Conflitto Russo-Ucraino, quali conseguenze  per il futuro dell’Europa

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Ha avuto luogo a Roma  l’evento “il conflitto russo-ucraino e le sue conseguenze per il futuro dell’Europa”, presso il Grand Hotel De La Minerve, organizzato dalla FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani). Tra i relatori Oleksiy Melnyk, del Centro Studi Razumkov, Leonyd Poliakov del Centro ucraino di studi sull’esercito, la conversione e il disarmo, Iryna Dovhan, volontaria e attivista, Maria Tomak, coordinatrice di Media Initiative for Human Rights. Presenti anche il Sen. Roberto Rampi, il Segretario nazionale di “+Europa” Benedetta Della Vedova e l’On Lia Quartapelle Procopio, membro della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati. A moderare l’incontro il Prof. Antonio Stango, presidente della FIDU.

I temi trattati sono stati vari, dall’analisi dello status quo e dei possibili scenari geopolitici fino alle relative crisi umanitarie. È emerso il profilo di un conflitto multilivello, non solo militare ma anche socioeconomico e ideologico, che collega tre attori (Russia, Ucraine e U.E.) con il fattore strategico dell’energia e che risulta distruttivo da un punto di vista umanitario. Lo scenario più plausibile, secondo Melnyk, è quello del mantenimento dello status quo: entrambe le parti non sembrano intenzionate a cedere sulle proprie posizioni, l’Ucraina è propensa ad una soluzione di pace ma “non a qualsiasi costo” e sembra improbabile una qualsiasi operazione di peacekeeping dell’O.N.U. Il dott. Polyakov ha poi fornito vari dettagli di natura militare e geopolitica sul conflitto. Nonostante il conflitto sia con i ribelli del Donbass, esso risulterebbe più in una guerra di trincea con la Russia, la quale è tutt’altro che intenzionata a ritirare truppe vicino al confine, potendo usufruire dello spazio di guerra per testare nuove armi oltre che per imporre la sua influenza.

Inevitabile il tema del ruolo del diritto internazionale. Il conflitto russo-ucraino e il più recente conflitto turco-siriano sembrano riportarci indietro in un periodo precedente allo stato di diritto, dove i confini vengono decisi tramite l’uso della forza, dovuto anche al fatto che i paesi che ricorrono alla violenza non vanno incontro a reali conseguenze. Il tutto a scapito del rispetto dei diritti umani. Le testimonianze di Irina Dohvan e di Maria Tomak hanno ben dimostrato come in questi casi il monitoraggio sul rispetto della persona umana venga praticamente sospeso, determinando violenze e discriminazioni di ogni tipo sulle popolazioni locali e sulle minoranze, etniche o religiose.

Per questo sembra necessario uno sforzo in più della comunità internazionale, obbligata spesso a districarsi nel delicato ambito delle sanzioni, che minano ulteriormente i rapporti tra gli stati. L’On. Quartapelle in proposito ha invocato la strada delle sanzioni individuali tramite una “legge non contro gli stati ma contro la violazione dei diritti umani”. In ultima analisi l’interrogativo finale è “perché l’Ucraina importa all’Europa?” I relatori hanno richiamato il legame profondo tra Ucraina e Europa, sottolineando che tale conflitto dimostra che la nascita dell’Unione Europea non ha posto fine alle guerre sul continente. Tale conflitto, in un paese di fatto europeo, implica inevitabilmente una minaccia alla sicurezza europea nel suo complesso.

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