Le politiche d’immigrazione dell’UE ed il fondo asilo, migrazione e integrazione 2014-2020

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L’immigrazione è oggi uno dei fenomeni più controversi e discussi oltre che di difficile soluzione che l’UE e Stati Membri si trovano ad affrontare. È da anni ormai che l’UE sta intensificando gli sforzi per definire una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura, tenendo conto dell’obbligo morale di adottare una politica di solidarietà a prescindere dalla nazionalità dei migranti ma, d’altro canto, dell’esigenza di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica degli stati che la compongono.

Già dal 1999, l’UE ha iniziato a sviluppare una politica comune in materia di immigrazione. Ad oggi, la politica di immigrazione comunitaria trova la sua base giuridica negli articoli 77, 78, 79 e 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). All’interno di questi articoli vengono affrontate quattro tematiche in particolare: Immigrazione regolare, Integrazione, Lotta all’immigrazione irregolare, Accordi di riammissione. In linea generale, secondo quanto riportato dall’articolo 79 para. 1 del TFUE “L’Unione sviluppa una politica comune dell’immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, l’equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri e la prevenzione e il contrasto rafforzato dell’immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani”, rimettendo le condizioni di ingresso, soggiorno e norme sul rilascio agli Stati Membri, articolo 79, para. 2(a).

Tuttavia, è stato negli anni successivi che si è registrato un acuirsi del fenomeno. Il 2015, infatti, è ricordato come l’anno in cui si sono registrati il numero più alto di flussi migratori che ha portato l’Unione Europea ad adottare una politica più incisiva in materia di immigrazione ed asilo. Da un lato, l’UE si è posta l’obiettivo di attuare politiche per regolare l’immigrazione legale e limitare, invece, quella illegale; dall’altro, l’idea era quella di creare regole comuni per richiedenti asilo che fossero rispettate da tutti gli stati. L’idea alla base era quella di assicurare la sicurezza alle frontiere e di garantire una redistribuzione più proporzionata dei richiedenti asilo fra gli Stati Membri.

Seppur dei passi avanti sono stati fatti, quello che manca a livello dell’Unione Europea, è una politica comune in termini di integrazione, in quanto non sono previsti dettami comuni da rispettare tra gli Stati Membri su questo fronte. Tuttavia, al fine di compensare, parzialmente, questa mancanza, l’Unione offre agli Stati Membri un supporto finanziario. Infatti, oltre alle risorse che i singoli stati ricevono dall’UE a titolo di assistenza d’emergenza, figurano i fondi del bilancio UE 2014-2020 per i programmi nazionali nel settore della migrazione, il noto Fondo asilo, migrazione e integrazione(FAMI).

Considerando come l’Italia da sempre sostiene una pressione migratoria di proporzioni ed intensità considerevoli, è, ovviamente, uno dei maggiori beneficiari del programma FAMI. Il fenomeno migratorio nel nostro Paese, sicuramente di dubbia gestione, ha creato profonde spaccature all’interno della classe politica italiana, creando spesso un forte stallo del Governo nel tentativo di trovare una sua risoluzione. Bisogna comunque ricordare che, seppur non completamente risolutivo, un aiuto arriva dai fondi europei. A tal proposito, il fondo finanziario FAMI istituito con Regolamento UE n. 516/2014 mira a sostenere i vari aspetti del fenomeno migratorio in materia di asilo, integrazione e rimpatrio. La somma di quota comunitaria prevista per l’Italia è pari a 394.185.470,00 EUR (ultima versione approvata), per il semestre 2014-2020, in aggiunta ad una somma di risorse nazionali. Il sistema con cui viene utilizzata la dotazione finanziaria, tra la realizzazione di obiettivi strategici e operativi nonché degli interventi da realizzare è esplicitato nel Programma Nazionale(PN) FAMI, che è il documento programmatico realizzato dall’Italia per la gestione dei fondi a disposizione, di cui l’ultima versione è stata approvata a maggio 2020.

Il PN per il piano 2014-2020 ha indicato, con varie modifiche nel corso degli anni, i fabbisogni di medio e lungo termine più urgenti nel settore asilo, integrazione e rimpatri, elencando per ciascuna area gli obiettivi da raggiungere e cosa si mira ad ottenere con il loro conseguimento. In linea generale, era stato riconosciuto di immediata urgenza quello di dedicare una parte dei fondi al rafforzamento del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, in particolare per quanto riguarda la prima accoglienza, devolvendo una parte alla riqualificazione delle strutture dedicate alla seconda accoglienza ed all’ integrazione, che mira all’inserimento socioeconomico dei migranti. Inoltre, il documento spiega anche come i fondi siano devoluti per migliorare la qualità e la velocità delle procedure per quanto riguarda il processo decisionale in materia di asilo. Infine, parte dei fondi verranno utilizzati per le misure di Rimpatrio, sia nel caso del Rimpatrio Volontario Assistito che del Rimpatrio Forzato. Per vedere gli obiettivi specifici che si intende perseguire con il programma in questione si rimanda comunque al Programma Nazionale presente sul sito del Ministero degli Interni.

Per concludere, più consapevoli del cospicuo ammontare di fondi ricevuti, meno riguardo il loro corretto uso, l’Autorità responsabile per il sistema di gestione dei fondi è il Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, mentre l’Autorità di Audit è il Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie, sempre del Viminale.

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