Visita del Presidente turco Erdogan in Algeria: al centro sempre il dossier libico

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Domenica 26 gennaio, il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, accompagnato da una delegazione turca di alto livello, è stato accolto in Algeria, come prima tappa di una serie di bilaterali, che lo vedranno poi impegnato in Gambia e Senegal. La visita è stata finalizzata a permettere la partecipazione del leader di Ankara al Forum Economico turco-algerino, ma anche alla discussione sul dossier libico. Durante l’incontro con l’omologo algerino Abdelmadjid Tebboune, Erdohan ha sottolineato che la crisi libica non sarà risolta attraverso “soluzioni militari”, aggiungendo: “Stiamo portando avanti intensi negoziati con i Paesi della regione e con gli altri attori internazionali per garantire il cessate il fuoco in Libia e facilitare il ritorno al dialogo politico”.

La visita ha luogo a seguito delle accuse rivolte dal Presidente turco al capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar, ritenuto responsabile di aver violato il cessate il fuoco concordato durante la Conferenza di Berlino, il 19 gennaio. In effetti, i combattimenti alle porte di Tripoli non si arrestano, con le forze di Haftar che, il 26 gennaio, hanno condotto un attacco militare su tre fronti, prendendo il controllo di alcune aree tra Misurata e Sirte. L’esercito del governo di Tripoli, noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), avrebbe tuttavia risposto con un contrattacco, costringendo l’LNA a ritirarsi. Inoltre, nel corso della giornata del 26 gennaio, le forze di Haftar hanno nuovamente attaccato l’aeroporto di Mitiga, dopo la sua riapertura, avvenuta il 24 gennaio, ferendo alcuni dipendenti.

 

Le violazioni della tregua sono state denunciate anche dal governo di Tripoli, che ha affermato che i continui scontri sono alimentati dall’appoggio degli attori stranieri, molti dei quali si erano tra l’altro espressi a favore della Conferenza di Berlino. In particolare, secondo fonti egiziane, riportate dal quotidiano The New Arab, Riad ha inviato al generale Haftar un nuovo pacchetto di aiuti, sia finanziari sia militari, con il fine di rafforzare la propria presenza nel Paese. Inoltre, sempre secondo tali fonti, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman Al Sa’ud, ha promesso al capo dell’LNA di inviare quanto prima ulteriori aiuti, volti a stabilire un nuovo status quo nel Paese.

 

L’Algeria, che condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, sta cercando di imporsi come mediatore chiave nella risoluzione della questione libica, che mette a rischio l’intera stabilità della regione africana. Il 23 gennaio, Algeri ha ospitato un incontro tra i Ministri degli Esteri di 6 Paesi africani, ovvero Egitto, Tunisia, Sudan, Ciad, Mali e Niger, per cercare di favorire la pace nel Nordafrica e l’inclusione di tutti i vicini della Libia nei negoziati per una soluzione politica del conflitto.

 

In tale quadro, il presidente algerino Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli.

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