Il rispetto dello Stato di diritto in Europa, l’emblematico caso della Polonia

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La Polonia ed il rispetto dello Stato di diritto continuano ad essere nel mirino in Europa. Sia l’Unione europea che il Consiglio d’Europa, infatti, negli ultimi giorni hanno discusso e deliberato su questo tema.

 

Le valutazioni del Consiglio d’Europa

Con riguardo al Consiglio d’Europa, il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) ha stabilito che la Polonia ha attuato meramente 7 delle 16 raccomandazioni che le sono state rivolte e solo una della recente procedura “ad hoc” relativa a specifiche riforme giudiziarie avvenute nel periodo tra il 2016 ed il 2018. Le raccomandazioni indirizzate alla Polonia riguardano la necessità di rendere più trasparenti le interazioni dei parlamentari con i lobbisti ed altre parti terze che cercano di influenzare il procedimento legislativo ed il miglioramento dell’orientamento etico in materia di conflitti di interesse. Il livello di conformità a tali raccomandazioni è stato giudicato come “globalmente insoddisfacente” e risulta essere invariato rispetto ad un precedente rapporto del 2014. Di conseguenza, il Gruppo di Stati contro la corruzione ha chiesto al capo della delegazione polacca presso il Consiglio d’Europa di fornire una relazione su progressi concreti entro il 31 dicembre 2020.

Nel dettaglio, il Gruppo di Stati ritiene “deplorevole” che la procura nazionale polacca non abbia ancora deciso le modalità per stabilire una consulenza dedicata a questioni di etica e condotta. Sia per i giudici che per i pubblici ministeri, ulteriori modifiche al sistema di dichiarazione patrimoniale sembrano essere oggetto di un progetto di legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, ma questo processo è ancora solo in una fase iniziale.

Soprattutto con riferimento ai giudici, a seguito delle riforme giudiziarie fortemente criticate tra il 2016 ed il 2018, il Consiglio d’Europa ha aggiunto sei ulteriori raccomandazioni alla Polonia per garantire il rispetto dello Stato di diritto ed il Gruppo di Stati si è compiaciuto del fatto che le disposizioni sul pensionamento anticipato dei giudici della Corte suprema siano state abrogate. Tuttavia, le misure adottate per rispondere ad una qualsiasi delle altre raccomandazioni rimangono “insufficienti”. Ad esempio, alcuna azione è stata intrapresa per modificare le disposizioni relative all’elezione dei membri del Consiglio nazionale della Magistratura, che, nella sua composizione attuale, non soddisfa gli standard del Consiglio d’Europa. Inoltre, nessuna misura è stata presa per ridurre il coinvolgimento dell’esecutivo nell’organizzazione interna della Corte suprema, per modificare le procedure disciplinari applicabili ai giudici della Corte suprema, per modificare le procedure per la nomina e il licenziamento di presidenti e vicepresidenti dei tribunali ordinari o per modificare procedure disciplinari applicabili ai giudici dei tribunali ordinari.

In particolare, ciò che si critica al sistema polacco e dunque ciò che non garantisce il rispetto dei valori propugnati dal Consiglio d’Europa è la possibilità del potere legislativo ed esecutivo di influenzare in maniera rilevante il funzionamento del sistema giudiziario, indebolendo in tal modo l’indipendenza della giustizia polacca. L’attuale sistema rende i giudici sempre più vulnerabili al controllo politico, minando la stessa democrazia.

 

Le procedure avviate dall’UE

Anche in seno all’Unione europea la problematica del rispetto dello Stato di diritto in Polonia risulta essere attuale e cruciale. Lunedì 16 dicembre gli eurodeputati hanno dibattuto sul tema nell’ambito della Commissione per le libertà civili, occupandosi anche del caso dell’Ungheria. In particolare, è stato avviato il processo che mira a determinare se un paese è a rischio di violazione dei valori fondanti dell’Unione europea- avviato dal Parlamento nel caso dell’Ungheria e dalla Commissione nel caso della Polonia. Gli Stati membri dell’UE possono decidere, infatti, a maggioranza di quattro quinti e dopo aver ricevuto il consenso del Parlamento, di avviare la procedura di cui all’articolo 7 del trattato sull’UE, che può eventualmente condurre a sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto in Consiglio. Le preoccupazioni del Parlamento relative all’Ungheria comprendono l’indipendenza giudiziaria, la libertà di espressione, la corruzione, i diritti delle minoranze e la situazione dei migranti e dei rifugiati. Nel caso della Polonia, i deputati sono più preoccupati per la separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura e i diritti fondamentali.

In più, per quanto concerne il caso polacco, nella risoluzione adottata mercoledì 18 dicembre con 463 voti favorevoli, 107 contrari e 105 astensioni, il Parlamento europeo ha espresso profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) nell’UE da parte di Stati, funzionari statali, governi nazionali e locali e politici. Casi recenti includono dichiarazioni omofobe effettuate durante una campagna referendaria in Romania e discorsi di odio nei confronti delle persone LGBTI nel contesto delle elezioni in Estonia, Spagna, Regno Unito, Ungheria e Polonia.

In particolare, gli eurodeputati condannano l’istituzione, dall’inizio del 2019, delle aree “libere dall’ideologia LGBTI” da parte di vari comuni, contee e regioni del sud-est della Polonia. Tramite atti non vincolanti, i governi locali sono stati invitati dal Parlamento europeo ad astenersi dall’intraprendere qualsiasi azione che incoraggi il rispetto verso persone LGBTI e ad evitare di fornire assistenza finanziaria alle ONG che lavorano per promuovere la parità di diritti. Il Parlamento inoltre ha deplorato gli attacchi contro le persone LGBTI da parte delle autorità pubbliche di alcuni Stati membri, che hanno avuto come obiettivo le istituzioni educative e le scuole.

In aggiunta gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di monitorare come vengono utilizzati tutti i finanziamenti comunitari in tale Stato membro, sottolineando che tali fondi non devono essere utilizzati a fini discriminatori.

Appare chiaro così come, sebbene nella maggior parte degli Stati membri siano in vigore misure legali contro la discriminazione e contro la violazione dello stato di diritto, queste attualmente non risultano essere sufficientemente attuate nella pratica.

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