Passaporti russi, quando la cittadinanza è un’arma delle guerre ibride

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Come è noto negli ultimi anni, la Russia di Putin, ha dapprima concesso i passaporti russi agli abitanti della Crimea occupata e nel luglio 2019 ha iniziato la distribuzione di passaporti russi agli abitanti del Donbas occupato. Se da una parte con questa direttiva implicitamente riconosce che le due Repubbliche autoproclamate, di DNR e LNR, non sono riconosciute a livello internazionale  (così come i passaporti emessi dalle organizzazioni terroristiche che non hanno alcun valore legale), dall’altro è evidente il tentativo di destabilizzare ulteriormente la nascente democrazia ucraina. Così facendo la Russia si riconosce ufficialmente come parte in causa nel conflitto e da questo può essere definito “paese invasore”, così come Roma concedeva la cittadinanza alle popolazioni conquistate. Un passaggio importante nella crisi perche si passa da “non siamo qui” a “siamo qui”.

La Russia ha fatto passare questa distribuzione di passaporti come azione umanitaria sostenendo di procedere “allo scopo di proteggere i diritti e le libertà dell’uomo e del cittadino all’interno dei principi e delle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”. Tale affermazione però è palesemente falsa in quanto viola alla radice lo Statuto delle Nazioni Unite e la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2201 (del 2015) sull’approvazione di una serie di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk votati anche dalla Russia. Inoltre il decreto viola anche l’articolo 47 della Convenzione di Ginevra in quanto priva i cittadini ucraini che vivono nei territori occupati della loro cittadinanza.

L’Ucraina ha informato ufficialmente il Consiglio d’Europa, esortando la comunità internazionale a rafforzare le sanzioni contro la Federazione Russa, ma la reazione dei funzionari europei si è rivelata purtroppo abbastanza tiepida.

L’ovvio obiettivo del rilascio passaporti è la sotto intesa minaccia di poter usare “ufficialmente” l’esercito della federazione contro l’Ucraina. La legislazione russa infatti consente l’uso delle forze armate del paese per proteggere i cittadini russi all’estero. Se invece osserviamo sul lungo periodo, il Cremino tenta con questa azione di cambiare il percorso filo-occidentale dell’Ucraina tramite l’inserimento nella società ucraina di molteplici soggetti con passaporto russo che psicologicamente introdurrebbe il concetto di “doppia fedeltà”.

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