Sud America, tra COVID-19 e tensioni politiche

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La situazione del continente sud americano in questa settimana è stata scossa, come il resto del globo, dalla rapida diffusione del covid-19 che in questi giorni conta le prime vittime accertate in numerosi paesi. Le ripercussioni ci sono state sia sottoforma di misure di contenimento del contagio, sia dal punto di vista economico.

Di fatto, le borse dei principali paesi del Sud America riscontrano gravi ricadute economiche. La borsa di San Paolo, Brasile, ha dovuto sospendere le negoziazioni lunedì e mercoledì per le gravi perdite, accentuate dalla dichiarazione dell’OMS sulla classificazione del coronavirus come un pandemia e accompagnata in questa perdita dalle principali borse mondiali. L’ ISTITUTE OF INTERNATIONAL FINANCE, ha calcolato un danno di 30.000 milioni di dollari nell’ultimo mese e mezzo a danno dei paesi emergenti, di gran lunga superiore alla crisi finanziaria del 2008 e nonostante il coordinamento delle banche centrali le borse continuano a perdere punti e bruciare milioni. Oltre a queste conseguenze, come si diceva, quasi tutti i paesi hanno adottato misure di contenimento.

L’Argentina è in “lockdown” chiudendo tutte le frontiere, così come il Perù che ha confermato 71 casi di covid-19. La Colombia, dopo aver decretato lo stato di emergenza il 12 Marzo, si trova costretta a sospendere le lezioni in scuole e università oltre che vietare eventi pubblici. Panama chiude le frontiere ai non residenti e si registrano misure di contenimento in Honduras, Guatemala e Costa Rica. In Cile oltre alla chiusura delle scuole per 14 giorni insieme al divieto di visite in case di cura e centri penitenziari si valuta lo stato di emergenze, misura molto criticata quando emanata ad Ottobre in seguito alle forti proteste popolari, che porterebbe, tra le altre misure, alla presenza dei militari sulle strade.

In Venezuela si inizia una progressiva fase di quarantena, così come dichiarato dal presidente Maduro, che dopo aver interrotto lezioni, voli aerei e aver imposto uso di mascherina per prendere la metro o per l’ingresso nel supermercato, invita i cittadini a non vedere questo periodo come una vacanza collettiva, ma una quarantena che necessità della disciplina di ogni venezuelano. In Brasile invece, nonostante il divieto di riunioni di massa delle autorità di Rio e San Paolo, si sono svolte domenica numerose manifestazioni dei sostenitori del presidente Bolsonaro nel momento in cui quest’ultimo si trova in un duro confronto con parti del Congresso sul bilancio federale e non ha perso quest’occasione per scendere in strada insieme ai suoi sostenitori.

Colombia

La Colombia, prima di dover affrontare insieme agli altri stati del continente il problema della diffusione del Coronavirus, è stata attraversata da alcune tensioni politiche che coinvolgono anche il presidente colombiano Duque. La Corte suprema di giustizia ha avviato un’indagine preliminare contro, l’ex presidente e oggi senatore, Álvaro Uribe Vélez per lo scandalo audio dell’ex allevatore di bestiame e narcotrafficante assassinato, José Guillermo ‘Ñeñe’ Hernández, in cui si parla di presunti soldi illeciti che finanziarono la campagna presidenziale dell’attuale presidente  Ivan Duque. Duri sono stati gli attacchi da parte del governo che si è scagliato, in particolar modo, contro i giornalisti e media nazionali e internazionali accusati di orchestrare una strategia. In più, in un’azione congiunta tra la polizia colombiana per l’immigrazione giudiziaria e il battaglione di controspionaggio delle frontiere dell’esercito nazionale, sono stati arrestati tre cittadini venezuelani, sospetti membri delle forze speciali del regime di Maduro (FAES), con l’accusa di svolgere attività di follow-up nei centri commerciali e nei luoghi pubblici finanziati dal Venezuela con particolare attenzione sul deputato venezuelano Hernán Alemán , un oppositore del regime. Le informazioni di intelligence indicano che la presenza di organizzazioni criminali venezuelane nelle città colombiane è aumentata negli ultimi mesi.

Venezuela

Il leader dell’opposizione Juan Guaidò è tornato a chiamare la folla per le strade venezuelane e lo ha fatto nella giornata del 10 Marzo. La marcia antigoverntiva che si avvicinava verso L’assemblea Nazionale è stata fermata e dispersa dalla polizia in tenuta antisommossa con utilizzo di gas lacrimogeno dopo che si sono sollevate pietre e bastoni tra i manifestanti mentre un gruppo di sostenitori, in camicia rossa e a bordo di alcune moto, si mostrava vicino al presidente Maduro nel percorso della rivoluzione iniziata da Chavez.

Poco dopo aver improvvisato una riunione dell’assemblea nazionale in una zona più sicura della città, Juan Guaidó, ha emesso un allarme internazionale dal suo ufficio per l’arresto dei deputati dell’opposizione venezuelana da parte delle forze di azione speciali (FAES) avvenuto alle 16:30 presso un Hotel, a Las Mercedes. Sarebbero stati sequestrati  Ángel Torres, Renzo Prieto e Zandra Castillo, anche se pochi minuti dopo hanno rilasciato tutti tranne il parlamentare Renzo Prieto.

La situazione di tensione è resa ancora più forte dopo l’atto terroristico di sabato 7 Marzo dove è stato incendiato il magazzino del Consejos nacional electoral (CNE) che ha acceso polemiche circa la fattibilità delle elezioni del 2020, che invece il presidente Maduro ha tenuto a confermare. Le opposizioni si scagliano e chiedono che invece che le elezioni per l’Assemblea Nazionale si svolgano le elezioni presidenziali.

Guyana

E’ da evidenziare la fase cruciale che sta vivendo il piccolo stato del Guyana che si affaccia ad essere un nuovo colosso del mercato petrolifero, ma con una forte instabilità politica interna che ha portato all’intervento diplomatico dei più importanti paesi caraibici nel cercare una soluzione. La questione principale è quella delle elezioni dello scorso 2 Marzo al termine delle quali entrambe le forze maggiori, in competizione, si sono dichiarate vincitrici. Si è arrivati alla mediazione ead un accordo per un riconteggio completo supervisionato dal CARICOM.

 

 

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