Vertice di Lussemburgo: l’accordo di Malta non convince gli altri Stati europei

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Il Consiglio dell’Unione europea sugli affari interni, l’8 ottobre, a Lussemburgo, ha discusso in merito all’accordo di Malta, stipulato due settimane fa dai “paesi volenterosi” Italia, Germania, Francia e Malta, che prevede un meccanismo di ricollocamento automatico per i migranti soccorsi in mare. L’accordo è concepito come un primo passo verso un meccanismo di ricollocazione permanente, nonché una prova di volontà dei Paesi europei di aiutare gli Stati in prima linea per condizioni geografiche.

Si auspicava un’estensione dell’accordo ad una decina di altri Stati membri dell’UE, tuttavia, solo Irlanda, Lussemburgo e Portogallo hanno garantito la propria disponibilità e si tratta di tre Stati non decisivi nel tentativo di estendere il meccanismo di Malta ad altre regioni. Il pre-accordo di Malta, dunque, non è diventato un vero accordo a Lussemburgo.

“Da oggi Italia e Malta non sono più sole, c’è la consapevolezza che i due Paesi rappresentano la porta d’Europa” queste le parole di Luciana Lamorgese, Ministro dell’interno italiano, in seguito al summit de La Valletta del 23 settembre. La stessa, in seguito al vertice di Lussemburgo ha, invece, affermato di “non dare i numeri” su quanti abbiano aderito, “quelli che hanno detto di sì sono quei tre o quattro Stati che avevano già dato la loro disponibilità, tipo Lussemburgo, Irlanda. Dobbiamo operare perché l’accordo abbia una valenza anche per gli altri Paesi. Speriamo di chiudere tra novembre e dicembre”. Lamorgese ha aggiunto che alcuni Paesi avevano già dato la propria disponibilità, altri hanno espresso un parere positivo in linea generale e non erano previste firme durante il Vertice. Infine, ha sottolineato come l’accordo sia già operativo, poiché all’arrivo delle navi delle ONG vengono già effettuate delle ricollocazioni con paesi che danno la propria disponibilità. “Quindi l’attuazione c’è già, anche se non c’è niente di scritto. Ora a noi interessa che sia allargato il più possibile”.

A Lussemburgo la Germania ha posto delle condizioni, affermando che se dovessero aumentare gli arrivi, si ritirerà. Il Ministro tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato che il meccanismo di distribuzione ipotizzato a Malta non è strutturale ma di emergenza. Tuttavia, la Germania è uno degli Stati che hanno stipulato il pre-accordo, concepito come un modo per sollecitare una più ampia riforma della politica europea in materia di asilo.

Una delle principali obiezioni sollevata in seno al Consiglio riguarda l’esiguità dei numeri: il flusso di migranti che arrivano via mare è diminuito molto a partire dall’estate del 2017, in virtù soprattutto de gli accordi con le milizie locali. Dunque, pochissimi Stati europei considerano quella attuale una crisi. Tuttavia, gli sbarchi sono tornati ad aumentare nelle ultime settimane e tra agosto e settembre sono arrivati sulle coste italiane circa 20.000 migranti, cifra che non si raggiungeva dalla fine del 2016. Durante l’inverno, come di consueto, il flusso calerà, tornerà ad aumentare nella primavera del 2020 e ad oggi non è chiaro se a quel punto l’accordo sarà divenuto ufficiale.

Buona parte della discussione a Lussemburgo ha riguardato la Grecia, il grande assente tra i Paesi che decidono di vincolarsi, in quanto paese di frontiera, in prima linea come l’Italia sul fronte dell’immigrazione. Qui vi è il rischio che il flusso dei migranti aumenti, con gravi conseguenze soprattutto per le isole vicine alla Turchia.

Per quanto riguarda la Spagna, qui gli sbarchi sono diminuiti dopo il picco raggiunto nel 2018, ma restano comunque più del doppio rispetto a quelli italiani: dall’inizio dell’anno sono stati registrati 19.413 sbarchi

Durante le discussioni è stato mostrato un grafico che indica il numero dei richiedenti asilo sbarcati nei vari paesi dell’Unione in rapporto alla popolazione, nel periodo tra gennaio e luglio di quest’anno: Cipro, Malta e Grecia sono in cima alla classifica, l’Italia, invece, è al sedicesimo posto.

Grecia, Cipro e Bulgaria hanno lamentato in un documento che “negli ultimi mesi l’attenzione degli Stati membri dell’UE è stata principalmente focalizzata sul Mediterraneo centrale” e che la rotta del Mediterraneo orientale non è stata affrontata correttamente nonostante le relazioni confermino la tendenza crescente e persistente degli arrivi nella regione.

Molti Stati europei continuano a non voler accogliere richiedenti asilo dai paesi dell’Europa meridionale ed alla consueta opposizione dei Paesi dell’est si è aggiunta quella della Danimarca, in cui il neogoverno di centro sinistra ha adottato una linea più dura nella gestione dei migranti.

Al termine del vertice il governo francese ha diffuso la notizia che una decina di paesi sarebbero pronti ad aderire all’accordo, vale a dire il numero di paesi necessario per farlo entrare in vigore ufficialmente. Tuttavia, resta non chiaro a chi si riferisse e la loro effettiva disponibilità.

Infine, un’altra questione cruciale che ha reso più difficili i progressi relativi all’accordo di Malta è la situazione in Turchia e l’offensiva nel nord della Siria, la quale aumenta la prospettiva di una nuova crisi umanitaria alle frontiere esterne dell’Europa.

 

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