Ennesimi scontri con la polizia nella banlieue parigina: a fuoco una scuola di arti circensi

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Un sabato sera di ordinaria violenza: il 2 novembre, a Chanteloup-les-Vignes, nella banlieue di Yvelines una trentina di chilometri ad ovest di Parigi e non lontano da Versailles, è stata incendiata la scuola di arti circensi e recitazione “L’Archè”, divenuta il luogo di aggregazione di molti giovani strappati alla strada che trascorrevano qui i loro pomeriggi imparando un’attività nei vari atelier. Si tratta della scuola dove il regista Mathieu Kassovitz ambientò il film “L’odio”.

Da diverse settimane e specialmente il venerdì ed il sabato sera, la polizia francese viene attirata in veri e propri “agguati”: su chiamata o per qualche principio di incendio arrivano le pattuglie e gli agenti vengono bersagliati con sassi, oggetti di ogni tipo e molotov, per poi contare i danni la domenica mattina.

La distruzione della scuola di arti circensi ha esasperato la popolazione. Dell’enorme padiglione in cui molti giovani sono stati introdotti alle arti circensi, rimane solo un tetto carbonizzato. Il Ministro dell’interno francese, Christophe Castaner, ha espresso la sua piena fiducia nella polizia “per identificare gli autori di questi atti codardi e folli e consegnarli alla giustizia”. La sindaca Catherine Arenou ha affermato che “cedere adesso significherebbe buttare via 20 anni di impegno per una nuova vita di chi abita qui”. La sindaca ha lamentato che questa zona alla periferia di Parigi è “preda di vari assalti e violenza da diversi giorni” riferendosi altresì all’interruzione ormai quotidiana dell’illuminazione stradale per mano di alcuni giovani del quartiere Noé. Arenou ha dichiarato che il rogo appare “deliberato” poiché sono stati trovati due incendi su due lati della struttura, come è stato mostrato anche dalle immagini, ampiamente condivise sui social, che hanno alimentato l’indignazione pubblica nei confronti della violenza crescente tra i giovani della periferia parigina. In particolare, secondo la sindaca, anche un ufficio di informazione per i giovani è stato preso di mira durante la notte. “Abbiamo trovato del combustibile all’interno e c’è stato un tentativo di incendio”, ha dichiarato. “Nulla può giustificare che ci si accanisca contro un luogo di cultura”, ha invece twittato il Ministro della Cultura, Franck Riester.

L’incendio di questo importante spazio culturale dedicato alla lotta contro le disuguaglianze è divampato alle 22.30, nel pieno degli scontri con la polizia iniziati alle 19 ed andati avanti fino alle 23. La polizia ha lamentato due funzionari feriti e due tra i 30 giovani coinvolti sono stati arrestati.

Secondo i responsabili della scuola circense questa sarà ricostruita in tempi brevi, grazie al sostegno già arrivato dalla regione e dal Ministro delle aree urbane, Julien Denormandie. “Ricostruiremo e andremo avanti”, ha assicurato Alicia Baudry, la segretaria della compagnia che si occupa anche di prevenzione all’interno delle scuole. “Lavoriamo per l’integrazione dei ragazzi di tutti i quartieri”, ha affermato Baudry, che teme un danno “d’immagine” per la città. “E’ un vero peccato, ne parleremo in un ciclo di incontri, quando è una piccola minoranza che vuole fare il caos, non dovremmo dare loro così tanta pubblicità”.

Questa violenza potrebbe essere collegata al lavoro di riqualificazione del quartiere che disturba l’economia sommersa. Informazioni confermate da Catherine Arenou, la quale ha specificato che un bar dell’edificio doveva essere demolito presto come parte del programma di rinnovamento urbano.

Qui, infatti, la disoccupazione, che si avvicina al 20%, pesa in particolare sui giovani, che appaiono senza prospettive.

Diverse teorie vengono avanzate: diverse personalità, tra cui il prefetto Jean-Jacques Brot, individuano la causa dell’esplosione della violenza nella prevista demolizione di un piccolo edificio di tre piani, che si suppone sia uno degli epicentri del traffico di droga nel delicato quartiere di Noè. “Siamo ben consapevoli del fatto che quando si agita il traffico di droga, si crea tensione. (…) Ma siamo determinati a fermare questo traffico e a garantire che l’ordine possa essere rispettato e ristabilito “, ha dichiarato lunedì il Primo ministro Edouard Philippe.

La maggior parte della popolazione, tuttavia, non crede davvero in questa ipotesi. Uno dei lavoratori incaricati di raccogliere i detriti di una terna recentemente bruciata ha avanzato un’altra teoria: “È perché c’è competizione tra diversi quartieri di Yvelines su Snapchat” afferma. Sabato sera, i video degli scontri tra i giovani e la polizia sono stati, infatti, trasmessi quasi in diretta su questo social network.

Altri individuano la motivazione che si cela dietro l’esplosione della violenza in un’”ennesima sbavatura della polizia”. La maggior parte dei residenti, infatti, non nasconde la propria sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine.

Solo 10 giorni prima, nella vicina Mantes-la-Jolie era divampata un’analoga guerriglia, iniziata allo stesso modo con la provocazione nei confronti della polizia da parte di un gruppo di giovani agguerriti. Il quadro, dunque, risulta critico ed emerge la necessità di mettere in atto delle misure in grado di arrestare questa escalation di violenza.

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