GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Il Coronavirus mette all’angolo Bolsonaro: l’emergenza Covid-19 evidenzia l’incapacità di gestione e coordinamento del leader brasiliano.

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L’America Latina oggi è alle prese, come altre parti del mondo, con la pandemia di Covid-19. Il virus oltre a recare preoccupazione nella popolazione sta mettendo a dura prova i consolidati equilibri politici ed economici locali. Il morbo è ormai presente in tutti gli Stati di quest’area del mondo ed ha colpito in particolar modo il Brasile, con 2611casi, il Cile con 1306 contagi, l’Ecuador dove i casi sarebbero 1382 ed Argentina e Messico, entrambi con più di 400 casi.

In questa preoccupante situazione Jair Bolsonaro, considerato da alcuni come una figura politica divisiva, fino a pochi mesi fa godeva di una grande stima da parte della popolazione: diverse inchieste demoscopiche lo vedevano nettamente in testa nelle intenzioni di voto, 29 per cento a 17, nei confronti dell’ex presidente Lula. La popolarità di Bolsonaro probabilmente veniva aiutata dallo stato di salute dell’economia che vedeva una prospettiva di crescita, nel 2020, dell’1,6 per cento e nel 2021 del 2,3 per cento.

Caos ed instabilità

Il Presidente brasiliano si trova oggi sotto il fuoco incrociato per la gestione dell’epidemia, che ha prima bollato come una “fantasia” e poi come “isteria” promossa dai media per indebolire il suo governo. La mancata accortezza della crisi da parte di Bolsonaro ha infatti aperto la strada ai governatori locali, che ritenendo rischioso l’atteggiamento del leader brasiliano, hanno preso l’iniziativa introducendo misure più restrittive e rigorose per il contenimento dell’espansione del virus nel Paese.

João Doria nello stato di São Paulo ha così varato una quarantena di quindici giorni, chiudendo tutte le attività commerciali, i bar e i ristoranti a partire dal 24 marzo. “Stiamo facendo quello che lui non fa: guidare una risposta, la lotta contro il coronavirus, dare informazioni chiare e non minimizzare,” ha dichiarato Doria. Dal canto suo, il governatore Wilson Witzel per Rio de Janeiro ha minacciato di schierare i pompieri per bloccare l’accesso alle spiagge e di chiudere la tratta aerea con São Paulo.

La risposta di Bolsonaro, secondo il quotidiano “la Folha de S. Paulo”, è stata quella di ribadire, con una misura provvisoria, che solo lo Stato centrale ha l’autorità sulla chiusura di aeroporti e ferrovie. La sua opinione è che le attività economiche non debbano essere interrotte per nessun motivo. “[Doria] è un lunatico. Sta approfittando della situazione per fare politica,” ha poi dichiarato in tutta risposta, in un’intervista alla Cnn, sostenendo che le misure di quarantena sono “una dose di medicina eccessiva che finisce per trasformarsi in veleno.”

Le ricadute dell’atteggiamento di Bolsonaro potrebbero essere catastrofiche: non solo la classe politica brasiliana potrebbe rivoltarsi contro il presidente assumendo la gestione della crisi, ma un’epidemia incontrollata di Covid-19 piomberebbe come un’ascia sulle prospettive di crescita del Brasile, la cui economia è cresciuta di appena l’1,1 per cento nel 2019 e che stenta a riprendersi dopo anni di crisi.

Il Covid-19 arriva nelle favelas di Rio de Janeiro e la criminalità organizzata chiama al coprifuoco

Mentre si assiste a questa diatriba tra governatori e governo centrale, il coronavirus avanza e la criminalità organizzata, presente nelle favelas di Rio, si sta preparando all’attacco. La preoccupazione dei gruppi criminali per l’epidemia fa eco alle paure a livello nazionale per il destino dei quasi 15 milioni di residenti delle favelas brasiliane. In alcuni quartieri poveri di Rio de Janeiro, il New York Times riporta che le organizzazioni criminali hanno preso il controllo della situazione, intimando agli abitanti il coprifuoco. “Se il governo non ha la capacità di gestire la situazione,” recita un messaggio trasmesso tramite altoparlanti, “lo farà il crimine organizzato.”

Una bomba a orologeria è forse il modo più rapido per descrivere quello che potrebbe provocare la diffusione della pandemia del coronavirus in luoghi in cui, insieme alla criminalità organizzata, governano la povertà, la precarietà dei servizi sanitari e la carenza di acqua potabile. Le favelas infatti, sono sinonimo di calca, assenza di distanza sociale, e l’arrivo del virus rischierebbe di provocare non “un semplice raffreddore”, come ha enunziato il Presidente brasiliano, ma una vera strage tra i poveri.

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