La tegola venezuelana di Trump

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La crisi presidenziale avvenuta con la nomina da parte dell’Assemblea Nazionale, ovvero il parlamento venezuelano, di Juan Guaidò come presidente ad interim al posto di Maduro, considerato illegittimo, non si è arrestata neanche in un periodo di pandemia mondiale.

Domenica due maggio infatti, secondo quanto riportato sia dalla BBC che dal Washington Post, oltre che dallo stesso governo venezuelano, è stata intercettato un gruppo di uomini armati, sbarcato in segreto a Macuto. La missione, denominata “Operazione Gedéon” , proprio come quella lanciata da Maduro nel 2018 e conclusasi con l’uccisione di uno dei capi dell’opposizione, nota come il massacro di El Junquito, aveva l’obbiettivo di catturare e di portare in America il presidente venezuelano, ed era stata progettata da Jordan Gaudreau, ex Berretto verde, ora a capo dell’associazione di sicurezza Silvercop, che ne ha spiegato i dettagli al momento del suo fallimento.

Il presidente Maduro e il ministro della giustizia e degli interni l’hanno definita un’operazione terroristica, attribuendo la colpa pubblicamente a Stati Uniti e Colombia oltre che al leader dell’opposizione Guaidò. Tutte le parti chiamate in causa hanno prontamente negato il loro coinvolgimento, e la stessa amministrazione Trump ha dichiarato di “voler fare di tutto” per estradare due uomini americani rei agli occhi venezuelani di aver partecipato alla missione. Sempre il Washington post ha però dimostrato un versamento di 213 mila dollari effettuato dall’opposizione alla Silvercops, mentre il 26 marzo gli Stati Uniti hanno giudicato Maduro colpevole di narcotraffico, offrendo fino a 15 milioni di dollari per informazioni che avrebbero portato al suo arresto e fino a 10 per l’arresto di suoi collaboratori. Per quanto riguarda la partecipazione della Colombia, secondo quanto riporta la testata americana Associated Press, quest’utlima avrebbe fornito tre basi per l’addestramento di truppe dell’opposizione a Cliver Alcalà, un ex generale venezuelano. Il predetto è stato anche arrestato per tali accuse dalla Colombia, che però lo ha estradato negli Usa, dove è stata liberato ed “assunto” alla DEA, per occuparsi del narcotraffico, e conseguentemente quindi di Maduro, data la condanna statunitense al suddetto, in quanto narcotrafficante.

Ma non è finita qui.
Trump aveva affermato che se avesse voluto invadere il Venezuela l’avrebbe fatto con un esercito e con un’invasione su larga scala. L’ex capitano della “FuerzaArmada Nacional Bolivariana”, ovvero l’esercito venezuelano, ha affermato in un’intervista a NapoleonBravo, giornalista anch’egli venezuelano in esilio, di aver collaborato all’operazione, che progettava da un anno. Come riporta anche efecto cocuyo, una testata indipendente venezuelana che si occupa della libera informazione nel paese, il Capitano ha spiegato che quel gruppo di 20 uomini non era che un’avanguardia, e che ne sono pronti ben 3000 uomini, che sarebbero intervenuti per liberare il Paese, se quel gruppo non fosse stato catturato. Sarà questo l’esercito di cui parla Trump?

Di Giulio Consoli

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