Grève générale: Francia paralizzata dallo sciopero contro la riforma delle pensioni

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Grandi manifestazioni in corso in Francia, in vista della bozza di riforma del sistema pensionistico che verrà presentata mercoledì 11 dicembre dal Primo ministro, Edouard Philippe, durante un discorso molto atteso.

Il 5 dicembre è stato proclamato lo sciopero generale ed in più di 100 località i manifestanti hanno protestato contro la riforma delle pensioni proposta dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Il Ministero dell’interno ha parlato di 800.000 persone scese in piazza, mentre i sindacati hanno dichiarato la presenza di 1 milione e mezzo di partecipanti, di cui 250.000 a Parigi. Ferrovieri, avvocati, poliziotti, medici, infermieri, insegnanti e personale aeroportuale tra le categorie coinvolte. Parigi, Rennes, Lione e Marsiglia sono le città in cui si sono svolte le manifestazioni maggiori. Si tratta di manifestazioni in gran parte pacifiche, fatta eccezione di alcuni scontri, come quelli di Parigi, dove un gruppo di 500 black bloc, infiltratosi nei cortei pacifici, si è scontrato con la polizia e 71 persone sono state arrestate. Sono, inoltre, giunte notizie di atti vandalici in diverse zone della città ed un grande rogo è stato appiccato al centro di Place de la République, teatro di molteplici scontri, ma la polizia ha poi ripreso il controllo della situazione. Nuovi scontri con conseguente lancio di lacrimogeni sono poi scoppiati a Place de la Nation, luogo di arrivo del corteo.

Sono stati circa 6.000 gli agenti della polizia e gendarmi mobilitati il 5 dicembre a Parigi, a fronte del rischio dell’infiltrazione dei cosiddetti “casseurs”, gilet gialli radicali o gruppi anarchici.

Le parti sociali sono intenzionate ad intensificare la protesta, specie nel settore dei trasporti, in cui era stato preannunciato uno sciopero a tempo indeterminato: 11 linee metropolitane della capitale sono chiuse, due terzi dei treni sono stati cancellati e molti voli sono stati soppressi. Il Paese è di conseguenza paralizzato da imbottigliamenti e code interminabili. I Taxi sono tutti prenotati ed è spesso difficile reperirne anche sulle piattaforme alternative come Uber.

A Parigi, il 5 dicembre, sono rimaste chiuse per precauzione alcune delle principali attrazioni turistiche della città come la Tour Eiffel, il Museo d’Orsay e la Reggia di Versailles.

Il sistema pensionistico francese è considerato complesso ed inefficiente. Questo è infatti costituito da 42 regimi pensionistici, 10 dei quali disponibili meramente ai dipendenti della società nazionale delle ferrovie francesi- Société Nationale des Chemins de fer Français SNCF. La riforma del sistema, oltre alla modifica del modo in cui le pensioni vengono calcolate, comporta la rimozione di agevolazioni disposte per varie categorie di lavoratori e l’aumento della loro età pensionabile, il che ha attirato le maggiori critiche.

I regimi vigenti permettono a molte categorie di lavoratori di calcolare la pensione sulla base degli anni di contribuzione in cui hanno versato maggiormente, mentre l’intenzione del governo è quella di introdurre un sistema basato sugli effettivi contributi versati, snellendo il sistema. I pensionati francesi, in media, ricevono il 61% del loro stipendio finale, cifra paragonabile a quella percepita in Italia ma rara altrove.

Lo Stato francese spende il 14% del PIL proprio per il sistema pensionistico, due punti percentuali in meno rispetto all’Italia, ma sei punti in più della media dei paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Già in passato si era tentata una riforma del regime pensionistico francese, ma senza successo: nel 1995 il tentativo di Alain Juppé, Primo ministro dell’epoca, era stato accantonato dopo un mese di sciopero dei trasporti.

La posta in palio è dunque alta, anche per il Presidente Macron, che si trova a fronteggiare un banco di prova importante. Quest’ultimo ha reso la promessa di una profonda trasformazione del paese la ragione della sua ascesa al potere. Attraverso la riforma delle pensioni, Macron gioca la sua capacità di continuare l’azione di riforma. Egli sembra aver dichiarato che, in caso di fallimento, rinuncerà a correre per un secondo mandato all’Eliseo nel 2022.

Il governo francese è dunque chiamato a presentare la discussa riforma delle pensioni ed a fronteggiare la reazione dei lavoratori: dovrà dunque presentare i termini di applicazione della riforma sui quali si riserva i margini di negoziazione. Potrebbero essere previsti dei ritardi nell’entrata in vigore della riforma, periodi di transizione per i regimi speciali, rivalutazioni di alcune categorie, come quella degli insegnanti, la mancanza di misure fiscali immediate e così via. Il tutto per cercare di attenuare il più possibile la transizione. Le concessioni preannunciate, tuttavia, sembrano essere minime agli occhi dei sindacati ed il governo potrebbe essere accusato di essere sordo al messaggio della strada.

L’esecutivo francese è chiamato a cercare di trovare il giusto equilibrio tra il non lasciarsi troppo andare ed il non lasciarsi andare abbastanza.

 

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