Covid-19: Privacy o lotta al contagio? Cosa fare?

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In questi giorni per combattere l’epidemia si preannuncia la possibilità di tracciare le persone positive al Covid-19 ed i loro contatti. Il tracciamento verrebbe effettuato attraverso l’utilizzo di big data forniti dagli operatori di telefonia mobile in un ambito, e con finalità, attualmente non previsti in materia di privacy .

Abbiamo chiesto al Dott. Alessandro Papini, presidente dell’Accademia Italiana della Privacy (A.I.P) un suo giudizio sui possibili rischi e violazioni relative alla privacy, derivanti dall’utilizzo di questi dati sensibili.

Una misura come quella del “contact tracing” appare apertamente invasiva.  Si tratterebbe di avviare un meccanismo di registrazione degli spostamenti dell’intera popolazione, con la conseguente creazione di un database a disposizione delle autorità. La ratio di questa misura è tracciare i cittadini positivi al Covid-19, individuando, prima del contagio, i luoghi e le persone frequentate, al fine di prevenire nuovi focolai.

Se si dovesse procedere all’utilizzo di questi dati, quali potrebbero essere i passi derogare i regolamenti vigenti?

Ad oggi non è possibile parlare di deroga ai regolamenti. Fare ciò creerebbe infatti una terra di nessuno, dove i trattamenti non autorizzati prolificherebbero, più di quanto già non accada oggi.

Non dobbiamo dimenticare che i dati oggi costano più del denaro, e come tali vanno protetti per evitare i rischi di furti e rapine. Parlerei piuttosto di una deroga che l’EDPB (European Data Protection Board) dovrebbe concedere ad ogni Stato membro, affinché con decreto-legge si possano facilitare i trattamenti atti a monitorare l’andamento dell’epidemia.

A suo avviso come si potrebbero utilizzare i dati l’ottimizzazione del tracciamento garantendo, allo stesso tempo, un elevato standard di protezione?

Suggerirei l’installazione di un’applicazione che, tramite il sistema GPS integrato negli smartphone, consenta la localizzazione della persona infetta, tracciando i suoi spostamenti.  La tecnologia, in questo contesto, è sicuramente un valido alleato per prevenire la creazione di nuovi focolai.

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