Vale ancora la pena in Italia impegnarsi nella cultura e scoprire talenti?

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Questa domanda me la sono posta all’indomani della certezza che Junior Cally parteciperà al Festival di San Remo.

Il rapper romano è stato presentato con tanto di standing ovation alla trasmissione “I soliti ignoti” condotta da Amadeus su Rai1 prima del Telegiornale delle 20.00.

Junior Cally fa il suo ingresso dopo una presentazione eccezionale del presentatore di Rai1 e tutti applaudono, pubblico, ospiti…

“In meno di tre anni ha sfiorato cento milioni di streaming…” dice orgoglioso Amadeus accompagnando il suo ingresso in scena davanti le telecamere e milioni di italiani. Una maschera luccicante avvolge tutto il volto del cantante che dichiara il titolo della sua canzone che presenterà a San Remo.

Ho seguito le polemiche sulla presenza di questo ragazzo e sono voluto andare a fondo evitando di soffermarmi sulle strumentalizzazioni politiche. Mi ha colpito il video di Red Ronny che ha letto alcuni dei testi delle canzoni di Junior e sono rimasto basito.

La RAI che è ha avuto la capacità attraverso autorevoli trasmissioni e autorevoli autori di unire nel linguaggio, nei primi anni 50, un’Italia ancora troppo diversa e divisa. La RAI che ha distribuito cultura e un intrattenimento di spessore, che ha scoperto talenti veri, che ha prodotto programmi, eventi, serie TV di una qualità ineceppebile diventa oggi schiava di una società che si alimenta con il marketing.

Si lavora tanto per combattere la violenza sulle donne e poi la stessa RAI che spesso si fa portavoce contro il femminicidio invita a San Remo un giovane seguito da gente molto più giovane di lui, facilmente influenzabile quindi, che nei suoi testi scrive cose irripetibili, offensive verso le donne, diseducative, violente. Basta sentire “strega” per rendersene conto. Ed un personaggio così viene osannato, idolatrato, presentato come un fenomeno in una trasmissione di RAI1 e invitato al Festival della Canzone Italiana. Quel festival di Modugno, dei Mattia Bazar, di Anna Oxa, Iva Zanicchi, Sergio Endrigo, Claudio Villa, Tony Renis, Peppino Di Capri, Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Giorgia, Cocciante, Enrico Ruggeri, Elisa, Cristicchi e tanti altri… oggi ha bisogno di invitare un personaggio che con la musica ha poco a che fare.

Si perchè la musica è amore, viaggio, solitudine, divertimento, storia, anche rabbia e avanguardia certamente, ma mai mondezza e la mondezza va nelle discariche no sui palchi.

Allora oggi quei talenti veri, che arrancano per uscire allo scoperto dal buio tunnel dell’anonimato; che hanno poca fortuna nelle giuste relazioni, che vedono correre il loro tempo mentre si adoperano per cercare la persona giusta al momento giusto. Quei talenti che hanno studiato musica, canto e che sanno comporre, cantare, stupire e sono li magari a lavorare per pochi euro da qualche parte perchè la vita è così e solo pochi possono farcela.

E quei pochi, oggi, non è necessario che siano bravi, ma devono stupire con i grandi numeri. Tutto diventa una somma matematica, tutto deve essere gigante: negli ascolti, nelle esibizioni e nelle polemiche. E’ inutile parlare del talento, fa poca audience, meglio lo scandalo, la spregiudicatezza anche se poi non ci si mette la faccia ma una maschera, la stessa che forse dovrebbe mettersi la RAI quando ci “obbliga” a pagare il canone per finanziare anche l’edizione 2020 del Festival della Canzone Italiana.

Allora vale ancora la pena scoprire e investire su talenti veri?

Io credo di si, ma il pubblico dovrebbe cominciare a ribellarsi. Come? Spegnendo la TV al momento dell’esibizione del rapper romano. Sarà difficile perchè poi saranno tutti condizionati dal vedere e ascolatare lo “scandalo” per poi discuterne, alimentare post pro e contro sui social e diventare protagonisti del dibattito. Sarà difficile e quindi pochi si ribelleranno mentre gli altri, seppur in buona fede, faranno il gioco del “sistema” facendo iinvolontariamente aumentare l’audience così che chi ha scelto questa strada (i vertici RAI e la Direzione Artistica) avrà vinto e San Remo anche quest’anno porterà a casa il suo successo fatto di numeri, ascolti, polemiche e la canzone è li al servizio di pochi.

Non c’è più bisogno di San Remo per amare la musica forse è ora che in RAI se ne rendano conto e abbiano il coraggio di dichiararlo.

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