Macron in Cina: l’europeizzazione delle relazioni

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Il 4 novembre il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, si è recato in Cina per una visita ufficiale. I viaggi presidenziali solitamente sono eventi bilaterali, ma questa volta Macron è stato accompagnato da un ministro tedesco e da un commissario europeo, il che ha reso la visita anche un vertice tra Unione europea e Cina. I rapporti con il gigante cinese si stanno, infatti, europeizzando sempre più: d’altronde è l’unico modo di avere un peso dinanzi alla seconda potenza mondiale avente 1,4 miliardi di abitanti. A marzo, durante la visita in Francia, il Segretario generale del Partito comunista cinese, Xi Jinping, aveva proposto un incontro all’Eliseo con Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ed il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Si è trattato di una novità assoluta e di una dimostrazione della ricezione del segnale a Pechino circa l’esigenza di un’europeizzazione delle relazioni. Non a caso, qualche giorno prima, la Commissione europea aveva pubblicato un documento in cui la Cina era descritta come “un rivale sistemico”. Dopo circa un decennio in cui Pechino ha approfittato delle contraddizioni europee per fare affari, si sta assistendo ad una svolta importante. Il fatto che Pechino abbia sviluppato un dialogo preferenziale con un gruppo di paesi dell’Europa meridionale, battezzati come i “16 più 1” -in cui per “1” si intende la Cina ed i suoi finanziamenti- ha suscitato la presa di coscienza del rischio della frammentazione dell’Europa. L’Unione europea ha cominciato a capire che per esistere in un mondo dominato dalla potenza statunitense e quella cinese, è necessario difendere i propri interessi comuni: un’unica voce per avere un maggior peso.

Oggi Francia e Germania sono sulla stessa lunghezza d’onda nel tentativo di europeizzazione dei rapporti con la Cina.  Sulla scia dell’iniziativa lanciata a marzo, nel 2020 Angela Merkel in occasione della presidenza di turno spettante alla Germania, organizzerà un vertice tra gli Stati membri dell’UE ed il presidente cinese. Proprio con questo spirito, nella sua visita in Cina, Macron è stato accompagnato da un ministro tedesco: occorre dimostrare che nonostante la concorrenza tra le varie aziende europee presenti sul mercato, gli Stati membri dell’UE mantengono una posizione comune sulle questioni fondamentali, come quelle relative al commercio ed alla proprietà intellettuale.

Settore agro-alimentare, aviazione, energia, turismo, sanità, finanza e mondo digitale: questo è l’insieme degli ambiti in cui Macron ha raggiunto ottimi risultati nella visita in Cina. In particolare, secondo quanto dichiarato dal Governo cinese i due governi avrebbero firmato accordi per un valore complessivo di 13 miliardi di euro.

La visita di Macron a Pechino e Shangai è stata segnata da una sorprendete cooperazione tra la Francia -e l’Unione europea rappresentata proprio dal presidente francese- nell’ambito dell’emergenza climatica. Il Presidente francese rimpatria, infatti, con un grande risultato: la promessa da parte cinese di impegnarsi nella lotta al cambiamento climatico, sostituendosi così agli Stati uniti, sempre più isolati dopo l’uscita annunciata dall’Accordo di Parigi. Nella dichiarazione congiunta firmata da Emmanuel Macron e Xi Jinping, vi è, infatti, un esplicito riferimento a tale accordo che fissa l’obiettivo del contenimento delle temperature entro due gradi in più rispetto alle temperature preindustriali: si tratta di una mossa strategica e dal grande valore simbolico che prende atto dell’uscita degli USA dalla precedente posizione di guida nella lotta al cambiamento climatico. Entrambi i leader hanno affermato di essere “determinati a compiere sforzi senza precedenti per assicurare il futuro delle nuove generazioni» e ad intensificare gli sforzi internazionali chiedendo un’accelerazione nella transizione verso lo sviluppo verde.

Amici per l’ambiente ma anche per l’economia: Macron ha firmato, altresì molteplici accordi commerciali con la Cina, proponendosi come partener commerciale fondamentale di Pechino. Tra di essi spicca un accordo avente un valore di un miliardo di euro per GTT, una filiale della società energetica Engie, la quale installerà un terminal e un deposito di gas naturale liquefatto a Tianjin e un gasdotto di circa 230 km per trasportare il gas a Pechino. Inoltre, entro il 31 gennaio 2020, dovrà essere firmato un “mega-contratto” finalizzato alla costruzione di un impianto di riciclaggio del combustibile nucleare esausto in Cina, il cui negoziato va avanti da anni ed il cui valore va oltre i 20 miliardi di euro, metà dei quali andranno all’azienda francese Orano.

Importanti risultati anche nell’ambito dell’industria agroalimentare, dove la Francia ha ottenuto 20 licenze di esportazione per aziende francesi.

Il Presidente francese, nonostante la varietà degli argomenti affrontati in Cina, a cominciare dalla guerra dei dazi sino-statunitense e delle sue ricadute sull’UE, ha preferito non parlare ufficialmente della crisi di Hong Kong. “La Cina e l’Europa condividono lo stesso rifiuto della guerra commerciale che non fa che perdenti. Ho espresso al Presidente Xi il mio desiderio che le discussioni in corso tra gli Stati Uniti e la Cina permettano rapidamente un caso delle tensioni allentino le tensioni e tengano pienamente conto degli interessi del principale partner commerciale della Cina, l’Unione Europea” ha dichiarato Macron in merito alla guerra commerciale.

Dal canto suo, in attesa del vertice con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, organizzato proprio per affrontare la tematica commerciale e doganale, il leader cinese è apparso soddisfatto delle intese raggiunte con Macron, nel suo ruolo di Presidente francese e di rappresentante degli interessi e dei valori dell’Unione europea.

 

 

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