Caso Trump, minacce e richieste al presidente Ucraino

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Aiuti economici bloccati e richieste di indagini contro il figlio di Biden nell’intercettazione che accusa il Presidente Americano.

Esplode un nuovo caso per il Presidente statunitense Donald Trump, questa volta, per una tentata pressione fatta nei confronti del suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, nel tentativo di spingerlo ad aprire un’inchiesta per corruzione e traffici illeciti contro il figlio dell’ex vicepresidente Joe Biden, ex membro del consiglio di amministrazione di una società ucraina.

Tutto è iniziato il 25 luglio, con una chiamata del Presidente statunitense a Kiev, chiedendo di aprire un procedimento contro Hunter Biden. La risposta ucraina è stata un deciso e fermo no. Questo però ha portato alcuni giornalisti, ad indagare facendo emergere la possibilità che questa richiesta possa nascondere la volontà di mettere in cattiva luce il politico democratico, che al momento rappresenta il più probabile candidato del partito democratico alle prossime elezioni presidenziali del 2020. Tentando con questa azione, di far ricadere sull’esponente democratico la responsabilità politica della vicenda, cercando far credere che Joe Biden, abbia coperto le attività illecite del figlio durante i suoi anni da vicepresidente durante i due mandati Obama.

All’intensificarsi di queste indiscrezioni il presidente Trump ha dichiarato di aver parlato di Hunter Biden e il padre durante la sudetta telefonata con il presidente ucraino, giustificandosi che gli Stati Uniti non vogliono che le vicende personali dei due Biden portino corruzione in Ucraina.

Il caso si è complicato ulteriormente, quando è emerso che una settimana prima della telefonata Trump e l’amministrazione statunitense avevano deciso di bloccare dei consistenti finanziamenti diretti aiutare varie nazioni, tra cui il governo ucraino. L’erogazione dei fondi ammontava a 491 milioni di dollari, ed era già stati approvati dal Congresso statunitense. Inizialmente si pensava che il blocco degli aiuti fosse dovuto alla volontà politica americana di bloccare i fondi, che la Casa Bianca eroga ogni anno per i suoi alleati più strategici. Dopo che il Presidente Trump aveva bollato questi finanziamenti come “inutili”, nei giorni successivi tutte le altre sovvenzioni sono state attuate tranne quella ucraina. Il fatto ha destato l’attenzione di varie testate giornalistiche americane come il New York Times e il Washington post, che hanno messo in luce come la decisione venisse direttamente da un’iniziativa presidenziale.

Il pacchetto di aiuti è stato sbloccato e reso disponibile l’undici settembre, ma adesso l’inquilino della Casa Bianca si ritrova di nuovo al centro di una bufera politica, preoccupato inoltre da una possibile nuova richiesta di impeachment, portata avanti da molti esponenti del Partito Democratico. Ma la messa in stato d’accusa il presidente non sé così scontata, dato che non tutti all’interno del partito di opposizione sono d’accordo nel portare avanti un procedimento così grave, inoltre per poter chiedere l’impeachment è necessaria una larghissima maggioranza in entrambe le camere di cui i democratici non dispongono.

 

Questa vicenda arriva pochi giorni dopo la visita ufficiale tenutasi a fine agosto tenutasi a Kiev tra presidente Volodymyr Zelensky e il consigliere per la Sicurezza nazionale americana John Bolton. Durante l’incontro si è discusso in maniera molto approfondita della possibilità di ampliare la cooperazione bilaterale tra i due paesi soprattutto in campo militare della difesa, della situazione nel Donbass e delle sempre più forti relazioni che Kiev sta intrecciando con pechino. Le discussioni inoltre, si sono concentrate molto sulla sicurezza energetica, con riferimento Nord Stream 2, il nuovo gasdotto che porterà gas dalla Russia direttamente in Europa, lasciando così fuori l’Ucraina che rischia così un forte indebolimento economico.

Bisognerà vedere se gli ultimi eventi porteranno un contraccolpo nelle relazioni tra Stati Uniti e Ucraina, le quali negli ultimi anni stavano vivendo un momento di grande espansione, unita alla cooperazione con l’Unione europea, che sta portando Kiev ad un’integrazione sempre più ampia con le nazioni occidentali.

 

 

 

 

 

 

 

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