachida Dati, discussa ex ministra sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, che ha ottenuto il 34,31% dei voti.

 

Macron ora intende recuperare terreno ed ha accettato la sfida, annunciando investimenti “verdi” per 15 miliardi di euro, l’intenzione di inserire la tutela del clima nella costituzione e di introdurre limiti di velocità a 110 km/h sulle autostrade francesi.

In tale prospettiva, il giorno successivo alle elezioni, il 29 giugno, Macron ha ricevuto all’Eliseo 150 cittadini estratti a sorte che hanno partecipato alla Convenzione cittadina per il clima, al fine di elaborare delle proposte da presentare nell’ambito della lotta al riscaldamento climatico. La scorsa settimana molti leader politici e associazioni hanno, infatti, lanciato appelli al presidente affinché le sue riposte siano all’altezza delle future sfide ambientali ed i buoni risultati ottenuti dai candidati ambientalisti al secondo turno delle elezioni municipali confermano che nell’opinione pubblica vi è il desiderio di portare avanti questo progetto.

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