Si aggrava il problema dell’acqua nella Crimea occupata

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La crisi in Crimea non si attenua, alla situazione politica si aggiunge una nuova emergenza umanitaria che si scatena a causa della mancanza di approvvigionamento idrico della regione interrotto da Kiev nel 2014. In questi giorni alla DUMA di Mosca è stato fatto un appello dalla deputata Natalia Poklonskaya, ex procuratore della Crimea, all’alto commissario delle Nazioni Unite perché l’approvvigionamento sia ripreso da parte delle autorità centrali Ucraine.

La deputata Poklonskaya ha chiesto all’Ucraina di riprendere l’approvvigionamento idrico attraverso il canale della Crimea settentrionale, nonché la fine della “politica discriminatoria delle autorità ucraine contro i  milioni di abitanti della Crimea”.

Nel 2014 con l’intervento Russo durante le sollevazioni delle fazioni filorusse della popolazione della Crimea Kiev ha perso il controllo dell’area e ha interrotto la fornitura  idrica della Crimea attraverso un canale della Crimea settentrionale.  La carenza cronica di acqua della regione è stata un problema  da allora, ma in questi giorni la crisi idrica si è intensificata a causa di una grave carenza di precipitazioni.

Fonti vicine al governo di Kiev ritengono che questa crisi idrica “sia affrontata dalla Russia visto che l’Ucraina non ha  più potere sulla Crimea”.

Questa situazione apre anche altri possibili scenari che potrebbero portare la Russia ad un nuovo intervento militare con un ampliamento della zona di ingerenza per ottenere l’accesso alle risorse idriche, poiche l’amministrazione Ucraina ha ribadito “che non venderà l’acqua alle forze di occupazione russe”

Kiev ha dichiarato che le carenze idriche, a loro avviso, sono il risultato dell’occupazione stessa e che se finisce, lo sarà anche la crisi idrica.  Il canale della Crimea settentrionale è un oggetto artificiale che non è stato creato dalla natura ma dall’uomo, motivo per cui il blocco dell’acqua non è uno strumento per organizzare una catastrofe umanitaria piuttosto una risposta all’occupazione russa.  E secondo il diritto internazionale, le conseguenze dell’occupazione sono a carico dell’occupante. inoltre dopo i sei anni di annessione della Crimea, la Russia ha aumentato il suo contingente militare sulla penisola di almeno tre volte. Esperti internazionali affermano che da 30 a 50 mila soldati russi sono presenti nella Crimea occupata, sono rappresentate diverse specialità delle forze armate di Mosca equipaggiate con armamenti anche molto potenti tipo i sistemi missilistici “Iskander” e “S-400”.

La preoccupazione del governo Ucraino è quella di vedere legittimata l’annessione della Crimea da parte della Russia  giustificandola sostanzialmente con il deteriorarsi della situazione umanitaria e rendendo Kiev un caprio espiatorio.

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