Armi da fuoco, la Corte UE respinge il ricorso della Repubblica Ceca

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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto il ricorso della Repubblica Ceca risalente al 2017 sulla direttiva “Controlli sull’acquisizione e sulla detenzione di armi”.

Risalente al 18 giugno 1991, tale direttiva stabilisce una serie di condizioni minime per la circolazione di armi da fuoco per uso civile all’interno dell’Unione europea; nel corso degli anni è stata oggetto di integrazioni e revisioni, soprattutto alla luce del crescente allarme terrorismo in Europa. Proprio nel 2015 infatti, a seguito degli attentati che colpirono Francia e Danimarca, l’allora Presidente di Commissione Juncker ha ribadito come gli Stati membri abbiano la propria responsabilità nel garantire la sicurezza interna, ma ciò non toglie la responsabilità europea in ambito transnazionale.

La Commissione europea ha dunque adottato un pacchetto di misure – integrate nella direttiva del 1991 – volte a rendere più difficile l’acquisizione di armi da fuoco nell’Unione europea, rintracciare meglio le armi da fuoco legalmente detenute e garantire che le armi da fuoco disattivate siano rese inoperabili.

Andando avanti negli anni, l’UE ha riconosciuto l’importanza del settore e di una sua disciplina e, nel 2017, ha approvato una nuova serie di direttive che disciplinano l’acquisizione e il possesso di armi da fuoco. Le direttive hanno consentito agli Stati membri dell’UE di “adottare e applicare regole più rigorose”. In particolare, tali misure hanno lo scopo di frenare la violenza armata e impedire ai terroristi di acquisire armi sul mercato nero; il sostegno alle nuove norme ha guadagnato terreno a seguito di numerose atrocità terroristiche sul suolo europeo, compresi gli attacchi a Parigi, Nizza e Bruxelles degli ultimi anni.

Mentre alcuni paesi come, ad esempio, la Germania hanno seguito quanto previsto dell’Unione europea e hanno reso più difficile l’acquisizione da parte dei cittadini di armi da fuoco, i paesi dell’Europa orientale si sono dichiarati contrari alle norme anti-armamento imposte da “Eurocrati non eletti seduti nella lontana Bruxelles”. In realtà, si può notare come l’opposizione ai regolamenti sulle armi sponsorizzati dall’UE sia venuta da partiti nazionalisti e di destra in tutta Europa: i governi nazionalisti di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca hanno condotto una battaglia legale contro le leggi dell’UE sollecitando la CGUE ad annullare i regolamenti in quanto fortemente limitanti della proprietà privata delle armi. All’opposizione anche l’allora primo ministro italiano, Matteo Salvini, che ha approvato dei regolamenti che rendono più facile per chi è in casa propria usare le armi da fuoco contro chi prova ad entrare, affermando che “la difesa è sempre legittima! Dalle parole alle azioni”.

Il 3 dicembre 2019, la Corte di Lussemburgo ha respinto il ricorso della Repubblica Ceca contro la direttiva europea; Praga ne aveva chiesto l’annullamento – completo o parziale – poiché sulla base del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, la riteneva restrittiva della libera circolazione di pistole. Secondo la Corte, le misure adottate dall’UE non sono contrarie al diritto europeo; la lotta al terrorismo internazionale ed alla grave criminalità, così come il mantenimento della sicurezza pubblica, sono motivi necessari all’introduzione di misure restrittive per il bene della comunità. Nonostante il TFUE riconosca la libera circolazione di pistole e fucili, le ragioni di ordine pubblico e sicurezza prevalgono. La nuova legge prevede un equilibrio tra i due aspetti, e la Corte non fa che ribadirlo nella sentenza contro Praga, dove si afferma anche che un maggior controllo e limitazione delle armi possono anche portare ad una riduzione dei reati e degli omicidi.

Il primo ministro Andrej Babis ha commentato il verdetto affermando che deve essere rispettato: insieme al ministro dell’Interno Jan Hamacek, ha affermato che una soluzione potrebbe essere l’adozione di una nuova legge ceca sul possesso di armi redatta dal Ministero degli Interni. Hamacek ha affermato che, nonostante i procedimenti giudiziari in corso, Praga ha preparato il relativo emendamento che recepisce la direttiva UE nell’ordinamento giuridico ceco.

È curioso come pochi giorni dopo la sentenza della Corte, nella città di Ostrava, sia avvenuta una sparatoria in un ospedale universitario. A sparare è stato un uomo che avrebbe agito per motivi personali e che, dopo aver aperto il fuoco nella sala di attesa dell’ospedale ed aver ferito diverse persone per poi ucciderne sei, si è tolto la vita.

Nonostante la “sconfitta” di Praga in questo scontro legale con la Corte europea, si può forse affermare che un maggior controllo e una limitazione alla circolazione delle armi potrebbe prevenire casi come quello del 10 dicembre, considerando anche che non è il primo episodio che accade nel paese.

 

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