Climate Action Summit 2019, il ruolo dell’UE

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Dal 23 al 26 settembre 2019, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha ospitato il vertice sull’azione per il clima a New York, dimostrando così l’ambizione politica collettiva in tema di cambiamenti climatici, oltre alla massiccia mobilitazione nell’economia a sostegno degli obiettivi dell’accordo di Parigi. Il problema del cambiamento climatico è uno dei principali del nostro tempo e, data la sua importanza, si considera giunto il momento per fare qualcosa al riguardo, ben consapevoli che per ottenere dei risultati ci vuole ancora molto tempo e uno sforzo definito senza precedenti, da parte di tutti i settori della società. Il Climate Action Summit si colloca nel più ampio quadro del dibattito generale della 74ª sessione dell’UN General Assembly, che ha avuto inizio il 24 settembre e proseguirà fino al 30, focalizzando l’attenzione sul tema “galvanizzare gli sforzi multilaterali per l’eliminazione della povertà, l’istruzione di qualità, l’azione per il clima e l’inclusione”. Il segretario generale Guterres ha invitato tutti i leader ad andare a New York il 23 settembre con dei piani concreti e realistici per aumentare i loro contributi determinati a livello nazionale entro il 2020, in linea con la riduzione delle emissioni di gas serra del 45% nel prossimo decennio, e a zero emissioni nette entro il 2050.

Dato l’importante ruolo che ricopre l’Unione Europea nell’ambito dell’azione climatica, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk è intervenuto a New York il 23 settembre nell’ambito dell’evento “Alliance for Rainforests” ed anche il 26 proprio per il summit sul clima. “Una foresta che brucia è una tragedia, indipendentemente dal luogo e dalla dimensione dell’incendio” ha affermato il presidente Tusk nell’ambito dell’evento sulla foresta Amazzonica, aggiungendo “un albero ha bisogno di molti anni per crescere, ma bastano pochi minuti perché bruci. Ci sembrava di esserne consapevoli, ma avevamo bisogno di uno shock, lo shock provocato dagli incendi nella foresta pluviale amazzonica, per scuoterci dall’inerzia”. Inoltre, Donald Tusk ha ribadito la determinazione dell’Europa nel guidare la lotta contro la minaccia climatica al vertice ONU sull’azione per il clima, volto a promuovere l’azione per il clima e ad accelerare l’attuazione dell’accordo di Parigi. Tusk si è detto convinto che l’Europa vincerà la corsa per diventare il primo continente neutro dal punto di vista climatico, obiettivo da raggiungere entro il 2050, per poi aggiungere che è solo questione di tempo affinché si possa raggiungere. Anche la Commissione europea ha fatto sentire la propria voce in tale ambito, ribadendo l’impegno dell’Unione Europea a mantenere il proprio ruolo di primo piano nella lotta ai cambiamenti climatici, considerando che è l’istituzione che fornisce circa il 40% dei finanziamenti pubblici per il clima a livello mondiale. L’obiettivo dell’Unione Europea – sia nel Summit ONU che in generale nell’ambito delle politiche ambientali – è di difendere il multilateralismo, poiché solo di fianco alle altre istituzioni si potranno raggiungere gli obiettivi previsti. L’UE continuerà dunque a lavorare con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per un sistema sempre più efficace ed infatti, alla 74° Assemblea generale ONU, l’UE e i suoi Stati membri hanno stabilito tre priorità sinergiche: “prevenzione dei conflitti, pace e sicurezza; un programma comune positivo, compresa la protezione dei diritti umani; far fronte alle sfide globali come la migrazione, la digitalizzazione e la lotta al terrorismo”.

Nel suo discorso all’Assemblea generale, il presidente Tusk ha affermato che l’Europa è decisa a guidare la lotta contro l’attuale minaccia climatica. Già superato l’obiettivo di riduzione delle emissioni previsto per il 2020, la prossima sfida sarà quella della riduzione delle emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 1990. Tusk ha poi affermato di voler dedicare almeno il 25% del prossimo bilancio ad attività connesse al clima, adottando poi azioni concrete per coinvolgere anche capitali privati, considerando che già attualmente gli Stati membri UE forniscono oltre il 40% dei finanziamenti pubblici mondiali per il clima. È dunque importante una decisa cooperazione a livello internazionale che possa contribuire alla strategia europea della neutralità climatica entro il 2050.

Si ritiene essenziale per il successo del vertice delle Nazioni Unite che tutti i leader dell’UE dichiarino il loro impegno per realizzare in modo significativo l’obiettivo climatico dell’UE per il 2030. Per essere in linea con l’obiettivo di 1,5°C, l’obiettivo deve essere aumentato almeno del 65%. Per aiutare i paesi in via di sviluppo ad aumentare i loro obiettivi climatici e far fronte alla crisi climatica, è fondamentale che i paesi europei aumentino i finanziamenti per il clima, e ciò è proprio in linea con il discorso di Donald Tusk. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha diffuso il 25 settembre un nuovo rapporto sul clima dopo attente analisi e circa sette mila ricerche scientifiche; ciò che si evince è che il livello del mare continua ad aumentare, i ghiacci si sciolgono rapidamente e molte specie si spostano. Il vertice sull’azione per il clima ha mostrato le nuove iniziative da parte del governo, delle imprese e della società civile per aumentare i loro impegni per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e lavorare per ridurre le emissioni.

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