GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Francia, battuta d’arresto per l’ idrossiclorochina contro il Covid-19

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Dopo uno studio pubblicato sulla rivista “The Lancet” che evidenzia l’inefficacia e i rischi dell’uso di idrossiclorochina per curare il Covid-19, il 26 maggio, in Francia, l’Alto Consiglio per la sanità pubblica (HCSP) e l’Agenzia dei medicinali (ANSM) hanno dichiarato di essere contrari al suo uso come trattamento o in studi clinici. In Europa, il clamore nei confronti dell’uso di idrossiclorochina è nato proprio in Francia, soprattutto grazie ad uno studio condotto dall’infettivologo Didier Raoult. Qualche ora dopo l’annuncio francese, anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19. Ciò fa eco all’annuncio dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) risalente al 25 maggio circa la sospensione temporanea dell’uso del medicinale nell’ambito del processo di solidarietà globale per la lotta al coronavirus.

Il “guru dell’idrossiclorochina”

Derivato dalla clorochina-un medicinale contro la malaria-l’idrossiclorochina è prescritta per combattere le malattie autoimmuni, il lupus o l’artrite reumatoide. Si tratta di uno dei tanti trattamenti testati dall’inizio dell’epidemia da coronavirus, ma il suo utilizzo è oggetto di molte controversie.

A marzo gli Stati Uniti hanno concesso l’autorizzazione di emergenza per l’uso del farmaco nella lotta al Covid-19 e Donald Trump ha dichiarato che lui stesso lo sta assumendo per scongiurare un contagio. In Europa il clamore nei confronti dell’uso di idrossiclorochina è nato in Francia, dove un piccolo studio svolto nella clinica di Marsiglia e condotto dall’infettivologo Didier Raoult ha rivelato di avere risultati promettenti. Sin dall’inizio dell’epidemia in Francia, si è creato uno scontro tra sostenitori e avversari dell’infettivologo Didier Raoult, rivelatosi il più noto portavoce dei presunti benefici dell’idrossiclorochina, attraverso studi realizzati sui suoi pazienti ricoverati nell’istituto Méditerranée Infection di Marsiglia. In particolare, Raoult utilizza l’ idrossiclorochina in pazienti con forme minori di coronavirus ed in combinazione con un antibiotico della famiglia dei macrolidi, l’azitromicina. Raoult, 68 anni, è diventato una star del web, parlando quasi esclusivamente attraverso video postati su YouTube. Sostenuto da alcuni politici locali della destra francese, come il sindaco di Nizza Christian Estrosi, Raoult è altresì diventato collaboratore della nuova rivista sovranista di Michel Onfray.

Nel mezzo delle polemiche, il 9 aprile, il Presidente francese, Emmanuel Macron, si è recato a Marsiglia per incontrare il “guru dell’idrossiclorochina” e discutere con la sua équipe. La visita del Presidente aveva scandalizzato una parte della comunità scientifica che non ha mai riconosciuto l’attendibilità delle tesi di Raoult. Macron non si è mai pronunciato ufficialmente sul dibattito scientifico, lasciando il merito della questione al ministro competente in materia, il Ministro della Sanità francese, Olivier Véran.

In seguito alla pubblicazione dello studio da parte della rivista “The Lancet” che evidenzia l’inefficacia e i rischi dell’uso di idrossiclorochina per curare il Covid-19, il Professor Didier Raoult,

ha respinto le scoperte pubblicate mostrando la propria opposizione.

Le raccomandazioni delle autorità francesi

Nel fine settimana, il Ministro della Sanità francese, nonchè neurologo, Olivier Véran, aveva chiesto al Consiglio nazionale per la sanità pubblica (HCSP) di valutare l’eventuale ritiro dell’autorizzazione a prescrivere il farmaco ai pazienti ricoverati in ospedale affetti da Covid-19. Il 26 maggio l’agenzia di sanità pubblica francese ha consigliato di non utilizzare l’idrossiclorochina al di fuori degli studi clinici. In un parere richiesto dal Ministero della Salute, l’HCSP raccomanda “di non utilizzare l’idrossiclorochina nel trattamento di Covid-19” al di fuori degli studi clinici, da solo o in combinazione con un antibiotico. Raccomanda inoltre di “valutare il rapporto rischio-beneficio dell’uso dell’idrossiclorochina negli studi terapeutici” e di “rafforzare la regolamentazione nazionale e internazionale dei vari studi”. Da parte sua, l’Agenzia dei medicinali ha annunciato di aver “avviato” la procedura di sospensione “come precauzione” di studi clinici che hanno somministrato l’idrossiclorochina in pazienti con Covid-19. La sospensione entrerà in vigore dopo 24 ore di procedimento contraddittorio con gli organizzatori di questi processi. “I pazienti sottoposti a trattamento con idrossiclorochina in questi studi clinici saranno in grado di continuare fino alla fine del protocollo” aggiunge l’ANSM. Rileva che sedici studi sono stati autorizzati in Francia per valutare l’efficacia di questo trattamento contro il Covid-19.

Il Ministro francese Olivier Véran, che in una prima fase aveva aperto alla terapia a base di idrossiclorochina, ha, pertanto, chiesto una modifica del protocollo, prevedendo la somministrazione di idrossiclorochina in ospedale solo per i casi più gravi.

La reazione dell’Italia

In serata, anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ha raccomandato di non utilizzare il farmaco per il trattamento del Covid-19 al di fuori degli studi clinici, in quanto, come ha motivato l’Aifa in una nota “nuove evidenze cliniche indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti”. Fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, l’Aifa e la sua Commissione Tecnico-Scientifica (Cts) sono state costantemente impegnate in un processo di continuo aggiornamento delle evidenze scientifiche e hanno predisposto delle schede che rendono via via espliciti gli indirizzi terapeutici entro cui è possibile prevedere un uso controllato e sicuro dei farmaci utilizzati nell’ambito di questa emergenza. In particolare, l’idrossiclorochina, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il Covid-19, è stata resa disponibile a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN), tenendo conto di evidenze scientifiche preliminari su pazienti Covid e a fronte di un profilo di tossicità che appariva consolidato, sulla base degli usi clinici autorizzati per il trattamento cronico delle malattie reumatiche.

“La posizione dell’Agenzia – sottolinea la nota – è stata pertanto quella di prevederne l’utilizzo, ai dosaggi e per i tempi indicati nelle schede, nel contesto di una accurata valutazione del rapporto rischio/beneficio nei singoli casi”.

 

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