1989 – 2019: 30 anni dalla Velvet Revolution

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Il 17 novembre 1989 ha avuto inizio a Praga la rivoluzione di velluto, un processo politico che ha dato avvio al processo di dissoluzione del regime comunista cecoslovacco.

Il processo è iniziato con una manifestazione pacifica organizzata alla vigilia della Giornata Internazionale degli Studenti proprio dagli studenti per presentare le proprie proposte di riforma del sistema educativo.

Il 1989 è stato un anno fondamentale nella storia dei paesi dell’Est Europa: nell’autunno di quell’anno i governi comunisti furono espulsi in Polonia, Ungheria e Bulgaria e gli eventi culminarono con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre. Nell’allora Cecoslovacchia, le manifestazioni iniziate il 17 novembre sono state subito represse dalla polizia, e ciò ha dato luogo ad un crescente dissenso da parte della popolazione, dimostrato attraverso continue manifestazioni, scioperi e dimostrazioni popolari: i movimenti guidati da Havel iniziarono a diffondersi, ed insieme a loro anche i nuovi ideali di società; in pochi giorni i manifestanti divennero più di mezzo milione e ciò portò alle dimissioni del segretario del Partito Comunista della Cecoslovacchia, Miloš Jakeš. Le manifestazioni causarono il crollo definitivo del partito e portarono il paese verso una repubblica parlamentare, con Havel come presidente della Cecoslovacchia: la sua figura viene considerata un simbolo internazionale di resistenza non violenta, avendo inaugurato una nuova era della democrazia. Dopo la rivoluzione, gli eventi continuarono a muoversi rapidamente; le truppe sovietiche lasciarono il territorio cecoslovacco nel giro di poche settimane, nel giugno 1990 ci furono le prime elezioni democratiche nel paese dal 1946, e nel 1993 ci fu la separazione delle due repubbliche, Ceca e Slovacca.

30 anni dopo, la Rivoluzione di velluto e il suo retaggio sono fonte di continue discussioni. Sia la Repubblica Ceca che la Slovacchia hanno visto enormi cambiamenti culturali, economici e politici, ma persistono problemi di corruzione e di disillusione democratica. L’era post-rivoluzione ha visto la privatizzazione di beni statali e la conseguente transizione economica ha creato una classe di figure imprenditoriali molto ricche che hanno acquisito un grande potere all’interno di vari settori. Paradossalmente, molti cechi e slovacchi – principalmente over 40 – sono delusi sia dal cambiamento, sia dai risultati del passaggio alla democrazia liberale, in quanto molti credono che la vita fosse effettivamente migliore prima della rivoluzione; tale pensiero non viene ovviamente condiviso dai giovani cechi che rifiutano ogni forma di dittatura comunista.

La rivoluzione di velluto è stata ricordata in molte città della Repubblica Ceca attraverso manifestazioni e dimostrazioni popolari che sono state organizzate principalmente dal movimento Million Moments for Democracy. In queste giornate di commemorazioni è stato fondamentale ricordare gli ideali di Havel attraverso manifestazioni popolari ed anche eventi culturali promossi attraverso spettacoli di illuminazione, concerti e altri eventi previsti nella capitale ceca e nelle altre città. Ciononostante, in tale occasione, sono state rinnovate anche le proteste contro l’attuale primo ministro Andrej Babiš, il magnate miliardario del paese, accusato di corruzione e conflitti di interesse, e contro il ruolo di Miloš Zeman, il presidente populista che ha promosso stretti legami con la Russia e la Cina. A distanza di tre decenni, molti tra la folla hanno chiesto ancora una volta il cambiamento e le dimissioni del loro primo ministro. Si contano circa 250.000 di cechi riuniti nel trentesimo anniversario della Rivoluzione per dare un ultimatum al primo ministro Babis: “vendi la tua attività o lascia il tuo lavoro” chiedono i cechi, e chiedono di farlo entro il 31 dicembre. I manifestanti di tutta la Repubblica Ceca hanno partecipato alla manifestazione di sabato, la seconda più grande protesta contro Babis al parco Letna di Praga, teatro di enormi raduni nel 1989 che hanno contribuito notevolmente alla caduta del comunismo.

Nella città di Brno, la Rivoluzione di Velluto è stata ricordata attraverso diverse attività e manifestazioni: il giorno dell’anniversario il castello dello Špilberk, il teatro Mahen e la fontana davanti al teatro Janacek sono stati illuminati con i tre colori della bandiera ceca – rosso, bianco e blu. Il tricolore ceco sarà proiettato anche sui punti di riferimento in altre 30 città dell’ex blocco comunista nell’Europa centrale e orientale. Lo stesso giorno, sono stati realizzati eventi di commemorazione nella piazza principale – Náměstí Svobody – con discorsi di studenti, artisti, testimoni del novembre 1989 e rettori delle università di Brno, insieme a spettacoli musicali e teatrali ed installazioni luminose che celebrano i diritti umani e civili, la libertà e la democrazia aperta società. La serata si è conclusa con la tradizionale processione delle lanterne iniziata alle 18:00 nel centro della città, organizzata dagli studenti dell’Università di Masaryk.

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