La riforma della prescrizione: incostituzionalità annunziata.

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La riforma della prescrizione, così come prevista in una norma fortemente voluta dai Cinque Stelle è incostituzionale; senza mezzi termini. Anche uno studente del primo anno di giurisprudenza, o un lettore attento e con un minimo di competenza in materia di giustizia, se ne accorgerebbe. 

Non sono mancate fin dalla proposta di riforma numerose e autorevoli voci in tal senso; prima di tutti gli avvocati, tacciati di essere la categoria che vuole solo difendere clienti furbetti o di colpevoli non scoperti. Poi alcune forze politiche lo hanno fatto notare, ma essendo all’opposizione non potevano certo essere prese in considerazione. 

Le stesse perplessità sono state prospettate anche da parte di giuristi di spessore, non ultimo Cesare Mirabelli, Presidente Emerito della Corte Costituzionale. Questa riforma andrebbe semplicemente a violare diritti previsti non solo nella Costituzione quali quelli di eguaglianza e di ragionevolezza della durata del processo, ma avrebbe anche un pesante impatto sul principio rieducativo della pena. Inoltre sorgono ulteriori dubbi se una simile riforma rispetti altri principi di valore sovranazionale contenuti, ad esempio, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. 

Ultimo a dirlo in ordine di tempo è stato il Procuratore Generale di Milano all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano; le sue parole, data l’occasione particolare, nonché il ruolo istituzionale ricoperto, sono però fortemente limitative e, logicamente, di tono dubitativo, ma il significato è chiaro. Questa riforma tanto voluta come provvedimento che, nelle intenzioni dei pentastellati, avrebbe garantito l’impunità a corrotti e corruttori, faceva acqua da ogni parte sin dall’inizio e, oggi, volerla mantenere ad ogni costo, trincerandosi dietro il contratto di governo sembra proprio l’estremo tentativo di recuperare almeno una parte di elettorato dopo le catastrofi del movimento di Grillo alle ultime regionali.

E’ intervenuto in materia il premier Conte che, con il suo “lodo”, corre il rischio di creare un pasticcio ben peggiore e, sull’argomento, gli interventi di una parte di magistratura a suo favore, sembrano solo pasticciati tentativi di andare in soccorso al Governo. Parlare di principio di eguaglianza e poi distinguere tra colpevoli e innocenti prima di una sentenza definitiva, è un controsenso in termini non solo giuridici, ma anche logici. 

Il procuratore di Milano, con il suo intervento ha anticipato ciò che accadrà quando la norma, se passerà così come concepita, giungerà nelle aule di tribunale: sarà trasmessa alla Corte Costituzionale per una declaratoria di costituzionalità già scritta nella sua stessa essenza, come vizio genetico incurabile. Tra le parole del magistrato e quelle del ministro Bonafede, che non ravvisa l’incostituzionalità, la bilancia pende decisamente dalla parte del togato, non certo di chi ha collezionato non poche gaffe che hanno dimostrato scarsa conoscenza di istituti giuridici e una visione giustizialista non inferiore a quella di alcuni magistrati notoriamente manettari.

Cosa accadrebbe se la riforma dovesse andare avanti? Blocco temporaneo dei processi, sovraccarico di lavoro negli uffici di giustizia e effimera soddisfazione di chi, dopo essersi visto cassare un cavallo di battaglia, dovrebbe fare ammenda di un suo peccato originale, nato dal populismo di piazza che, ragionando con gli istinti della pancia, non è in grado di comprendere come risolvere i problemi se non con facili proclami e slogan che durano quanto un cubetto di ghiaccio al sole. Ricordiamo le celebrazioni di quando Di Maio, affacciandosi ad un balcone, celebrò l’abolizione della povertà? Sarebbe troppo fare una facile ironia da social, rilevando che non ha avuto il Nobel per l’economia, ma la realtà è palese, ed il movimento di Grillo sembra ormai destinato ad una definitiva estinzione.

La prescrizione, non dimentichiamolo, è principio di garanzia in una civiltà democratica, fin dai tempi di Cesare Beccaria, e prima di proporre una sua riforma, il mondo politico dovrebbe prima riformare il sistema della Giustizia, fornendo strutture e strumenti per operare al meglio, e non con slogan e proclami.

In tal senso verrebbe da ricordare alla politica, che i governi non dovrebbero basarsi e sopravvivere con contratti che legano le loro componenti, ma su programmi ben delineati e, sperabilmente, definiti e portati a conoscenza degli elettori prima che questi si rechino alle urne. 

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