Corte di giustizia dell’UE: la legge ungherese sulle ONG finanziate dall’estero è discriminatoria e contraria al diritto europeo

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Il 18 giugno, la Corte di Giustizia dell’Unione europea – l’istituzione chiamata a garantire il rispetto del diritto tramite l’interpretazione e l’applicazione dei trattati fondativi dell’UE – ha giudicato discriminatoria e contraria al diritto dell’Unione la “Legge ungherese sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero”, che impone alle ONG che ricevano finanziamenti stranieri oltre 7,2 milioni di fiorini ungheresi (circa € 23.500) l’obbligo di registrazione e di dichiarazione, pena sanzioni. La sentenza dei giudici di Lussemburgo arriva dopo il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea contro lo Stato membro dell’UE, che ora è chiamato ad abrogare o modificare la Legge al fine di evitare una procedura di infrazione.

La legge ungherese sulle ONG finanziate dall’estero

La “Legge sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero”, voluta dal governo sovranista di Viktor Orbán, è stata approvata dal Parlamento ungherese il 13 giugno 2017 ed ha introdotto lo status giuridico di “organizzazione sostenuta dall’estero”. Quest’ultimo designa tutte le associazioni e fondazioni ungheresi che ricevono finanziamenti di oltre 7,2 milioni di fiorini ungheresi (circa € 23.500), in un anno fiscale, da parte di qualsiasi soggetto straniero: privati, fondazioni, ma anche finanziamenti dell’Unione europea. Chi rientra in questo status è sottoposto all’obbligo di registrazione e dichiarazione: in particolare, è obbligato ad indicare lo stato di “associazione CSO”, con cui si deve registrare in tribunale, sul proprio sito web, su tutte le pubblicazioni, nonché sul materiale per la stampa. All’atto della registrazione, è necessario, altresì, indicare il nome dei donanti il cui sostegno abbia raggiunto o superato la somma di 500 000 fiorini ungheresi (circa € 1 400) e l’importo esatto del sostegno. Tale informazione è in seguito pubblicata su una piattaforma elettronica gratuitamente accessibile al pubblico.

Si tratta della prima legge con un simile contenuto approvata in uno Stato membro dell’Unione Europea. I critici la descrivono come un tentativo di colpire il magnate George Soros, oppositore del governo di Budapest ed obiettivo di numerosi attacchi pubblici da parte di Viktor Orbán. Non a caso, il Parlamento magiaro ha approvato anche un’altra proposta di legge, ribattezzata “Stop Soros”: con essa, il governo criminalizza gli atti che “aiutano gli immigrati irregolari”, e minaccia di interdire le organizzazioni civili, bollate come “agenti stranieri” che agiscono in tal senso.

La sentenza della Corte di giustizia dell’UE

“Le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle organizzazioni civili da parte di soggetti stabiliti al di fuori di tale Stato membro” non sono conformi al diritto dell’Unione Europea. La sentenza dei giudici di Lussemburgo arriva dopo il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea contro lo Stato membro dell’UE, che ora è chiamato ad abrogare o modificare la Legge al fine di evitare una procedura di infrazione.

Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea la Legge ungherese sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero ha “introdotto restrizioni discriminatorie e ingiustificate” sia nei confronti delle organizzazioni non governative, sia di chi le finanzia. Secondo la sentenza pronunciata il 18 giugno dai giudici di Lussemburgo la Legge introduce una distinzione di natura discriminatoria tra i movimenti di capitali nazionali e quelli tra le nazioni dell’Unione, che non corrisponde ad alcuna differenza oggettiva. Tali restrizioni contrastano con gli obblighi degli Stati membri relativi alla libertà di circolazione dei capitali di cui all’articolo 63 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nonché con gli articoli 7, 8 e 12 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, relativi al diritto al rispetto della vita privata e familiare, al diritto alla protezione dei dati di carattere personale e al diritto alla libertà di associazione.

Inoltre, le misure previste possono creare un clima di diffidenza nei confronti delle associazioni e fondazioni in questione e la divulgazione pubblica di informazioni relative alle persone stabilite in altri Stati membri o in Paesi terzi che forniscono sostegno finanziario, può dissuaderle dal fornire un simile sostegno.

 

 

L’Ungheria non ha dimostrato per quale ragione l’obiettivo di aumentare la trasparenza del finanziamento associativo giustificherebbe le misure concretamente istituite dalla legge sulla trasparenza. Quanto ai motivi di ordine pubblico e di sicurezza pubblica menzionati all’articolo 65 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la Corte ha ricordato che tali motivi sono ammissibili solo in presenza di una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave a uno degli interessi fondamentali della collettività. Tuttavia, nel caso di specie, l’Ungheria non ha avanzato alcun argomento atto a dimostrare, in modo concreto, una simile minaccia. La legge sulla trasparenza è fondata piuttosto su una presunzione di principio e indifferenziata secondo la quale qualsiasi finanziamento estero delle organizzazioni civili sarebbe intrinsecamente sospetto.

“La storica decisione infligge un colpo agli sforzi delle autorità ungheresi di stigmatizzare e minare le organizzazioni della società civile che criticano le politiche del governo”, ha dichiarato David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria. La legge sulle ong è “un palese tentativo di mettere a tacere le voci critiche e di sottrarre sostegno pubblico alle organizzazioni che lottano per i diritti umani, la giustizia e l’uguaglianza” ha continuato Vig “è di vitale importanza ora che la Corte costituzionale ungherese agisca rapidamente”.

 

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