Elezioni in Spagna, c’è l’accordo PSOE – Podemos

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Domenica 10 novembre in Spagna ci sono state le elezioni politiche: le seconde in meno di un anno, le quarte degli ultimi quattro anni. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento, anche questa volta, non hanno fatto emergere una maggioranza chiara.

È stato confermato il primo posto del partito socialista PSOE, ma senza che quest’ultimo abbia ottenuto una maggioranza; neanche a destra si trova una maggioranza, ma emerge senz’altro il trionfo di VOX, partito di destra radicale che si è affermato al terzo posto; il secondo posto spetta al Partito Popolare. Rispetto alle elezioni di aprile, non vi è stato un grande cambiamento per PSOE: il partito del primo ministro uscente Pedro Sanchez ha ottenuto il 28,3% dei voti e pur confermandosi primo partito, ha perso ben tre seggi in Parlamento, ottenendone 120. È la prima volta che in Spagna il partito vincitore ha meno di 123 seggi; inoltre, PSOE sembra non essere il primo partito ovunque, avendo infatti perso tale posizione nelle province del nord della Spagna, tradizionalmente più conservatrici. Il primo partito perde dunque ancora di più la possibilità di conquistare una maggioranza alla Camera, per la quale si necessita il raggiungimento di 176 seggi su i 350 complessivi. Le elezioni anticipate per il PSOE avrebbero dovuto essere il mezzo per rafforzare la propria posizione in parlamento e dipendere meno dalle altre forze politiche, ma è chiaro che questo obiettivo non è stato raggiunto. Il parlamento risulta essere ancora più frammentato di quanto non lo fosse già in precedenza, con una sinistra che ha perso forza e una destra che l’ha acquistata.

Il secondo partito, con il 20% dei consensi, risulta essere il Partito Popolare di Castaldo: con 88 seggi raggiunti, sono riusciti ad ottenere 20 seggi in più rispetto alle elezioni di aprile, le peggiori per la storia del partito. Il PP ha dunque recuperato un po’ di voti rispetto alle scorse elezioni, voti che giungono soprattutto dalla destra moderata.

Il terzo partito, nonostante la posizione, è forse quello che si può ritenere più soddisfatto in termini di voto. Dopo essere entrato per la prima volta in Parlamento ad aprile con 24 seggi, in queste ultime elezioni Vox ha raddoppiato il proprio numero, ottenendo ben 52 seggi con il 15% dei consensi. In alcune zone si è posto addirittura come primo partito: nella comunità autonoma della Murcia, nell’exclave spagnola Ceuta e in alcuni municipi della comunità autonoma di Madrid, specialmente nel sud. Aver superato la soglia dei 50 seggi risulta di fondamentale importanza se si considera che ora anche i deputati di Vox potranno presentare i ricorsi di incostituzionalità contro le leggi approvate dal Parlamento, cosa che Santiago Abascal già da tempo dice di voler fare. Il leader dei neofranchisti, soddisfatto del proprio risultato raggiunto, ha esultato per la “fine della dittatura progressista”.

Quanto agli altri partiti, la coalizione di sinistra Unidas Podemos ha preso solo il 10,7% dei voti, che corrispondono a 35 seggi. Tuttavia, Pablo Iglesias, a capo del partito Podemos, è stato sconfitto solamente a metà, in quanto la coalizione risulta essere la quarta forza nel Congresso, ma soprattutto perché risulta indispensabile per la formazione di un governo di sinistra. Invece, il partito di sinistra Mas Pais, formato da ex di Podemos, è entrato in parlamento ma si è fermato al 2,3%, ottenendo solo 3 seggi. Anche il partito Ciudadanos ha raccolto pochi seggi, solo 10, rispetto ai 57 che aveva in precedenza: il partito centrista e unionista di Rivera ha sofferto molto la competizione di Popolari e Vox e si è fermato solo al 6,8%, con le conseguenti dimissioni di Albert Rivera. Un importante dato da tenere in considerazione è il risultato ottenuto dalla Catalogna, dove gli indipendentisti hanno ottenuto il 43% dei voti e dunque 23 seggi in parlamento, un risultato che non era mai stato raggiunto in precedenza.

Per quanto riguarda invece la formazione del governo, la situazione risulta essere complessa data l’assenza di una maggioranza. Ciononostante, a soli due giorni dalle elezioni politiche, i due principali partiti di sinistra – il Partito Socialista e Unidas Podemos – hanno trovato un accordo per formare un governo di coalizione. “Sono lieto di annunciare, insieme a Sanchez, un pre-accordo per formare un governo di coalizione progressista che copra l’esperienza del PSOE con il coraggio di Podemos. Questo è il miglior antidoto contro l’estrema destra” ha dichiarato Iglesias. Sanchez e Iglesias si sono incontrati in parlamento ed hanno firmato un documento che garantisce l’incarico di vicepresidente a Iglesias; i due hanno poi espresso la loro volontà di formare un governo progressista che possa rimanere stabile per tutta la durata della legislatura. L’accordo di coalizione prevede 10 punti, si va dalla lotta alla corruzione al piano contro i cambiamenti climatici, affrontando anche la questione catalana.

Tale accordo però non è sufficiente per ottenere la maggioranza, poiché ai due partiti insieme mancano comunque 21 seggi per raggiungere i 176 necessari: sarebbe il primo governo di coalizione per la Spagna, ma i due leader dovranno necessariamente aprire ad altre forze politiche.

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