Farmaco generico: grande scetticismo in Italia

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Nel 1996 L’Italia ha convertito in legge la finanziaria del 28 dicembre del 1995 che introduceva nel nostro paese il medicinale generico nella pratica medica.
Dal quel momento, la domanda farmaco equivalente o farmaco di marca ha iniziato ad assillare non solo la comunità scientifica, ma anche quella dei medici e dei pazienti.
Negli altri paesi europei le vendite si dividono tra le due tipologie di farmaci al 50% in Italia il generico non supera il 20% dei consumi totali .

Perché?
Il capo del laboratorio di Politiche Regolatorie presso l’istituto “ Mario Negri ” di Milano è convinto che la prima ragione sia l’infelice traduzione dall’inglese “ generic ” nel mondo anglosassone significa senza marca, da noi generico significa invece qualcosa senza precise caratteristiche e che si presta a più usi.
Un’immagine davvero poco attraente. Il farmaco equivalente deve superare i medesimi test e deve presentare gli stessi requisiti di qualità del medicinale originatore.

Risparmio
Alla domanda- perché scegliere l’ equivalente?
La risposta dovrebbe essere semplice, il risparmio. Il farmaco di marca ha costi totalmente diversi, in quanto il lancio e la ricerca scientifica incidono notevolmente sul prezzo finale, costo che il generico non deve ammortizzare. Sulle basi di questo dato di fatto, è stato approvato alla Commissione Bilancio del Senato un emendamento alla spending review per incentivare l’ uso dei farmaci generici, in cui si stabilito che- il farmacista è tenuto sempre a sostituire la specialità medicinale con l’equivalente ad un prezzo più basso a meno che il medico non abbia espressamente indicato nella ricetta la non sostituibilità o salvo richiesta del paziente. L’emendamento prevede inoltre, che- il medico è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio Sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Inutile dire che tutto questo abbia sollevato consistenti polemiche, i primi a sollevarsi contro il nuovo tentativo di spingere il mercato verso i generici sono stati gli imprenditori del farmaco, le dichiarazioni di Farmaindustria sono state corpose, hanno parlato di tentato omicidio dell’ industria farmaceutica, non si sono fatte attendere le risposte di Fimming, Snami, Smi, Federfarma e Fofi.

Nella posizione opposta Giorgio Foresti di Assogenerici , secondo il quale non dovrebbe essere un mistero che nel resto d’ Europa, costino molto meno che in Italia in quanto non esiste il monopolio del farmaco di marca. Tornando al fulcro della nostra discussione i cittadini spendono 770 milioni di euro per coprire la differenza di prezzo tra l’ equivalente e il farmaco di marca a brevetto scaduto. Il Servizio sanitario risparmierebbe oltre 440 milioni di euro l’anno.

F.B. Fumarola

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