L’Unione europea lancia un’azione rafforzata contro la disinformazione

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L’Unione europea si schiera contro la disinformazione. Il 10 giugno la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno lanciato delle iniziative volte a contrastare la disinformazione sul coronavirus ed hanno proposto un’azione concreta da avviare in tempi rapidi. Ciò fa seguito all’incarico conferito loro dai leader europei lo scorso marzo al fine di contrastare con decisione la disinformazione e rafforzare la resilienza delle società europee. La pandemia è stata, infatti, accompagnata da un’ondata massiccia di informazioni false o fuorvianti, compresi dei tentativi da parte di soggetti stranieri di influenzare i cittadini e i dibattiti pubblici nell’UE.

Background

L’Unione europea combatte attivamente la disinformazione dal 2015. A seguito della decisione del Consiglio europeo del marzo di quell’anno, il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha istituito la task force East StratCom. Nel 2016 è stato poi adottato il quadro congiunto per contrastare le minacce ibride, seguito nel 2018 dalla comunicazione congiunta sul rafforzamento della resilienza e sul potenziamento delle capacità di risposta alle minacce ibride. Il piano d’azione del 2018 delinea i quattro pilastri per la lotta dell’UE contro la disinformazione: migliorare le capacità di individuare, analizzare e denunciare la disinformazione; potenziare risposte coordinate e comuni, anche attraverso il sistema di allarme rapido; mobilizzare il settore privato per contrastare la disinformazione; sostenere azioni di sensibilizzazione e rafforzare la resilienza sociale. Nell’ottobre 2018 Facebook, Twitter, Mozilla e le associazioni di categoria che rappresentano le piattaforme online, l’industria della pubblicità e gli inserzionisti hanno altresì firmato il Codice di buone pratiche sulla disinformazione, uno strumento di autoregolamentazione a cui ha aderito successivamente anche Microsoft. Infine, in una comunicazione congiunta del giugno 2019, la Commissione e l’Alto Rappresentante hanno concluso che, sebbene le elezioni europee del maggio 2019 non siano state esenti da disinformazione, le azioni intraprese dall’UE hanno contribuito a ridurre lo spazio disponibile all’influenza di paesi terzi e alle campagne coordinate volte a manipolare l’opinione pubblica.

L’azione rafforzata

L’attuale crisi sanitaria ed economica si è trasformata in un banco di prova per dimostrare come l’UE e le sue società democratiche affrontano la sfida della disinformazione. Per un’UE più forte e più resiliente occorrono comprensione, comunicazione, cooperazione, trasparenza.

Nella lotta alla disinformazione è importante in primo luogo distinguere tra contenuti illegali e contenuti dannosi ma non illegali. Occorre poi considerare la labilità dei confini tra le varie forme di contenuti falsi o ingannevoli: dalla disinformazione, che è per definizione intenzionale, alla cattiva informazione, che può essere involontaria. La motivazione può variare, da operazioni di influenza mirate, condotte da soggetti stranieri a ragioni puramente economiche. Ciascuna di tali sfide richiede una risposta calibrata. È inoltre necessario mettere a disposizione una maggiore quantità di dati per il controllo pubblico e migliorare le capacità analitiche.

La Commissione continua a sfatare i miti sul coronavirus tramite una pagina web che ha totalizzato più di 7 milioni di visualizzazioni. Il Servizio europeo per l’azione esterna, assieme alla Commissione, ha intensificato la comunicazione strategica e potenziato la diplomazia pubblica nei paesi terzi, compresi i paesi del vicinato dell’UE.

In questi mesi vi sono state operazioni di influenza e campagne di disinformazione mirate, intraprese nell’UE, nei paesi vicini e a livello globale da soggetti stranieri e da alcuni paesi terzi, in particolare Russia e Cina. Ad esempio, la task force East StratCom del SEAE ha individuato e denunciato sul sito web EUvsDisinfo più di 550 narrazioni di disinformazione provenienti da fonti pro-Cremlino.

Garantire la libertà di espressione e il pluralismo del dibattito democratico è un aspetto centrale della risposta europea alla disinformazione. La Commissione continuerà, infatti, a monitorare l’impatto sul diritto e sui valori dell’UE delle misure di emergenza adottate dagli Stati membri nel contesto del coronavirus. Fornire strumenti ai cittadini, sensibilizzarli e rafforzare la resilienza della società significa consentire ai cittadini di partecipare al dibattito democratico salvaguardando l’accesso alle informazioni e la libertà di espressione e promuovendo l’alfabetizzazione mediatica e la cultura dell’informazione dei cittadini, compresi pensiero critico e competenze digitali.

Le azioni proposte confluiranno nelle attività future dell’UE in materia di disinformazione, in particolare nel piano d’azione europeo per la democrazia e la legge sui servizi digitali.

Le dichiarazioni

“La falsa informazione nel mondo può costare vite. Stiamo lavorando con le piattaforme online per fermare quanti cercano di approfittare della crisi da Coronavirus o di sfruttarla. Oggi presenteremo un rapporto sull’azione dell’Ue contro la disinformazione ed i prossimi passi da fare”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un videomessaggio su Twitter.

L’Alto Rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell ha, invece, dichiarato: “La disinformazione ai tempi del coronavirus può uccidere. Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli della diffusione di informazioni false e denunciando i responsabili di tali pratiche. Nel mondo odierno, basato sulla tecnologia, nel quale i guerrieri si servono di tastiere anziché di spade e le operazioni di influenza e le campagne di disinformazione mirate sono un’arma riconosciuta di soggetti statali e non statali, l’Unione europea sta intensificando le proprie attività e migliorando le proprie capacità per combattere questa battaglia”.

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