Piogge torrenziali in Sud Sudan e Somalia, è emergenza umanitaria

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I cittadini del Sud Sudan e della Somalia sembrano non riuscire a trovare pace. Dopo gli accesi contrasti interni, ora sono le piogge torrenziali e le alluvioni a creare irrimediabili disagi e aggravare l’emergenza umanitaria negli Stati africani.

In una nota del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) si legge che in Sud Sudan più di 900.000 persone, compresi 490 mila bambini, stanno combattendo contro le inondazioni ed hanno urgente bisogno di assistenza. Il 90 percento dei servizi di base, compreso il servizio sanitario e scolastico, sono stati sospesi a causa dell’inagibilità degli edifici. L’UNICEF, in collaborazione con le autorità locali, lancia quindi un appello chiedendo lo stanziamento di finanziamenti pari a 10 milioni di dollari, finalizzati a fronteggiare i bisogni immediati dei minori e delle loro famiglie, colpite dalle inondazioni. Bisogna inoltre evidenziare che la Contea di Meban, in Sud Sudan, oltre alla popolazione locale ospita oltre 150.000 rifugiati provenienti dal Sudan, Paese agli ultimi posti dell’Indice di Sviluppo Umano e dove l’assenza di ogni forma di tutela per i diritti umani e le libertà fondamentali ha raggiunto livelli insostenibili. Il Sud Sudan, noto anche come lo Stato più giovane al mondo, con oltre 60 gruppi etnici e fra i più frammentati dell’Africa centrale, oltre all’emergenza alimentare, che vede 4 persone su 10 in stato di malnutrizione, si trova quindi a fronteggiare una catastrofe naturale senza precedenti. I dati mostrano che l’area è stata colpita da una quantità di pioggia superiore del 230 % rispetto alle medie annuali, causando, tra le altre cose, innumerevoli danni ai raccolti e agli allevamenti locali.

In Somalia, secondo la nota dell’Unicef, la situazione si presenta altrettanto critica. La Somalia è infatti un Paese fortemente esposto agli effetti del cambiamento climatico: siccità e alluvioni si alternano e i cittadini, provati da quasi 30 anni di conflitto interno, ne pagano le conseguenze. Save the Children segnala che almeno 200mila persone, tra adulti e bambini, sono stati costretti a fuggire dalle proprie case a seguito delle violente inondazioni nelle regioni di Hiiraan,Bakool e nella Somalia Centrale, cercando rifugio altrove. Lo staff di Save the Children racconta di interi quartieri sott’acqua, con famiglie in fuga su trattori, carri trainati da asini, barche e persino a piedi.

Anche qui c’è estrema necessità di prestare sostegno alle popolazioni sfollate, fornendo acqua pulita, servizi igienico sanitari, aiuti alimentari e rifugi sicuri. L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha già dato il via a numerose attività di assistenza, ad esempio mediante la distribuzione di 33000 kit igienici per evitare la diffusione di malattie, e mediante la promozione di iniziative volte alla ricostruzione delle strutture danneggiate.

Tuttavia, è chiaro che una simile emergenza umanitaria e sanitaria, necessita di ulteriori aiuti ed iniziative di sostegno. Nella giornata dell’11 Novembre, alcune agenzie ONU e ONG, tra cui l’Italiana COOPI -Cooperazione Internazionale- hanno visitato Berdale, la città della Somalia centro-meridionale più colpita delle piogge torrenziali, al fine di avviare un intervento umanitario più incisivo.

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