Istat: le previsioni economiche italiane per il biennio 2020-21

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Se l’emergenza sanitaria affrontata negli ultimi mesi sembra che la stiamo gradualmente lasciando alle spalle, lo stesso non si può dire della seria stagnazione economica che stiamo affrontando e dovremmo affrontare nei prossimi mesi.

Non è un mistero che le stringenti misure di contenimento decise dal Governo, per far fronte all’epidemia da COVID-19, abbiano determinato un profondo impatto sull’economia del nostro paese, uno shock negativo che prevedrà una lenta ripresa, considerando che negli ultimi anni l’Italia non ha mai vantato numeri rassicuranti che segnassero una solida ripresa economica. Prima dell’epidemia, già nel 2019, il ciclo economico italiano era caratterizzato da noti segni di debolezza e la stagnazione in atto era evidente. Tuttavia, i recenti provvedimenti hanno contribuito alla stagnazione economica dei mesi a venire, poiché hanno alterato le scelte e le possibilità di produzione, investimento e consumo ed il funzionamento del mercato del lavoro, come ben spiegato dall’ Istituto Nazionale di Statistica (Istat) nella sua recente pubblicazione riguardo le prospettive per l’economia italiana. A peggiorare questo scenario, inoltre, è proprio la natura pandemica del virus, per cui le misure stringenti sono state prese su scala globale, riducendo, così, gli scambi internazionali e la domanda estera rivolta alle imprese del nostro paese.

In questa circostanza, particolarmente allarmanti sono stati i dati resi pubblici dall’Istat riguardo le prospettive di crescita, o meglio, decrescita, dell’economia italiana per il biennio 2020-2021, profondamente alterate a seguito dell’emergenza COVID-19. Prima di scendere nel dettaglio dei dati numerici diffusi dall’Istat, è doveroso fare alcune precisazioni riguardo le stime fatte. Come risultato degli studi, come spiega l’Istituto, le stime numeriche che verranno presentate si basano sull’ ipotesi che la caduta della produzione sembrerebbe colpire maggiormente il secondo trimestre del 2020ancora più che il primo trimestre, riscontrando una debole ripresa produttiva per il terzo e quarto trimestre; in aggiunta ad altre assunzioni che non prevedono una seconda ondata di contagi così drammatica come quella appena sperimentata ed inoltre, fanno fede all’attuazione ed all’efficacia delle manovre economiche previste dai recenti decreti nonché all’adozione di una politica monetaria accomodante. Quest’ultima si applica durante un’espansione fiscale per evitare l’effetto spiazzamento, ovvero un aumento dei tassi di interesse che può ridurre gli investimenti, in modo da dare respiro ai mercati finanziari. Da questi presupposti, si deduce che il profondo impatto delle stringenti misure sul futuro sviluppo dell’economia italiana rimanga comunque difficile da descrivere ammette l’Istat, dati gli ampi livelli di incertezza da tenere in considerazione.

Passando, ora, alle stime numeriche previste dall’Istituto di Statistica per il 2020e 2021, si prospetta un calo netto del Pilper l’anno in corso pari a -8,3%, mentre si prevede una debole ripresaper il successivo anno pari a +4,6%del Pil. Secondo quanto riportato dalla tabella Istat sul Prospetto 1 riguardo “Previsioni per l’economia italiana – Pil e principali componenti”, diverse sono le cause di questo netto arresto della crescita economica per l’anno 2020, così riassumibili: caduta dei consumi delle famiglie e delle ISP (-8,7%), crollo investimenti (-12,5%) e un amento della spesa delle Amministrazioni pubbliche (+1,6%). Tutto questo è accompagnato da un quadro internazionale non favorevole. Come già accennato, gli effetti delle misure di contenimento avranno serie ripercussioni anche sulle maggiori economie globali, dato il crollo nel commercio mondiale che non sembra pronto a riprendersi nemmeno nei prossimi mesi. A tal proposito, secondo le previsioni economiche di primavera 2020 divulgate dalla Commissione Europea su “European Economic Forecast. Spring 2020”, si stima che l’economia dell’UE subirà una contrazione pari a -7,4% nel 2020, a fronte di una possibile contrazione economica pari al -6,5% per gli Stati Uniti e di una esigua crescita per la Cina pari a +1%, in netto calo rispetto ai ritmi di crescita del paese degli anni passati.

Passando al mercato del lavoro, i dati Istat non sembrano essere più rassicuranti. Partendo dal presupposto che l’Italia non è certo un paese che vanta un tasso occupazionale invidiabile, soprattutto a livello giovanile, nel solo mese di aprile, a seguito di indagini sulle forze di lavoro, è stato registrato un ulteriore calo dell’occupazione pari a -1,2% rispetto al mese precedente, che ha colpito, in particolare, lavoratori dipendenti a termine e lavoratori indipendenti. L’Istat stima che il calo occupazionale per il 2020 è pari a -9,3%, per poi subire un andamento inverso nel 2021 tornando al +4,1%, a seguito della ripresa economica stimata per il prossimo anno.

Se queste sono parte delle prospettive economiche rese note dall’Istat, ad oggi non ci resta che attendere l’attuazione delle tanto attese manovre economiche, nonché del progetto degli Stati generali dell’economia per il rilancio del Paese, così da mitigare, almeno in parte, gli effetti economici e sociali di questa pesante crisi.

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