L’incerta riconciliazione del Mozambico: elezioni svolte tra brogli e violenze

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Martedì 15 ottobre i cittadini del Mozambico si sono recati alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica ed il nuovo Parlamento. Si è trattato di un voto cruciale per il futuro del Paese, il quale sta ricercando la via della pacificazione dopo anni di conflitti e tensioni interne.

Il Mozambico, infatti, soffre ancora gli effetti di una guerra civile durata 15 anni, dal 1977 al 1992, in cui sono morte circa 1 milione di persone. Le elezioni del 15 ottobre scorso sono infatti il risultato di un accordo di pace e riconciliazione nazionale firmato a Maputo il 6 agosto scorso.

Quattro i candidati alla presidenza, due dei quali rappresentano le due fazioni storicamente contrapposte sin dai tempi dall’indipendenza dal Portogallo, ottenuta nel 1975. Si tratta del Frelimo (Fronte di liberazione del Mozambico), rappresentato dal Presidente in carica Filipe Nyusi, e Renamo (Resistenza nazionale mozambicana), rappresentata da Ossufo Momade. Il conflitto politico ed armato tra queste due forze ha caratterizzato la maggior parte della storia del Mozambico, ma è il Fronte di Liberazione del Mozambico ad avere in mano le redini del Paese sin dal 1975.

Nelle recenti elezioni del 15 ottobre non vi è stata alcuna inversione di tendenza da parte del popolo mozambicano: i risultati provvisori pubblicati sul sito della Commissione elettorale nazionale mostrano Nyusi, il leader del partito Renamo, nuovamente in testa con il 69% dei voti, a fronte di un’affluenza alle urne del 55%.

Immediate sono state le proteste del partito di opposizione, che ha denunciato violenze ed irregolarità, chiedendo l’annullamento dei risultati.  L’accusa principale rivolta a Frelimo, dichiarata tramite una nota ufficiale, è quella di aver violato una clausola dell’accordo firmato ad agosto, in cui si prevedeva che nessun partito avrebbe commesso atti di violenza ed intimidazione nel perseguimento dei suoi obiettivi politici. In effetti, numerosi osservatori elettorali hanno dichiarato che sin dall’inizio della campagna elettorale, avviata ufficialmente il 31 agosto, si sono verificati scontri, intimidazioni e disordini, culminati il 7 ottobre con l’uccisione di Anastacio Matavele, osservatore elettorale del Forum delle ONG della provincia di Gaza. La stessa Missione di osservazione dell’Unione Europea (UE) in Mozambico ha lanciato un allarme sulle “violenze diffuse” che si sono registrate nel corso delle operazioni di voto, denunciando l’uso “ingiustificato delle risorse statali da parte del Fronte di liberazione del Mozambico”. Un portavoce di Frelimo ha duramente respinto la dichiarazione dell’UE dichiarandola infondata.

 

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