Operazione Barkhane: 13 militari francesi morti in Mali

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Nella serata di lunedì 25 novembre, l’ufficio della presidenza francese ha comunicato che 13 soldati sono morti in Mali a seguito di uno scontro tra i loro due elicotteri, un Tiger da combattimento e un Cougar da trasporto. La collisione sembra dovuta alla cattiva visibilità della zona. L’esercito francese non subiva una perdita di uomini di tale entità dal 1983, quando in Libano morirono 58 militari francesi nell’attentato di Drakkar.

I 13 militari stavano conducendo un’operazione contro un gruppo jihadista, la cosiddetta Operazione antiterrorismo Barkhane. Secondo la ricostruzione ufficiale, da alcuni giorni i militari francesi erano impegnati sul campo e avevano intercettato un gruppo di terroristi. Lunedì sera, sono stati inviati dei rinforzi ed il Cougar è intervenuto per coordinare le attività e garantire “’l’estrazione immediata di un elemento a terra” mentre il Tigre, elicottero da combattimento, aveva una funzione di appoggio e di messa in sicurezza.

L’Operazione francese sembra trasformarsi in un “Vietnam della Francia”. Con questo ultimo e pesante tributo di sangue sono complessivamente 41 i militari francesi morti nell’ambito dell’Operazione avviata il primo agosto del 2014 da François Hollande, con l’impiego di 4.500 militari nel Sahel- in una zona grande quanto l’Europa tra Mali, Niger, Burkina Faso, Mauritania e Ciad- in sostituzione dell’Operazione Serval, avviata nel 2012 per difendere il regime politico contro i ribelli.

Dei 13 militari francesi coinvolti nell’incidente 2 appartenevano all’equipaggio del Tiger 5e Régiment d’hélicoptères de combat (5e RHC), 5 si trovavano a bordo del Cougar dello stesso reggimento, 4 erano membri delle forze speciali appartenenti al Groupement commandos montagne (GCM) del 4e Régiment de chasseurs (4e RCH) e altri due appartenevano ai  GCM del 93e Régiment d’artillerie de montagne (93e RAM) e del 2e Régiment étranger du génie (2e REG) della Legione Straniera.

Il Mali è oggetto di violenze da parte delle milizie jihadiste dal 2012, quando alcuni gruppi radicali hanno preso il controllo della zona settentrionale del Paese. Secondo le Nazioni Unite, da gennaio, in Mali e nel limitrofo Burkina Faso sono stati uccisi 1500 civili.

La situazione resta molto complessa e precaria e risultano ancora vani gli sforzi della Francia e della comunità internazionale a favore dell’avvio di missioni dell’ONU e di missioni addestrative da parte dell’Unione europea. Nel frattempo, diverse voci in Francia, come quella dei deputati di France Insoumise, invocano una “via d’uscita” dall’intervento militare francese. Anche durante il G7 di Biarritz, Macron aveva sottolineato l’aggravarsi della situazione e aveva lanciato, congiuntamente ad Angela Merkel, un appello per aumentare gli sforzi della comunità internazionale.

“Questi tredici eroi avevano un solo obiettivo: proteggerci. Mi inchino dinanzi al dolore dei loro cari e dei loro compagni” queste le parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.

Il Capo di Stato maggiore delle forze armate francesi, il generale François Lecointre, ha subito smentito che l’incidente sia avvenuto mentre gli elicotteri si trovavano sotto il fuoco delle milizie jihadiste, come rivendicato dall’ Islamic State in West Africa Province (ISWAP).

La Ministra della difesa francese, Florence Parly, il 27 novembre si è recata a Gao, in Mali, per rendere omaggio ai caduti ed è stata accolta dal comandante dell’Operazione, il generale Pascal Facon.

Il Primo Ministro francese, Edouard Philippe, davanti ai deputati francesi, ha ribadito che la “sola dimensione militare non permette di ottenere la vittoria definitiva” ma questa resta “indispensabile” per la lotta al terrorismo nella zona.

Dal canto suo, il Presidente uscente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha dichiarato che ad essere in lutto è l’Europa intera “perché in Mali, come altrove, è l’esercito francese a difendere l’onore e la sicurezza del continente”.

Una settimana dopo l’incidente, il 2 dicembre, a Parigi, le bare dei 13 soldati francesi uccisi in Mali sono entrate, coperte dalla bandiera tricolore, nel cortile dell’ Hôtel des Invalides- che dal XVII secolo accoglie veterani e feriti di guerra oltre ad ospitare la tomba di Napoleone- per un tributo nazionale presieduto dal capo di stato Emmanuel Macron. Alla cerimonia hanno partecipato circa 2.500 persone, tra cui il Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita, gli ex Presidenti della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy e François Hollande, il Primo ministro Edouard Philippe e i leader dei principali partiti politici francesi, accanto alle famiglie delle vittime.

“Mi inchino al loro sacrificio, sono morti per tutti noi” ha affermato Emmanuel Macron durante la cerimonia. “Sono morti in funzione, per la Francia, per la protezione del popolo del Sahel, per la sicurezza dei loro compatrioti e per la libertà del mondo, per tutti noi che siamo lì” ha concluso il Presidente francese.

 

 

 

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