La posizione dell’Unione europea sulla crisi Turco Siriana

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Il Consiglio dell’Unione europea, l’istituzione europea che raduna i rappresentanti dei governi degli stati membri, rammentando la dichiarazione dell’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza dello scorso 9 ottobre, ha disapprovato all’unanimità l’operazione militare della Turchia contro i curdi siriani nel nord-est della Siria, invitandola a cessare la sua azione unilaterale ed a ritirare le sue forze.

In occasione del Consiglio Affari esteri del 14 ottobre, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, ha informato i ministri in merito al processo politico in corso ed ai propri lavori in vista della commissione costituzionale che dovrebbe tenersi a fine ottobre, esprimendo la propria preoccupazione riguardo ai rischi che l’attuale azione militare turca nel nord-est della Siria possa comportare a tale processo politico. Dal canto loro, i Ministri degli esteri degli Stati membri dell’UE, hanno ribadito il pieno sostegno agli sforzi dell’inviato speciale.

L’UE, dunque, alla luce degli ultimi sviluppi, condanna l’azione militare condotta dal presidente turco Erdoğan, azione che compromette seriamente la stabilità e la sicurezza dell’intera regione a danno dei civili, provocando nuovi sfollamenti ed ostacolando fortemente l’accesso all’assistenza umanitaria. Ciò rende molto più difficili le prospettive di un processo politico guidato dalle Nazioni Unite per raggiungere la pace nel cruciale quadrante geopolitico quale è la Siria. L’attuale situazione, inoltre, minaccia notevolmente i progressi compiuti finora dalla coalizione internazionale per combattere lo Stato Islamico, evidenziando come questo resti una minaccia per l’Europa e per la stessa Turchia, una minaccia regionale ed internazionale.

L’Unione europea si schiera così nuovamente a favore dell’unità, della sovranità e dell’integrità territoriale dello Stato siriano ed auspica un’autentica transizione politica negoziata dalle parti siriane, ai sensi della Risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Comunicato di Ginevra del 2012.

La Turchia rimane un partner fondamentale dell’Unione europea, nonché un attore cruciale nella regione e nell’attuale crisi. L’UE non interromperà pertanto i fondi che versa alla Turchia annualmente nell’ambito delle politiche di vicinato e di allargamento dell’UE, vale a dire circa 400 milioni di euro. Tuttavia, proprio a fronte della sua cruciale posizione geografica e geopolitica, l’UE pone l’accento sulla necessità di affrontare la crisi, da parte turca, con mezzi politici e diplomatici, non militari, conformemente al diritto internazionale umanitario.

In questo quadro, il costante impegno della comunità internazionale, specie in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, volto ad arrestare questa offensiva militare unilaterale, si pone quanto mai necessario. Il Consiglio dell’UE ha, pertanto, chiesto una riunione ministeriale della coalizione internazionale per valutare come proseguire nel contesto attuale.

Tenuto conto del perdurare dell’azione militare e delle sue drammatiche conseguenze, l’Unione europea rammenta la decisione presa da alcuni Stati membri di bloccare immediatamente il rilascio delle licenze di esportazione d’armi in Turchia. Gli Stati membri si impegnano, così, in ferme posizioni nazionali in ambito di esportazione, ai sensi della posizione comune del 2008, con particolare attenzione al Criterio 4 sulla stabilità regionale. A tal proposito, il pertinente gruppo di lavoro del Consiglio si riunirà per coordinare ed esaminare le posizioni degli Stati membri in materia.

L’Unione europea, inoltre, ricorda che non fornirà assistenza alla stabilizzazione o allo sviluppo in settori in cui i diritti delle popolazioni locali sono ignorati o violati.

In definitiva, l’UE rimane impegnata a proseguire i propri sforzi e quelli della comunità internazionale, volti ad affrontare in modo efficace l’attuale grave crisi umanitaria e dei rifugiati in funzione del mutare dello status quo.

“Siamo di fronte a un chiaro impegno di tutti gli Stati membri ad adottare posizioni nazionali ferme in merito alla politica di esportazione di armi alla Turchia, sulla base delle disposizioni della posizione comune sul controllo delle esportazioni di armi. Ciò significa che sussiste il blocco della politica di esportazione. (…) Questo meccanismo consente l’assunzione di decisioni immediate, che possono essere prese a livello nazionale e coordinate a livello europeo” ha dichiarato Federica Mogherini, Alto rappresentante uscente dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

La cattiva notizia è, tuttavia, che l’Unione europea continuerà a non avere un impatto reale nello scenario di crisi in atto, non avendo i mezzi necessari a lanciare un’operazione ad alto rischio, fosse anche limitata ad obiettivi umanitari. La Francia attualmente mantiene un piccolo contingente sul campo- circa 2000 soldati delle forze speciali- insieme ai britannici, ma la realtà geopolitica impone che dopo il ritiro degli Stati Uniti, le forze europee non possano fare altro che accodarsi. L’idea di condurre un’azione militare autonoma da parte della Francia è stata subito scartata, poiché giudicata troppo rischiosa e fuori portata dal punto di vista sia politico che militare. Ancora una volta, dunque, la Nato resta la cornice principale della difesa europea.

 

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