Smart working: gioie e dolori in tempo di pandemia

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In Fase 2, il primo a sdoganare il lavoro agile a tempo indeterminato è stato Jack Dorsey. L’amministratore delegato di Twitter ha infatti annunciato che i dipendenti del social network potranno lavorare da remoto, per sempre. La decisione è personale e chi vuole rientrare potrà farlo gradualmente.

Sulla stessa scia Google e Facebook che protrarranno lo smart working fino a fine anno. Le grandi del Tech potrebbero essere presto seguite da alcuni colossi finanziari come J.P. Morgan.

Questo sta accadendo oltreoceano: e in Italia?

Qualcuno come la società milanese HC —che opera nell’ambito delle risorse umane —si è chiesto  come lo smart working incida sul clima aziendale. Ne è emerso che il 58% degli intervistati pensa di accrescere le proprie capacità digitali e che il 40% crede che migliorerà collaborazione e integrazione. Frena l’entusiasmo, invece, Marco Bentivogli segretario generale Fim Cisl. Durante un’intervista a “La Repubblica”ha definito telelavoroquello attuato finora e non reale smart working, che invece andrebbe contrattualizzato. Per lui, per alcune imprese si arriva a parlare  di cottimo digitale.

In azienda, prima e dopo il lockdown

 Fidoka, internet provider del maceratese con 37 dipendenti, aveva già sperimentato il lavoro agile prima dell’avvento del Covid-19.

«Già da prima di marzo, abbiamo una persona che si occupa del customer care da Milano. Viene solo 3 giorni al mese in sede, qui, a Ripe San Ginesio» spiega Sara Servili, la titolare. «A seconda delle esigenze a ciascuno è stata data la possibilità di lavorare in smart working, così è stato, recentemente, per una donna incinta negli ultimi mesi di gravidanza». Un lusso per impiegate? No, perché alla donna sono state cambiate alcune mansioni, non potendo staccare pesi.

Durante la Fase 1 i dipendenti, che hanno lavorato in postazioni da remoto, sono saliti a più del 50% sul totale. «Tutti praticamente, a parte i tecnici e gli installatorie chi si occupa dell’assistenza clienti» sottolinea.

Se pensate che le aziende private o i professionisti fossero i più preparati per l’evenienza, vi sbagliate. «Gli enti pubblici in questo caso sono stati più lungimiranti» afferma Servili. «Qui in zona, il Comune di Macerata aveva provveduto prima dello scoppio della pandemia mentre il Comune di Tolentino e la Comunità degli Monti Azzurri si sono attivati subito dopo la chiusura» dice Servili. Quelli più in difficoltà? «Gli avvocati con problemi di firewall per proteggersi da accessi indesiderati».

Di Silvia Ilari 

 

 

 

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