Heydar Aliyev nel ricordo del popolo dell’Azerbaigian, a 16 anni dalla sua scomparsa

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Il 12 dicembre è una data per l’Azerbaigian, paese molto vicino al nostro per relazioni politiche, economiche e culturali, di grande importanza: sedici anni fa scompariva infatti, in questo giorno, il leader nazionale Heydar Aliyev. La storia dell’Azerbaigian del nuovo millennio la si deve proprio alla sua  visione politica, economica e sociale. Agli occhi occidentali, Baku appare una capitale sfavillante, in pieno sviluppo economico, dove gli obiettivi di sviluppo sono priorità istituzionale e il progresso delle infrastrutture è continuo e dinamico. Tale risultato dipende dalla strategia lungimirante, che rappresenta ancora oggi una guida istituzionale, del padre della patria Heydar Aliyev.

Con la caduta delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e la nascita di nuovi stati, l’Azerbaigian torna ad intraprendere il proprio percorso indipendentista, con la nascita di nuovi legami internazionali e l’adesione ai principi occidentali di mercato, pace e democrazia. Protagonista nel paese di tale svolta fu il leader della nazione. Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian dall’ottobre del 1993 all’ottobre del 2003, Heydar Aliyev ha rappresentato per l’Azerbaigian la sua indipendenza e forza, la necessità di edificare una struttura statuale moderna, istituzioni consolidate, sostenere lo sviluppo della società civile e dell’economia, promuovere l’identificazione dell’opinione pubblica e delle strutture di potere, dopo i complessi primi anni dell’indipendenza. Come possiamo leggere nell’introduzione al volume a cura di Daniel Pommier e Andrea Carteney “Heydar Aliyev e l’Azerbaigian indipendente: discorsi e interventi”: “Heydar Aliyev, riprendendo l’eredità della prima repubblica azerbaigiana del 1918-1920, definisce una nuova forma di patriottismo civico che si modella attorno alla specificità culturale del Paese. Questa specificità possiede diversi aspetti: il secolarismo e la tolleranza verso le identità religiose e i gruppi minoritari nazionali, l’autonomia e il rafforzamento delle strutture statuali rispetto agli altri centri di potere che stavano lacerando il tessuto connettivo del Paese, la strategicità del Paese collocato tra Oriente ed Occidente e capace di sfruttare questa sua condizione per accrescere la propria indipendenza rispetto alle potenze regionali come la Russia, la convinzione che le immense risorse energetiche azerbaigiane servissero da volano per la modernizzazione del Paese, la ferita aperta del Nagorno-Karabakh con il suo immenso costo umanitario, un milione tra rifugiati e sfollati interni nel 1988-1994, che però rappresenta un orizzonte ideale per la comunità nazionale azerbaigiana e che l’Azerbaigian sceglie di risolvere all’interno della legalità delle convenzioni internazionali”.

Il ruolo di Heydar Aliyev fu quello di ripartire da zero, unificando le istituzioni e ridando vita ad una leadership politica azerbaigiana. Fondò il suo primo mandato su tre pilastri: il raggiungimento di una tregua militare con l’Armenia per il conflitto del Nagorno Karabakh, in conseguenza del quale l’Azerbaigian ha il 20% del suo territorio occupato dalle forze militari dell’Armenia e oltre un milione di profughi e rifugiati interni azerbaigiani; il garantire una politica indipendente dell’Azerbaigian; lo sfruttamento, in collaborazione con le grandi compagnie energetiche occidentali, delle immense risorse energetiche di cui dispone il Paese del Caucaso con la firma del “contratto del secolo” nel 1994. Tre obiettivi che furono centrati in pieno, e che assicurarono all’Azerbaigian una fortissima crescita economica e sociale, i cui frutti vennero colti in pieno dalla leadership successiva, guidata da Ilham Aliyev, eletto presidente alla fine del 2003. Un paese che ha attuato politiche di avanguardia, come la separazione tra religione e stato civile e con il riconoscimento costituzionale del multiculturalismo nel Paese. 

La figura e il ritorno di Heydar Aliyev al potere assicurò all’Azerbaigian l’affermazione dello stato indipendente, fu un punto di volta nella vita socio-politica, economica, scientifica e culturale del paese, nelle relazioni internazionali e iniziò un processo di costruzione di uno stato con principi democratici, che ponesse al centro l’interesse nazionale.

Come risultato della politica di Heydar Aliyev sono stati raggiunti importanti successi nella costituzione delle forze armate dell’Azerbaigian, è stata fermata l’aggressione militare dell’Armenia contro il Paese ed è stato avviato il processo dei negoziati nella risoluzione del conflitto. Durante tutta la sua permanenza alla guida del paese, Heydar Aliyev ha dedicato una gran parte delle sue attività internazionali a questo conflitto, la cui soluzione, allora come oggi, non può prescindere dal rispetto dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian e dal ritiro delle truppe dell’Armenia dei territori azerbaigiani occupati.

Heydar Aliyev, nella sua politica, dava una grande rilevanza alla garanzia di un modello di multiculturalismo nel paese, come sottolineato dall’attuale presidente dell’Azerbaigian, in un discorso pubblico del 2005 con i residenti del villaggio di Ivanovka nella regione di Ismayilli: “Conosciamo bene la storia e l’attualità e guardiamo con attenzione le problematiche che accadono in altri paesi, problematiche legate alle confessioni religiose. Ci sono paesi dove vivono numerose minoranze etniche e religiose e contemporaneamente manca il dialogo tra tali minoranze. In Azerbaigian abbiamo un altro modello. Un grande lavoro di tutti i cittadini dell’Azerbaigian. Un patrimonio che risale al nostro leader nazionale Heydar Aliyev che ha attuato una politica statale multiculturale negli anni ’70 e fino agli anni ’90. Ogni cittadino dell’Azerbaigian ha uguali diritti e doveri e non vi sono differenze tra cittadini per questioni legate alla personale confessione religiosa o all’etnia di appartenenza”.

Heydar Aliyev diede anche un notevole contributo alle relazioni del suo paese con l’Italia e la sua visita ufficiale nel 1997 ha gettato le basi per un percorso di collaborazione che oggi ha raggiunto il livello di partenariato strategico tra Baku e Roma; oggi i due paesi godono di un’ottima cooperazione nei settori politico, economico, culturale ed accademico, confermata anche dalla visita di stato del Presidente Sergio Mattarella in Azerbaigian nel luglio 2018.

Di Domenico Letizia

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