Repubblica Ceca e Covid-19: solidarietà e aiuti di Stato

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La diffusione del coronavirus ha colpito tutti gli Stati europei, anche se in modo diverso, intorno ai mesi di febbraio-marzo. La prima reazione di ogni Paese è stata quella di adottare delle misure e gestire lo stato di emergenza senza coordinarsi a livello europeo, mettendo in secondo piano la l’appartenenza all’UE. Col passare delle settimane, l’appartenenza all’UE si è rivelata invece fondamentale, sia in termini di aiuti economici o di allentamento di alcune misure come quella sugli aiuti di Stato, sia in termini di riscoperta dei valori di solidarietà ed unione nella diversità. Tutto questo si traduce nella pratica in importanti aiuti da parte della Repubblica Ceca verso altri paesi, come spedire le mascherine in Italia, ma anche approvando nuovi regimi di garanzia per il paese.

 Solidarietà Praga – Roma

La Repubblica Ceca ha donato 500.000 mascherine all’Italia per sostenere gli operatori sanitari. Il Ministro della Salute Adam Vojtěch (del partito ANO) ha annunciato questa misura durante la conferenza stampa del governo. L’Italia riceverà la spedizione questa settimana, in quanto è uno dei paesi europei più colpiti dal coronavirus, con un totale di 213.013 contagiati e 29.315 deceduti.

“Il Governo ha approvato un altro dono: mezzo milione di mascherine per l’Italia. Sembra che l’Italia abbia già superato il peggio nella lotta contro il coronavirus, ma l’aiuto le serve sempre. Nello stesso tempo ho scritto a Giuseppe Conte una lettera in cui mi inchino davanti al personale sanitario italiano che in quei giorni difficili stava in prima linea”, ha dichiarato il Primo ministro Andrej Babiš.

La Repubblica Ceca ha deciso di donare le mascherine all’Italia proprio ora che il paese si appresta ad entrare nella “fase 2”, con una graduale riapertura delle attività e la possibilità di far visita ai parenti, proprio perché sarà importante preservare il sacrificio fatto finora: sarà necessario mantenere il distanziamento sociale ed indossare la mascherina in luoghi pubblici, così come potenziare l’equipaggiamento del personale sanitario. Le mascherine inviate dal governo di Babiš sono infatti mascherine chirurgiche indirizzate a medici, infermieri, operatori sanitari e così via.

Si tratta di una seconda donazione che fa seguito a quella delle 10.000 tute sanitarie donate lo scorso marzo. L’aiuto di Praga è molto importante anche perché, dopo la questione di marzo, erano sorte nel paese diverse polemiche: sembrava infatti che le autorità ceche avessero sequestrato 110.000 mascherine provenienti dalla Cina e dirette all’Italia. In realtà, la questione è andata diversamente, poiché il carico di mascherine previsto per l’Italia è stato sequestrato in una più ampia indagine delle autorità ceche contro il mercato abusivo di mascherine, per poi aver constatato la provenienza cinese ed essere spedite qualche giorno dopo per l’Italia su un pullman insieme a circa 40 connazionali bloccati nel Paese.

Aiuti di Stato

Il 5 maggio 2020, la Commissione europea ha approvato un regime di garanzia della Repubblica Ceca di circa 5,2 miliardi di euro, corrispondenti a 140 miliardi di corone ceche, per le grandi società con attività di esportazione colpite dall’epidemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato dalla Commissione il 19 marzo e modificato il 3 aprile 2020.

Il governo di Praga ha notificato alla Commissione il regime di garanzia per 5,2 miliardi di euro, che sarà sotto forma di garanzie statali sui prestiti e sarà accessibile alle grandi società le cui esportazioni rappresentano almeno il 20% delle entrate annue delle vendite. Il regime mira a limitare il rischio associato all’emissione di prestiti a quelle società esportatrici che sono maggiormente colpite dall’impatto economico dell’epidemia di coronavirus, garantendo così il proseguimento delle loro attività. La Commissione ha approvato la misura ceca in quanto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, copre garanzie su investimenti o prestiti di capitale circolante con scadenza e dimensioni limitate; è limitato nel tempo; limita il rischio assunto dallo Stato a un massimo dell’80%; prevede un’adeguata remunerazione delle garanzie; contiene garanzie per garantire che l’aiuto sia effettivamente incanalato dalle banche o da altri istituti finanziari ai beneficiari bisognosi. Il regime sarà gestito dall’agenzia di credito all’esportazione EGAP, che finanzia l’attività generale dei beneficiari facilitando il loro accesso alla liquidità sotto forma di prestiti di capitale circolante e prestiti di investimento.

La vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, responsabile della politica di concorrenza, ha dichiarato: “La misura aiuterà le aziende [esportatrici] a continuare la loro attività durante e dopo l’epidemia di coronavirus. Continuiamo a lavorare in stretta collaborazione con gli Stati membri per trovare soluzioni praticabili per mitigare l’impatto economico dell’epidemia di coronavirus, in linea con le norme dell’UE”.

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