Via ai dazi Usa: il tentativo di mediazione dell’Italia

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É appena stato pubblicato il documento stipulato da Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio con sede a Ginevra, che doveva valutare l’entità dei danni che potranno chiedere gli Usa all’Ue come compensazione agli aiuti economici offerti illecitamente da quest’ultima alla compagnia Airbus. Sull’entità della cifra da riscuotere circolavano già da mesi parecchie indiscrezioni, si parlava di 20 miliardi di euro a maggio ma il documento finale del Wto ha fissato la penale a 7 miliardi, cifra che Trump riscuoterà attraverso l’imposizione di dazi a molti settori europei, tra i quali soprattutto quello aerospaziali e agroalimentare.

Il contenzioso giudiziario tra Stati Uniti e Unione Europea va avanti ormai da 15 anni e riguarda gli aiuti economici che i due Stati hanno dato alle 2 principali aziende del settore aerospaziale, l’americana Boeing e l’europea Airbus. L’entità di questi finanziamenti è ritenuta illecita dalla Wto, dal momento che non avrebbe consentito un’equa competizione tra le due principali aziende in questo settore. I sussidi erogati a favore di Airbus, stando all’Organizzazione Mondiale del Commercio, sarebbero stati di 18 miliardi di dollari tra il 1968 e il 2006. Da Bruxelles, la Commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom si dice «pronta a trovare un accordo equo, ma se gli Usa decideranno di imporre le contromisure autorizzate alla Wto, spingerà l’Ue in una situazione nella quale non avremo altra scelta che fare la stessa cosa». Dunque, se Washington deciderà di voler incassare i 7 miliardi di euro attraverso la tassazione dei prodotti europei, l’Ue farà lo stesso quando ci sarà il giudizio in merito ai sussidi illegali forniti dagli Stati Uniti a Boeing, presumibilmente nella prossima primavera.

Una lista di 5.000 prodotti che l’amministrazione Trump promette di tassare è già pronta, e tra questi un settore molto colpito risulta essere quello alimentare italiano, il più penalizzato subito dopo quello francese. Il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha presentato i dati degli scambi economici Italia/Stati Uniti relativi al primo semestre del 2019: un record storico per il Made in Italy, un balzo del +8.3% nei primi mesi del 2019, crescita più che doppia rispetto al mercato mondiale che invece si è attestato al 3,4%. Gli Stati Uniti sono dunque attualmente il principale mercato di sbocco dell’Italia fuori dai confini europei, ma la minaccia dei dazi sui principali prodotti venduti quali parmigiano, mozzarella e olio d’oliva rischiano ora di mettere seriamente in crisi l’export della produzione agroalimentare italiana. Teresa Bellanova, ministra per l’Agricoltura, ha scritto in merito a Giuseppe Conte e a Luigi Di Maio per chiedere «Un urgente rafforzamento, da parte del governo italiano, del dialogo con l’amministrazione Trump per scongiurare il rischio di dazi sull’agroalimentare italiano che potrebbero mettere in serio pericolo posti di lavoro, imprese, famiglie e interi territori.»

La questione dei dazi è stata appunto affrontata in occasione della visita in Italia del Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo. Dopo vari incontri con Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Sergio Mattarella e infine il Papa, le questioni discusse hanno riguardato anche la Libia, la Russia e i rapporti Italia- Cina.

Pompeo, che oggi ha concluso la sua visita in Italia, non sembra però aver dato segnali di apertura per quanto riguarda la questione dei dazi, ricordando l’ingiusta politica economica che impone a sua volta l’Europa agli Stati Uniti (questione spesso reiterata anche da Trump).

Neanche sul dossier libico Conte sembra aver ricavato grandi successi, alla volontà italiana di un maggiore coinvolgimenti degli Stati Uniti in Libia per la risoluzione della crisi infatti si contrappone la linea della politica estera americana che prevede un disimpegno di Washington, graduale ma costante, da tutti i teatri di guerra internazionale, soprattutto se nell’area mediorientale.

Finora la manovra economica di Trump aveva colpito soprattutto la Cina, con l’imposizione di dazi sull’acciaio e sull’alluminio, ma anche con l’Unione Europea la situazione è tesa da mesi e le minacce di cominciare una guerra doganale erano già state fatte in passato. La decisione della Francia nel luglio scorso di tassare i giganti Amazon, Facebook, Apple e Google infatti aveva già aperto uno scontro con Trump, che aveva definito la digital tax un “danno ingiusto” e che aveva promesso come rappresaglia nuovi dazi ai vini e formaggi francesi. Immediata era stata la risposta di Bruno le Maire, Ministro dell’Economia: «Tra alleati dobbiamo risolvere le controversie in modo diverso rispetto alla minaccia».

La possibilità concreta di nuovi dazi in ottobre, a danno dell’Italia e in generale all’Ue dunque non stupisce. La politica estera di Trump si è sempre presentata in maniera piuttosto coerente come un ritorno alla Dottrina Monroe, che sinteticamente potrebbe essere cosi espressa: “l’America agli americani!” (e non quindi alle potenze europee). Un isolazionismo quindi sotto tutti i punti di vista, ivi compreso soprattutto quello economico.

 

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