Segretario Generale ONU sulla crisi in Sahel: “Stiamo perdendo terreno di fronte al diffondersi della violenza”

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A margine della 74esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Segretario Generale Antonio Guterres ha espresso la propria preoccupazione per l’escalation di violenza nell’area africana del Sahel. Nella regione, infatti, le organizzazioni terroristiche di matrice islamista hanno rafforzato la loro presenza ed i loro feroci attacchi, minacciando la sicurezza di Mali, Burkina Faso e altri Paesi dell’Africa occidentale. Nel corso del suo intervento alla riunione di alto livello sul Mali e sul Sahel ha affermato: “Let’s be clear, we are losing ground in the face of violence”. Già a luglio le Nazioni Unite avevano espresso la necessità di intraprendere maggiori sforzi militari per contrastare la rapida diffusione delle organizzazioni di al-Quaeda e dello Stato Islamico. Nel ventaglio di possibilità d’azione considerate dal Segretario ONU, vi è l’aumento del contingente della missione di peacekeeping MIUNISMA, creata con la Risoluzione 2100/2013 del Consiglio di Sicurezza, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione del Paese. Parallelamente, è stata espressa la necessità di dare un nuovo impulso al G5 Sahel, missione militare multinazionale supportata dalla Francia, istituita nel 2017 per combattere il terrorismo islamista riunendo le truppe di Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso, Mauritania. Nel corso della riunione, il Presidente del Burkina Faso, Rochi Marc Kabore, ha sottolineato la necessità di un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale nella questione del Sahel dato che, allo stato attuale, non sembra che i soli Paesi del G5 possano efficacemente riuscire ad estirpare la violenza jihadista e a contrastare la proliferazione del traffico illecito, anche di esseri umani.

Il mese scorso, a questo scopo, Francia e Germania hanno iniziato a dare maggiore spinta ai loro impegni militari in Africa occidentale, rafforzando e addestrando più efficacemente le forze regionali e approfondendo la cooperazione con il blocco dell’Economic Community Sumit of West African States (ECOWAS) e con i Paesi intorno al Lago Ciad.

Lo “sforzo comune” della Comunità internazionale, come è stato definito da Emanuela Del Re, Viceministro italiano degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, appare necessario soprattutto per impedire che le minacce alla sicurezza si diffondano a sud e a nord del Sahel, oggi centro nevralgico della minaccia terroristica.

La regione ricopre infatti un ruolo “strategico” per il Continente europeo, essendo un crocevia delle principali rotte migratorie nell’area africana. Pacificare e stabilizzare il Sahel, appare quindi come una garanzia di sicurezza per l’intera Europa.  

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