UE-Libia: Al-Serraj rifiuta la nuova missione Irini

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Il Presidente del Governo di Accordo Nazionale Libico (GNA), Fayez al-Serraj, ha annunciato la sua volontà di rigettare la neo-nata Missione UE nel Mediterraneo denominata Irini, dal greco “pace”.  La nuova operazione post-Sophia era stata lanciata agli inizi di aprile con il mandato di monitorare ed arginare le violazioni dell’embargo sulle armi in Libia disposto dalle Nazioni Unite (ONU).

 

In effetti, così configurata, l’operazione non prevede il controllo delle frontiere e delle aree terrestri orientali del Paese, attraverso le quali avverrebbe il maggior traffico di munizioni belliche destinate all’esercito di Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica.

In una lettera indirizzata a Bruxelles e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Al-Serraj rimprovera alla Comunità internazionale di non essersi confrontata con il Consiglio Presidenziale libico nella definizione di obiettivi e competenze della Missione post-Sophia. In particolare, Serraj si è detto profondamente insoddisfatto della modalità scelta per implementare la Ris. 2510/2020, che ignora, di fatto, il monitoraggio di aree considerate cruciali per contrastare l’arrivo di mezzi di sostegno all’Esercito Nazionale Libico (LNA).

 

L’operazione Irini è entrata ufficialmente in azione dal primo aprile 2020, dopo che il Consiglio Europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo lancio, allo scadere del mandato della precedente Operazione Sophia. Tuttavia, se quest’ultima riguardava la totalità delle coste libiche ed era finalizzata a contrastare il traffico di migranti, la nuova missione riguarda le sole acque orientali, al fine di monitorare il rispetto dell’embargo nel Paese.

 

Sin dai primi giorni di aprile il GNA, con il tramite del Ministro degli Esteri Mohamed Siala, aveva espresso i suoi dubbi in merito alla missione UE, definita incompleta. In questi giorni anche parte della Comunità internazionale, in particolare Mosca, ha espresso forti dubbi sull’utilità della nuova missione europea nel Mediterraneo, sottolineando che, come recentemente annunciato dal Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian al quotidiano Le Monde, le navi turche stazionano di fronte alle coste libiche da gennaio, trasportando equipaggiamenti miliari e combattenti.

 

Un’analisi pubblicata nei primi giorni di aprile dal Centre for European Reform, dal titolo “The Eu’s New Libya Operation Is Flawed, aiuta a riflettere sui potenziali effetti di un “naufragio” della proposta europea.

«Irini rischia di infliggere un colpo fatale alla credibilità dell’UE come mediatore onesto in Libia, rendendo l’Unione ancora più marginale nei tentativi di affrontare il conflitto di quanto non lo sia già». L’operazione «rischia di peggiorare le cose a meno che gli europei non siano disposti ad aumentare la pressione diplomatica sui sostenitori di Haftar per garantire un cessate il fuoco».

 

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